Trash

Forte del suo impianto classico, Trash si presenta come un progetto ben congegnato, capace di modulare i diversi caratteri della storia, muovendosi agilmente tra toni disimpegnati da commedia, parentesi più malinconiche, dinamiche da action e parabole da fiaba moderna.

All’ombra del Pan di Zucchero

Rafael e Gardo, due ragazzini che vivono nelle baracche di una favela di Rio de Janeiro, lavorano in una discarica smistando rifiuti e cercando fra gli scarti oggetti di valore: un giorno nel corso delle loro ricerche si imbattono in un portafoglio e quando la polizia comincia a presentarsi nella loro comunità offrendo addirittura una ricompensa a chi riuscirà a ritrovarlo, i due intuiscono di essere entrati in possesso di qualcosa di molto prezioso e misterioso. Con l’aiuto di Rato, un coetaneo della favela, i ragazzi decidono di sfidare la corrotta polizia locale e di lanciarsi in un’autentica indagine per riuscire a decifrare i segreti che si celano dietro al portafoglio… [sinossi]

“Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior” cantava De André ed effettivamente la sua riflessione ben si adatta alla linea di pensiero sviluppata da Stephen Daldry nel suo ultimo progetto: Trash è una storia di amicizia e amore di giustizia ambientata in una Rio de Janeiro spaccata a metà, dove alla vita placida e opulenta dei quartieri altolocati si contrappone la quotidiana lotta per la sopravvivenza che si consuma nelle favelas, fra baracche fatiscenti e immense discariche a cielo aperto dove centinaia di adulti e ragazzini trascorrono le giornate smistando rifiuti per una manciata di real. Ed è proprio fra i cumuli di immondizia che si nasconde il nucleo pulsante della storia al centro del film, un portafoglio dal contenuto misteriosamente prezioso che finisce per trascinare tre ragazzini in un pericoloso braccio di ferro con i vertici politici locali e la polizia corrotta.

L’infanzia e la prima giovinezza si confermano autentico pallino di Stephen Daldry (Billy Elliot, Molto forte incredibilmente vicino), che anche stavolta sceglie di filtrare la narrazione attraverso lo sguardo ingenuo, spregiudicato e libero di tre giovanissimi protagonisti, dapprima coinvolti dall’aspetto ludico di una sorta di “caccia al tesoro”, poi sempre più pronti a sacrificarsi in nome della giustizia. Il film è tratto dall’omonimo romanzo di Andy Mulligan, ambientato nel quartiere discarica di Behala – una città fittizia la cui localizzazione non è precisata – ma Daldry sceglie di trovare una latitudine al racconto, trasferendo l’azione nel Brasile contemporaneo, quello sferzato da sempre più insistenti venti di ribellione rispetto ad un sistema che fa della corruzione e della violenza il proprio biglietto da visita.

Trash racconta la presa di coscienza civile e sociale di tre meninos de rua ma soprattutto si presenta come un vero e proprio inno all’amicizia, alla speranza, alla solidarietà e alla giustizia: malgrado le rischiosissime premesse del progetto, il regista si dimostra abile nel confezionare un lavoro coerente con se stesso, compiuto e ben articolato, capace di assorbire e rielaborare con intelligenza l’energia dei tre protagonisti, esaltandone le caratteristiche senza trasformarli (eccessivamente) in eroi a tutto tondo. Soprattutto a dimostrarsi vincente è la scelta di affidarsi a una struttura narrativa che trae linfa vitale più che dal vago ritratto pseudo-sociologico dal carattere “thriller” del racconto, che regala all’incedere della storia un piglio accattivante che argina la potenziale deriva buonistico-retorica. Infatti più che tratteggiare un ritratto intriso di pietismo, Trash sembra orientato a voler fotografare la spontaneità e la naturalezza dell’incredibile vicenda dei suoi protagonisti, perfettamente integrati nell’ambiente circostante e al contempo consapevoli delle continue ingiustizie perpetrate ai danni della loro comunità. Peccato che sul finale il film cominci a mostrare una serie di sfilacciamenti narrativi, virando su un impianto favolistico che più che all’ottimismo sembra ispirarsi al surrealismo: è allora che Trash smarrisce la compattezza che caratterizza tutta la prima porzione del suo sviluppo, in cui apprezzabilmente Daldry aveva evitato di compiacersi nel fotografare le difficoltà estreme della vita in una favela (tanto che anche nei primi minuti a stonare rispetto al meccanismo di rappresentazione dell’ambiente troviamo la presenza dei due missionari americani, il combattivo Padre Julliard interpretato da Michael Sheen e la giovane volontaria Olivia, che ha il volto di Rooney Mara).

Forte del suo impianto classico, Trash si presenta come un progetto ben congegnato, capace di modulare i diversi caratteri della storia, muovendosi agilmente tra toni disimpegnati da commedia, parentesi più malinconiche, dinamiche da action e parabole da fiaba moderna: certamente manca quel quid di originalità, sfrontatezza e carattere che avrebbero aggiunto spessore alla storia ma Daldry – che al di là di tutto sembra più interessato al racconto astratto della lotta per la giustizia sociale che a un effettivo ritratto del Brasile – a dispetto delle aspettative finisce per lanciare uno sguardo convenzionale ma non sgradevole sull’infanzia come bacino di nuove energie positive.

INFO
Il sito ufficiale di Trash.
Trash sul sito di Alice nella città.
Trash su facebook.
Il trailer italiano di Trash.
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