Biagio

Pasquale Scimeca racconta la storia di Biagio Conte, fondatore venticinque anni fa della Missione Speranza e Carità: l’incedere del film però è fitto di insidie e il risultato non sempre totalmente convincente.

Palermo-Assisi: A/R

Biagio Conte è un uomo come tanti: un giorno, esasperato dalla carenza di valori della società contemporanea, decide di lasciare la sua famiglia e di ritirarsi in meditazione sui monti siciliani. Inizierà un lungo percorso di ricerca e crescita, che lo porterà a ripercorrere le orme di San Francesco e a fondare la Missione Speranza e Carità, che da venticinque anni si occupa dei più bisognosi… [sinossi]

Una giovinezza spesa in una normale famiglia benestante palermitana, poi a venticinque anni la maturazione di un processo di rifiuto del materialismo e del consumismo e il conseguente allontanamento volontario dai parenti e dalla società; l’eremitaggio fra i monti siciliani, l’aiuto di un pastore, la meditazione, il recupero della serenità e la scelta di intraprendere un pellegrinaggio fino ad Assisi: c’è questo alla base dell’esperienza di Biagio Conte, il fondatore della Missione Speranza e Carità che ormai da anni lavora a sostegno degli “emarginati” della sua terra, avendo scelto di rinunciare alla partenza per l’Africa per dedicarsi ad aiutare chi avesse avuto necessità nel suo Paese.
Pasquale Scimeca si è imbattuto nella vicenda di Biagio Conte nel corso della sua permanenza a Corleone, durante le riprese di Placido Rizzotto, dapprima ascoltando le parole di chi lo aveva conosciuto, poi entrando direttamente in contatto con lui: «i giorni passati in sua compagnia hanno cambiato la mia vita. L’hanno cambiata nel senso che finalmente ho capito che il dolore del mondo offeso non è un astratto concetto letterario, ma carne viva e sangue che nutre la vita, e l’arte non può fare a meno di essa», ha dichiarato il regista nelle note che accompagnano il film alla nona edizione del Festival del Film di Roma, dove è stato presentato nella sezione Cinema d’Oggi.

Biagio porta sullo schermo il percorso umano e di fede di un uomo che ha scelto di reinventare la propria vita mettendola a servizio degli altri e che ha trovato nella semplicità e nella carità la risposta alle sue domande esistenziali: un progetto che nasce dal desiderio di far conoscere a un maggior numero di persone la storia di “fra’ Biagio” (particolarmente popolare in Sicilia, meno noto fuori dall’isola) e di condividerne il “messaggio”, utilizzando la sua esperienza come possibile fonte di ispirazione. Ed è forse proprio questa impostazione del progetto – che in gran parte si impernia sulla volontà di presentare un modello anticonformista e anticonvenzionale rispetto ai dettami della società contemporanea – a indebolire fortemente il potenziale del film, che si inerpica fra i sentieri della fede con molto entusiasmo ma poca lucidità.

In Biagio la storia del missionario è esposta tramite un’intervista rilasciata dall’uomo a un anziano regista, personificazione dello stesso Scimeca: questi, ormai stanco e deluso (sognava di realizzare un film che avrebbe salvato la vita dei suoi spettatori), è testimone durante un lungo flashback di praticamente tutta l’esperienza di vita del frate laico, che nel film ha il volto di Marcello Mazzarella. Nel finale c’è spazio per evocare la malattia che ha lungamente minato le gambe dell’uomo ma la misteriosa guarigione che lo ha visto protagonista (e che è stata segnalata come “miracolosa” dalla Curia nel suo bollettino ufficiale) rimane estranea allo spazio narrativo del film, che si limita a osservare l’impatto di Biagio Conte fra i più bisognosi, che in lui hanno trovato un punto di riferimento. Centrale dunque resta il tema del racconto e della parabola, la cui centralità si fa lampante sin dai primi istanti, quando Scimeca sceglie di introdurre la storia citando Martin Buber e I racconti dei Hassidim (“una storia va raccontata in modo che sia essa stessa un aiuto”).
C’è grande energia, ammirazione e pathos alla base del progetto, eppure Biagio paga il prezzo delle sue grandi ambizioni, impantanandosi in una rappresentazione che malgrado le buone intenzioni si fa spesso retorica e costruita: tuttavia sono diversi i riconoscimenti guadagnati dal film nel festival capitolino, tra cui il Green Movie Award, il Premio di critica sociale “Sorriso diverso Roma 2014″ e la Menzione speciale al The SIGNIS Award – Ente dello Spettacolo.

Info
Il trailer di Biagio sul canale del RFF2014.
Il sito della Missione Speranza e Carità, fondata da Biagio Conte.
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