Index Zero

Index Zero

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Fantascienza distopica made in Italy, con scenari postapocalittici e cast internazionale, Index Zero di Lorenzo Sportiello è stata una delle scoperte più interessanti del Festival di Roma 2014.

Frontex zero

In un futuro non molto lontano, Kurt e Eva attraversano un paesaggio postapocalittico. Eva è incinta e i due, per garantire un futuro migliore al nascituro, mirano ad attraversare illegalmente il confine e stabilirsi negli Stati Uniti d’Europa. Per questa ambita ed esclusiva Nazione sono considerati però “non sostenibili”. Verranno catturati e imprigionati in un centro di detenzione. Sembra non ci sia più speranza per loro, ma la ribellione è imminente.

Esordire alla regia con un film di fantascienza non è missione facile; se poi si è in Italia, sembrerebbe sulla carta una missione impossibile. Ma non è solo il coraggio di questa scelta “a monte” il pregio principale di Index Zero, opera prima di Lorenzo Sportiello presentata al Festival di Roma 2014 in Prospettive Italia. Ambientato in un futuro prossimo (siamo nel 2035) il film segue il lungo peregrinare attraverso scenari post-apocalisse (ma si potrebbe dire anche post-crisi economica) di una coppia, alla ricerca di una vita migliore. Lei, Eva (Ana Ularu), è incinta e prossima al parto, lui, Kurt (Simon Merrells), è pronto a tutto pur di garantire ai tre un futuro. La meta del loro sfiancante viaggio a piedi sono gli Stati Uniti d’Europa, nazione esclusiva, protetta da un lungo e possente muro di confine – sul modello di strutture architettoniche che proliferano oggigiorno in diverse parti del mondo – e la cui struttura sociale è suddivisa in rigide caste, a seconda di un livello di “sostenibilità” determinato dalla produttività di ciascun individuo. Dopo aver varcato il confine attraverso un tunnel sotterraneo, i due vengono però catturati dalle autorità e rinchiusi in un centro di detenzione in attesa dell’espulsione. Ma mentre Kurt potrebbe farcela a divenire “sostenibile”, Eva, in una realtà in cui alle donne è proibito procreare, è destinata ad essere rispedita nella wilderness.

Con tutta una prima parte rarefatta e suggestiva, piuttosto reticente dal punto di vista delle informazioni sui personaggi e la situazione di contorno, Index Zero sembra muoversi tra Mad Max e I figli degli uomini, sia per una questione di analogie tematiche che di immaginario. Sportiello incastona i suoi personaggi in un paesaggio desertico (il film è stato girato in Bulgaria) ove si ergono, come maestose cattedrali, vecchie fabbriche dismesse; si concentra poi a lungo sui corpi e i volti riarsi dal sole dei suoi personaggi, si cimenta con ammalianti controluce; crea dunque con cura tutta un’atmosfera foriera di sviluppi, appoggiandosi a una sceneggiatura che a tratti sembra centellinare eccessivamente le agognate spiegazioni.

Avrebbe poi meritato maggiore cura nella messinscena proprio quel momento di passaggio – ovvero l’attraversamento del confine – da una location all’altra del film e al tempo stesso tra una prima parte della storia, rarefatta e refrattaria alla narrazione, e una seconda in stile “prison movie” molto più action ed esplicativa. La sequenza nel tunnel, infatti, appare dal punto di vista della regia eccessivamente confusa, con le posizioni dei personaggi poco chiare, così come la ragione della loro “emersione” dalle viscere della terra. In compenso, l’approdo nella terra dell’abbondanza, tra polvere e detriti colpisce grazie ad una riuscita composizione plastica dei corpi nello spazio, con in particolare un’inquadratura del personaggio di Kurt di spalle, intento a rialzarsi dal terreno, da cui traspare nitida un’epica dell’antieroe potente e rabbiosa.

Tutto, in ogni caso, reticenze dello script incluse, concorre a strutturare gradualmente una serie di metafore politico-sociali, pronte a deflagrare nel ritmo crescente degli ultimi 20 minuti del film. I riferimenti all’attualità sono tanti e variegati, e in tal senso Sportiello fa buon uso del genere per parlare del presente e delle sue potenzialmente pericolose derive: si va dalla politica del figlio unico cinese al tema dell’immigrazione, con quel muro nel deserto assai simile a quello che divide Stati Uniti e Messico o, in altra latitudine, israeliani e palestinesi. Ma anche le regolamentazioni nostrane in tema di immigrazione sono nel mirino di Index Zero, dal momento che non è difficile riconoscere nel centro detentivo in cui vengono rinchiusi i protagonisti, strutture similari sparse oggi nel sud d’Italia. A consentire, giustificare e rendere pericolosamente realistiche le metafore in forma di monito contenute in Index Zero è d’altronde una realtà globale contemporanea foriera di infausti sviluppi, dove il benessere è appannaggio di pochi ed è possibile solo escludendone l’accesso alla massa, mentre il controllo è travestito da protezione e forma di sicurezza, quando il suo vero obiettivo è la selezione “innaturale” di una stirpe di eletti. Temi universali dunque che, insieme alla scelta di girare il film in lingua inglese con interpreti anglosassoni (non come avviene di frequente negli horror indipendenti nostrani, dove attori italiani si cimentano nell’idioma albionico con scarsi risultati), rende questo film un prodotto destinato a varcare i nostri confini e rifarsi dei costi produttivi grazie alle vendite internazionali. Al momento, infatti, Index Zero non ha ancora distribuzione italiana.
Ma l’esordio di Sportiello, non è solo un esperimento velleitario di cinema di fantascienza d’autore, né è solo la critica sociale il suo dichiarato obiettivo. I riferimenti ai film del passato sono infatti un sapido mix di “alto” e “basso”, il che dimostra la ferma volontà, da parte del regista, di realizzare anche un buon film di genere. Impossibile infatti non pensare, quando compaiono i braccialetti elettronici utili a misurare il tasso di “sostenibilità” degli aspiranti cittadini, a un “cult movie” come Sotto massima sorveglianza (1991, Lewis Teague), esempio di action carcerario/politico di stampo più prettamente pop. E in un panorama italiano concentrato produttivamente o sul cinema di autori blasonati o sulla commedia a scopo più o meno esplicitamente commerciale, un film come questo rappresenta una gradita anomalia.

INFO
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