Largo Baracche

Largo Baracche

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Vincitore del premio Doc/it alla nona edizione del Festival di Roma, Largo Baracche è il terzo film da regista di Gaetano Di Vaio in cui torna a raccontare la marginalità napoletana, stavolta osservata dalla prospettiva dei Quartieri Spagnoli.

Sono nato, ma…

I Quartieri Spagnoli di Napoli sono un reticolo di vicoli, piazze, chiese barocche, “bassi” prospicienti su Via Roma, il salotto della città. Sono un universo chiuso nel quale i giovani conducono la propria esistenza alla continua ricerca di qualcosa che possa trasformare le loro vite… [sinossi]

Quella di Gaetano Di Vaio è una figura decisamente unica all’interno dell’omologante panorama del cinema italiano. Con un passato nella piccola criminalità, dopo essere uscito dal carcere Di Vaio si è rifatto una vita, aprendo una sua società di produzione (I figli del Bronx) e inaugurando un percorso cinematografico che vede in Napoli – la sua città – l’universo privilegiato attraverso cui guardare il mondo. All’interno del nostro sistema-cinema, l’esperienza di Di Vaio è in tal senso fondamentale, perché attraverso di essa si può avere un contatto diretto con le storie e le vicende della città partenopea, da sempre coacervo di contraddizioni e, per molti aspetti, specchio e metafora del nostro disastrato paese.
Perciò, dopo la consulenza sul set di Gomorra di Matteo Garrone e la produzione e la collaborazione alla sceneggiatura (oltre che alla realizzazione delle interviste) per Napoli Napoli Napoli di Abel Ferrara, Di Vaio ha progressivamente allargato la sua attività, contribuendo da un lato alla crescita autoriale di un regista come Guido Lombardi (di cui ha prodotto l’ottimo esordio Là-bas – Educazione criminale, e anche il suo secondo film, meno riuscito, Take Five, in cui lo stesso Di Vaio fa parte del cast) e realizzando d’altro canto una serie di documentari che guardano direttamente alle esperienze più disagevoli della realtà cittadina, senza mai cercare di giudicare o di guardare i suoi protagonisti dall’alto, ma anzi partendo da un processo di identificazione e di comprensione dei loro percorsi.

Così, dopo Il loro Natale e Interdizione perpetua, è stato presentato alla nona edizione del Festival di Roma, nella sezione Prospettive Italia (in cui ha vinto il premio Doc/it), il terzo film da regista di Di Vaio, Largo Baracche, in cui Napoli viene stavolta osservata dal punto di vista dei celeberrimi e bistrattati Quartieri Spagnoli, caso forse unico nelle metropoli contemporanee di un quartiere centralissimo ma allo stesso tempo isolato e ‘marchiato’ dalla criminalità. Con lo spirito umanista che lo contraddistingue, Di Vaio si mette direttamente in scena e dialoga con i suoi protagonisti, ragazzi che raccontano le loro esperienze ai margini della legalità (vi sono figli di boss che vorrebbero prendere altre strade, o parcheggiatori abusivi che vengono multati in maniera esagerata e privati del loro piccolo incasso quotidiano). Ne nasce immediatamente un parallelismo tra quel che sono questi ragazzi oggi e quel che era Di Vaio un tempo (recuperato anche attraverso un’intervista d’epoca), per un eterno ritorno dei destini dei figli di Partenope, costretti a crescere troppo in fretta, a misurarsi con la feroce vita di strada e a dover fare delle scelte cruciali da cui dipenderà il resto della loro esistenza.

La voglia e il desiderio di riscatto, oppure la volontà di avere una vita normale e modesta al di fuori della criminalità organizzata: questi sono i desideri anti-romantici e quotidiani dei ragazzi protagonisti di Largo Baracche, prospettiva che Di Vaio fa sua e avalla con le sue riflessioni personali in voice over.
Ancora una volta perciò, il regista napoletano ci dimostra come solo lui sappia comunicare e relazionarsi, in maniera diretta e senza pregiudizi, a quelle parti della città che sono allo stesso tempo le più popolari e le più bistrattate. Data questa virtù che gli deriva dalla sua biografia, si spera però che Di Vaio riesca alla lunga a fare il salto di qualità, organizzando magari meglio i suoi racconti, aumentando forse le ambizioni dei suoi film, puntando sostanzialmente più in alto, in modo tale da riuscire a far parlare di sé e dei suoi film in maniera più ampia e condivisa, anche perché – non va dimenticato – nei documentari di Di Vaio non mancano mai delle riflessioni argomentate su come si potrebbe – se solo si volesse – migliorare la situazione di tanti suoi concittadini.

Info
Il sito del Festival Internazionale del Film di Roma.
Il trailer di Largo Baracche.
Una clip tratta da Largo Baracche.
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