Words and Pictures

Words and Pictures

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Nella battaglia fra parole e immagini, Words and Pictures di Fred Schepisi supporta visibilmente più le prime delle seconde ma senza sufficiente forza e vitalità da onorare né la tradizione della screwball comedy né quella del romance strappalacrime.

Parole, parole, parole…

Jack Marcus è un insegnante di letteratura dotato di una passione per le parole e i loro infiniti accostamenti, ma anche un poeta caduto in disgrazia con il vizio dell’alcol e un rapporto tormentato con il figlio ventenne. Dina Delsanto è un’insegnante caparbia e solitaria ma anche un’affermata pittrice a cui neanche un’acuta forma di artrite può frenare l’impulso a dipingere. Assieme danno vita in un liceo del New England a una continua schermaglia fra parole contro immagini che arriva a coinvolgere l’intera scuola e i loro stessi cuori… [sinossi]

Concreto e astratto. Ragione e sentimento. Descrizione e immaginazione. Sono tanti i poli che coinvolgono lo scontro fra parole e immagini, da sempre le due sorgenti primarie di ogni forma d’arte rappresentativa. Se le parole creano immagini inedite e sublimi, è vero anche che un’immagine vale più di mille parole e possono non esserci parole per descriverla. Lo sa in particolare il cinema, che dalla combinazione delle due ha sempre tratto la propria forza. Ma lo sanno anche Fred Schepisi e Gerald Di Pego, che al potere delle parole l’uno ha dedicato una versione moderna del Cyrano (Roxanne), l’altro l’adattamento di uno dei più noti best seller di Nicholas Sparks (Le parole che non ti ho detto).
In Words and Pictures questo attaccamento alla parola scritta e pronunciata viene declinato in forma di schermaglia amorosa e di omaggio alla screwball comedy. L’idea è infatti un perfetto canovaccio da guerra dei sessi: due insegnanti quarantenni dalle opposte abitudini e vocazioni che si affrontano dialetticamente fra i corridoi di una scuola fino a cadere inevitabilmente innamorati. E anche il casting importato in toto dall’Europa (il britannico Clive Owen e la francese Juliette Binoche) sembrerebbe supportare questo omaggio alla commedia sofisticata.

Tuttavia, lo script di Di Pego non si ferma qui ed estende il binomio del titolo a ogni possibile rimando interno alla storia: le materie d’insegnamento, i comportamenti dei due insegnanti, i tormenti personali del loro passato da artisti, le argomentazioni con gli studenti. Perfino il classico match di fine anno scolastico preferisce un nobile certamen fra aspiranti scrittori e pittori ai consueti campi da basket o da baseball. Parole e immagini sono anche le coordinate che dettano i due registri del film: da una parte commedia loquace e garbata, dall’altra dramma intimista sul dolore e la paura del fallimento.
Questo dualismo onnipresente non viene gestito con brio ed equilibrio, ma con una rigidità che il più delle volte finisce col paralizzare sia parole che immagini. Certamente inibisce l’immagine dei due attori, costretti a trasformarsi in figure allegoriche delle rispettive passioni (e se il carattere verboso e sfrontato si adatta bene a Owen, non si può dire lo stesso delle smorfie illustrative della Binoche). Ma lo schematismo limita anche il fascino affabile delle parole, in particolare per quanto riguarda la qualità dei dialoghi, elemento centrale in una commedia brillante. I passi a due della coppia di insegnanti risentono di questa artificiosità di fondo, fino a irrigidire la vivacità e la complessità psicologica che i due personaggi dovrebbero avere sulla carta. Cioè, fino a trasformare una commedia che a parole si dichiara garbata e d’altri tempi nell’immagine della commedia stantia e sclerotizzata in cui, alla fine dei giochi, non vincono né parole né immagini, né arguzia né estetica.

Info
Il trailer di Words and Pictures.
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