La scuola più bella del mondo

La scuola più bella del mondo

di

Dopo il dittico di Benvenuti al Sud e dopo Un boss in salotto, Miniero continua imperterrito a raccontare il confronto/scontro tra Sud e Nord: La scuola più bella del mondo diventa allora un manufatto, raramente divertente e spesso sconclusionato, in cui il gioco del riciclo giunge alla sua saturazione.

Filippo Brogi è il preside puntiglioso di una scuola media toscana che per vincere la Coppa di Scuola dell’Anno cerca di organizzare un gemellaggio con degli studenti di Accra, Ghana. Ma il maldestro bidello della scuola invece di mandare la richiesta a Accra la invia ad… Acerra. [sinossi]

In un sistema industriale, quando le idee funzionano è d’uso riciclarle e riproporle in vesti nuove, con un gioco di variazioni tale da dare l’idea all’utente/consumatore che la proposta sia sempre nuova. Non così va nel cinema italiano, in cui anche le idee un minimo originali vengono vendute come vecchie e ritrite. Basti pensare in tal senso a Confusi e felici di Massimiliano Bruno che, dalla locandina al concept, sembra in tutto e per tutto una stanca riscrittura di un progetto già stantio come Tutta colpa di Freud. Il film di Bruno, invece, è decisamente superiore rispetto a quello di Paolo Genovese ma, proprio a causa della pigrizia promozionale, saranno in pochi ad accorgersene.
Le cose vanno ancora peggio se si pensa alla filmografia di Luca Miniero che prosegue imperterrito nello svisceramento di ogni possibile declinazione del confronto/scontro tra Nord e Sud, quando già il seguito di Benvenuti al Sud, intitolato pedissequamente Benvenuti al Nord, mostrava ampiamente la corda. Eppure, nonostante questo, si prosegue, si va avanti a occhi chiusi, senza guardarsi attorno. Si spera però che prossimamente i produttori italiani comincino a fare delle valutazioni più serie e guardino in faccia la realtà: la commedia dei “neo-telefoni bianchi” non funziona più; è una formula che, tra l’altro, anche il pubblico ha sonoramente bocciato.

Con La scuola più bella del mondo, Miniero non si limita a rifare per la quarta volta lo stesso film (come terzo tentativo va annoverato Un boss in salotto), ma addirittura si mette a fare il verso al cinema scolastico italiano degli anni Novanta, quello dei Luchetti e di Io speriamo che me la cavo. In tal modo il regista napoletano riesce nell’impresa di accoppiare il già visto e la schizofrenia della confezione. Del già visto s’è detto: la scuola pubblica che va allo scatafascio è notizia risaputa e meriterebbe ben altra attenzione (o ben altro punto di vista: per esempio, al Nord come vanno davvero le cose?), le incomprensioni dialettali e culturali sono il nostro pane quotidiano e richiederebbero un minimo d’inventiva (e certo non basta un bidello del “Nord” che fa di cognome Soreda per assicurarsi la risata), il confronto tra la “perfezione” del Nord e l’ “imperfezione” del Sud è infine materia così usurata che non vale neppure la pena di ragionarci sopra.
Ma, a tutto questo, Miniero aggiunge un tocco di schizofrenia, tanto da far risultare La scuola più bella del mondo ancora più sgangherato di quanto vorrebbe essere. Innanzitutto, se su Acerra non vi è niente da dire, la scelta della Toscana come Nord appare quantomeno azzardata (e non basta far ripetere più volte agli attori che, per un meridionale, il Settentrione comincia dopo Mondragone per convincerci che non ci sia stato, in questa scelta, un qualche diktat produttivo male amalgamato nella scrittura); così pure, se il fraintendimento tra Accra, capitale del Ghana, e Acerra può funzionare sulla carta, riesce molto meno credibile quando questo misunderstanding avviene per colpa di un bidello a cui, non si sa perché, dovrebbe essere affidata una missione tanto delicata quale quella di contattare la scuola con cui voler fare il gemellaggio.
Ma l’importante, per l’appunto, è mettere le carte in tavola, non importa in che modo, l’importante è permettere che le gag Nord/Sud abbiano modo di fare il loro corso. E, allora, vien da da aggiungere che anche questo tassello fallisce, a partire da un cast decisamente fuori luogo e fuori tono: lo scontro stesso tra il romano De Sica (preside della perfetta scuola toscana) e il lucano Papaleo (insegnante nel disastrato complesso scolastico di Acerra) non ha modo d’essere e non ha la stessa evidenza antagonistica che si trovava tra Bisio e Siani. Non ci si riferisce certo alle capacità attoriali, visto che i primi due sono di gran lunga superiori ai protagonisti di Benvenuti al Sud e di Benvenuti al Nord: è proprio l’antitetica alchimia che non funziona. A questo si aggiunga una decisamente improbabile storia d’amore tra Papaleo e l’insegnante della scuola toscana, interpretata da Miriam Leone, e la frittata è fatta.

Come al solito il difetto maggiore che si finisce per imputare a un prodotto come La scuola più bella del mondo è lo stesso di quasi tutte le coeve commedie nostrane: vale a dire la credibilità dell’ordito, la verosimiglianza dei fatti, la logica di quanto si vede sullo schermo. E, se la temporanea sospensione dell’incredulità spettatoriale non ha modo d’essere, qualcosa sicuramente non funziona.

In tutto questo si salva a tratti De Sica, che riesce comunque a far ridere e lo si apprezza in altro contesto rispetto a quello a lui consueto dei cinepanettoni; si salva una certa satira anti-PD e qualche sferzata sulle scuole pubbliche che ormai si reggono grazie ai finanziamenti dei privati; e si salva infine il personaggio della Leone, che sembra parodiare l’aria da maestrina di Maria Eelena Boschi. Ma sono piccoli frammenti, piccoli svolazzi intrappolati nella mediocrità dell’insieme.

Info
Il trailer di La scuola più bella del mondo su Youtube
La pagina Facebook di La scuola più bella del mondo
  • la-scuola-pi---bella-del-mondo-2014-Luca-Miniero-001.jpg
  • la-scuola-pi---bella-del-mondo-2014-Luca-Miniero-002.jpg
  • la-scuola-pi---bella-del-mondo-2014-Luca-Miniero-003.jpg
  • la-scuola-pi---bella-del-mondo-2014-Luca-Miniero-004.jpg
  • la-scuola-pi---bella-del-mondo-2014-Luca-Miniero-005.jpg
  • la-scuola-pi---bella-del-mondo-2014-Luca-Miniero-006.jpg
  • la-scuola-pi---bella-del-mondo-2014-Luca-Miniero-007.jpg
  • la-scuola-pi---bella-del-mondo-2014-Luca-Miniero-008.jpg

Articoli correlati

  • In Sala

    Un boss in salotto

    di L'eterno ritorno dell'annosa diatriba tra nord e sud della penisola. Con un cast brillante smorzato da una regia episodica.
  • Archivio

    Benvenuti al Nord

    di Dopo il clamoroso successo di Benvenuti al Sud, la coppia Bisio-Siani bissa con Benvenuti al Nord, commedia facile e prevedibile che ritrae un'Italietta in cui tutto va a finire a "tarallucci e vino".
  • In sala

    Belli di papà

    di Senza guizzi ma anche senza particolari cadute, Belli di papà di Guido Chiesa guarda quasi con nostalgia all'Italia del boom e, al contrario di tante altre commedie nostrane contemporanee, rimette al centro della scena il concetto di racconto.
  • In sala

    Perfetti sconosciuti

    di Avvalendosi di un cast di star nostrane, Paolo Genovese in Perfetti sconosciuti prova finalmente a mandare all'aria la melassa della neo-commedia italiana e ci riesce anche. Solo che poi decide di aver osato troppo e si ritrae.
  • In sala

    Non c’è più religione

    di Provando a includere nell'usurato schema comico Nord/Sud anche la coabitazione tra italiani e arabi, Luca Miniero realizza con Non c'è più religione un film paternalista, maldestro e, soprattutto, mai divertente, ad eccezione di una fugace apparizione di Herlitzka.
  • Archivio

    Beata ignoranza

    di Dopo la parentesi drammatica - e infelice - di Gli ultimi saranno ultimi, Massimiliano Bruno torna alla commedia pura, con meno verve però rispetto al passato e con una storia decisamente più debole.
  • In sala

    Classe Z

    di Avvincente come un episodio de I Cesaroni, edificante come una puntata de I puffi, Classe Z è una commedia a tema scolastico cui preme ricordarci che l'unione fa la forza.

4 Commenti

  1. interdonatos 16/11/2014
    Rispondi

    Io sarei stato più buono…film sempre senza pretese, ma avrei dato almeno alla sufficienza 🙂
    Avrei aggiunto una citazione ai simpatici siparietti animati psichedelici incentrati su Papaleo (la rappresentazione di Dio che sembra il mostro della laguna è fantastica), e a quanto può essere strano sentire come soundtrack di un film del genere un inno generazionale come Curre Curre guagliò O_o

    Ps: Per essere puntigliosi, la Boschi si chiama Maria Elena e il Nord inizia a Mondragone 🙂

  2. quinlan 16/11/2014
    Rispondi

    Ops, errori corretti! Grazie per la segnalazione. Quei siparietti animati invece io li ho trovati orrendi e completamente fuori contesto (non ho capito proprio il senso logico di metterli), mentre l’inno generazionale Curre Curre guagliò rimanda per l’appunto a quel coté da film scolastico italiano anni ’90 e viene per di più addomesticato in un contesto così, come quello del film di Miniero, “piano” e senza veri conflitti. Come invece era conflittuale la canzone dei 99 posse. Per cui se questi due aspetti li avessi citati nella recensione, li avrei senz’altro messi tra gli elementi negativi del film.
    Alessandro Aniballi

  3. Mirco 23/11/2014
    Rispondi

    Ma facci il piacere giornalista misero !!!! Il colloqui via webcam tra arena e de sica vale il prezzo del biglietto . Lo vedi gli pseudo intellettuali come te permettono una non vigilanza democratica del paese . Devi commentare un film , prima di giudicarlo devi collocarlo nella categoria che li compete !!!!!!!!!

    • quinlan 25/11/2014
      Rispondi

      cosa intendi per “non vigilanza democratica”? che la mia recensione sarebbe il segno della barbarie? 🙂
      Alessandro Aniballi

COMMENTI FACEBOOK

Commenti

Lascia un commento