My Old Lady

My Old Lady

di

Esordio alla regia per Israel Horovitz, My Old Lady vorrebbe raccontare il conflitto drammaturgico tra un americano e delle raffinate signore inglesi trapiantate a Parigi, ma ne vien fuori un film banalmente turistico.

Parigi non val bene una messa in scena

Mathias, newyorkese squattrinato, arriva a Parigi per vendere un appartamento che ha ereditato dal padre. Scopre che è occupato da Mathilde, una raffinata novantenne inglese, e dalla figlia. E per la legge francese Mathias potrà disporre dell’immobile solo alla morte di Mathilde… [sinossi]

Da non confondersi con la sonda spaziale del primo Star Trek, il viager è una modalità di vendita di beni immobili inventata, e molto diffusa, in Francia (ma anche il Codice Civile italiano la prevede). In pratica l’acquirente paga il venditore, una persona anziana, nella forma di un vitalizio mensile. Il venditore può quindi continuare a risiedere nella sua casa, e con una rendita mensile garantita, fino alla fine dei suoi giorni. L’acquirente dilaziona il pagamento e si trova nella condizione di dover fare i riti voodoo perché il venditore tiri le cuoia il prima possibile, in modo da prendere possesso della casa non dovendo più sborsare nulla. Un meccanismo cinico, in pratica una scommessa sulla morte, che rappresenta lo spunto primario per My Old Lady, che vede per la prima volta dietro la macchina da presa lo sceneggiatore e drammaturgo Israel Horovitz, che adatta per il grande schermo una sua fortunata pièce teatrale.

Sarebbe una buona occasione per fare una satira sociale, anche in forma di commedia, ma il film non è mai incisivo né analitico in questo senso. A Horovitz serve unicamente per costruire il suo impianto drammaturgico, creando la situazione paradossale in cui sia l’acquirente a morire prima del venditore. E facendo simmetria sia con l’altro viager del film, quello dell’agente immobiliare e la sua chiatta sulla Senna, sia con la situazione della figlia di Mathilde, Chloè, che insegna alla scuola di inglese appartenuta dalla madre, poi da lei venduta proprio a condizione che Chloè rimanesse con il posto garantito. Le transazioni economiche e i sentimenti umani si intrecciano nel film.

Il lavoro di adattamento cinematografico è consistito nell’ampliare l’orizzonte spaziale della storia che nella sua versione teatrale è confinata in una stanza con tre attori. Nuovi personaggi, secondari, nuove location parigine. È la scelta ovvia, naturale in questi casi. Non possiamo chiedere a un mestierante il coraggio del Polanski di Carnage, capace di sfruttare l’unità di luogo teatrale per costruire un Kammerspiel claustrofobico. Però l’operazione si traduce nell’annacquare il tutto in una visione turistica, con una serie di scorci parigini da cartolina. Si inizia proprio con una sequela dei tipici cartelli della capitale francese con i nomi delle vie, che conducono all’elegante zona del Jardin du Luxembourg, alla casa di Mathilde: un’indicazione topografica precisa per sbandierare subito dove siamo. Horovitz costruisce un’atmosfera ‘Old England’ nel cuore di Parigi. Una casa con una grande vetrata che domina il giardino e il paesaggio, piena di libri in francese, lingua raffinata e colta nella concezione dell’americano medio, trofei di caccia appesi alle pareti, quadri, mobili antichi, pianoforti, lunghe tavolate con posti vuoti, champagne serviti nel cestello con il ghiaccio, teiere. Un mondo pittorico che definisce una situazione decadente, dove i personaggi snocciolano citazioni letterarie e bevono Chablis del ’94.
Il conflitto drammaturgico che si vuole perseguire, quello tra il ruspante americano e le raffinate signore inglesi parigine, tra il nuovo mondo e la vecchia Europa, non esplode mai. Horovitz cade lui per primo nel calligrafismo, con l’accompagnamento di una musica leziosa, quando non nel film turistico. Dribblato, rendendolo innocuo, edulcorato anche il tema dell’incesto che a un certo punto aleggia nella storia. Tutto però si risolve nel politicamente corretto, siamo lontani dal Demy di Trois places pour le 26.
E non basta fare la strizzatina d’occhio dando al medico il nome di Horovitz. Il film rimane incurabile.

Info
Il trailer di My Old Lady su Youtube
  • my-old-lady-2014-Israel-Horovitz-001.jpg
  • my-old-lady-2014-Israel-Horovitz-002.jpg
  • my-old-lady-2014-Israel-Horovitz-004.jpg
  • my-old-lady-2014-Israel-Horovitz-005.jpg
  • my-old-lady-2014-Israel-Horovitz-008.jpg
  • my-old-lady-2014-Israel-Horovitz-010.jpg
  • my-old-lady-2014-Israel-Horovitz-011.jpg
  • my-old-lady-2014-Israel-Horovitz-012.jpg
  • my-old-lady-2014-Israel-Horovitz-013.jpg
  • my-old-lady-2014-Israel-Horovitz-014.jpg

Leave a comment