Branco sai preto fica

Branco sai preto fica

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Una storia che si muove tra fantascienza e documentario, tra passato e presente di un Brasile in cui l’eguaglianza sociale è ben lontana da essere raggiunta. Branco sai preto fica di Adirley Queirós, in concorso in Internazionale.doc a Torino 2014.

Il soul della ribellione

A Brasilia la polizia fa irruzione in una festa da ballo di persone di colore e rovina per sempre la vita di due partecipanti: uno finisce sulla sedia a rotelle, l’altro, calpestato da un cavallo delle forze dell’ordine, perde una gamba. Ma i due uomini non vogliono raccontare la loro storia in modo tradizionale: vogliono mentire, cercare nuove forme di narrazione del passato, inventare un futuro avventuroso dove storpi e amputati non sono corpi prigionieri. Un futuro in cui arriva un agente per mettere i potenti di fronte alle loro responsabilità: lo stato brasiliano è colpevole? Sarà mai messo sotto processo? [sinossi]

Se c’è una cinematografia che in questi ultimi anni è riuscita a ridisegnare le mappe del cinema politico e militante, senza per questo appiattirsi su scelte estetiche e narrative occidentali e senza affidarsi in maniera pedissequa alla prassi, questa è senza dubbio da rintracciare in Brasile. Titoli come Avanti Popolo di Michael Wahrmann, presentato nella sezione CinemaXXI al Festival di Roma del 2012, o Com os punhos cerrados di Luiz Pretti, Pedro Diogenes e Ricardo Pretti, visto lo scorso agosto a Locarno (ma andando indietro negli anni sarebbe necessario citare anche O Prisoneiro da grade de ferro di Paulo Sacramento), sintetizzano ed esplicano meglio di qualsiasi riflessione teorica la vitalità di una scena cinematografica troppo spesso tenuta fuori dal percorso cinefilo, e in realtà in pieno fermento e sviluppo.
A dimostrazione ulteriore di quanto appena affermato, alla trentaduesima edizione del Torino Film Festival è approdato Branco sai preto fica di Adirley Queirós, ospitato all’interno del concorso Internazionale.doc, una delle branche che animano la sezione TFFdoc. A leggere le righe di sinossi che aprono questa disamina la domanda potrebbe sorgere spontanea: com’è possibile che si tratti di un documentario, visto e considerato che uno dei protagonisti della vicenda viene dal futuro?

Chiunque abbia avuto l’occasione di seguire il percorso compiuto dal cinema documentario contemporaneo ha in realtà la risposta già a portata di mano: il cinema del reale si muove spesso oramai in modo parallelo – e di tanto in tanto incrociato e sovrapposto – alla finzione tout court, senza che né l’uno né l’altra ci rimettano da un punto di vista strutturale, narrativo, estetico e di senso. Branco sai preto fica è uno sci-fi, con tanto di viaggio spazio-temporale e di futuro distopico, ma non per questo Adirley Queirós (che tra i sedici e i venticinque anni è stato un calciatore professionista, prima di scegliere la via degli studi universitari e quindi della regia cinematografica) viene mai meno al proprio dovere documentale, né distorce il reale per piegarlo alle più bieche dinamiche produttive. Anzi, il racconto del reale trova nella confezione narrativa un proprio detonatore naturale, elemento di espansione e deflagrazione del concetto alla base dell’intero film, vale a dire la riflessione sui soprusi subiti dalla popolazione brasiliana di colore da parte delle forze dell’ordine e, in senso più ampio, di una società basata su una supremazia “bianca”.
La storia di Marquim e di Shockito, appassionati frequentatori di discoteche e amici fin dall’infanzia, che sul finire degli anni Ottanta furono costretti a rinunciare alla loro passione in seguito a una brutale irruzione della polizia nel locale, durante la quale i due ragazzi furono pestati al punto da perdere l’uno l’uso delle gambe e l’altro un arto inferiore, è il vero punto focale attorno al quale ruota l’intero impianto di Branco sai preto fica, e Queirós lo utilizza in scena con una pudicizia e una sincerità spiazzanti, restituendo non solo giustizia laddove il corso “reale” della stessa non ha portato ad alcun risultato concreto, ma anche dignità a delle persone che sono schiacciate quotidianamente da una società iniqua.

Appassionante, rigoroso, diretto in modo impeccabile, forse vagamente recalcitrante nella parte centrale – dove il concetto espresso si fa fin troppo chiaro e si attende oramai solo l’escalation finale, che dovrebbe condurre i due protagonisti alla tanto agognata vendetta sociale – Branco sai preto fica è un’opera coraggiosa, persino divertente, che si muove al passo della trascinante colonna sonora e che, come i già citati film di Wahrmann e di Diogenes con i fratelli Pretti, fa filtrare il suo discorso politico stratificato e privo di compromessi attraverso la radio. L’immagine cinematografica può veicolare ed essere essa stessa atto politico, ma è la voce, la voce umana a diffondere i concetti, a parlare al popolo, a reiterare il percorso mnemonico, preservando il ricordo di ciò che fu, è, e forse sarà sempre.

Info
Branco sai preto fica sul sito del Torino Film Festival.
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