Waiting for August

Waiting for August

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In concorso ad Internazionale.doc, Waiting for August di Teodora Ana Mihai è un film intimista e commovente, quasi lacerante nel mettere in scena la vita quotidiana di sei bambini, costretti a rimanere in Romania da soli, separati dalla madre impegnata con il lavoro in Italia.

Georgiana e i suoi fratelli

Georgiana Halmac vive con i sei fratelli e sorelle in un condominio popolare nella periferia di Bacau, in Romania. Nonostante abbia solo quindici anni, è lei a prendersi cura della numerosa famiglia, dal momento che la madre è emigrata a Torino e non tornerà fino all’estate successiva. Senza preavviso e impreparata a ricoprire un ruolo così importante, Georgiana deve districarsi tra le crescenti responsabilità e i sentimenti e bisogni di un’adolescente. [sinossi]

Anche la storia più semplice, se osservata da una certa prospettiva, può diventare feconda di riflessioni e considerazioni. Raccontando la lontananza tra sei bambini e la loro madre trasferitasi in Italia, Waiting for August – in concorso in Internazionale.doc alla 32esima edizione del Festival di Torino – decide infatti di sobbarcarsi il punto di vista dei primi, rimasti in Romania a crescere da soli, in attesa che la mamma torni da loro in un beckettiano agosto. Così, la casa è governata quasi in solitaria da Georgiana, appena quindicenne e costretta a badare ai più piccoli, mentre il fratello maggiore è ottusamente preso dai videogiochi.
Ma non vi è alcuna forma di facile denuncia in Waiting for August, diretto dalla regista rumena Teodora Ana Mihai; anzi, dalle piccole beghe quotidiane tra fratelli e dai loro fugaci litigi, si viene a sviluppare un discorso esistenziale basato sull’assenza, in cui il peso delle responsabilità grava in fin dei conti sulla vita di tutti i fratelli.
Il gioco allora diventa un breve rifugio, una momentanea fuga, così come accade nella bellissima sequenza in cui Georgiana, presa dalle pulizie del bagno, finisce per schizzarsi con gli altri fratelli, per una improvvisa quanto liberatoria ricaduta nell’infanzia.

Teodora Ana Mihai ha lavorato nel corso di lunghi mesi per conquistarsi la fiducia dei bambini e, pur evitando giustamente di sottolineare i momenti più drammatici e se vogliamo sensazionalistici di questa assurda vicenda, non ne nasconde le difficoltà e gli attacchi di sfiducia, di depressione e di pianto dei sei protagonisti. Fil rouge del racconto diventano infatti le ricorrenti telefonate dei bambini alla madre, consultata ovviamente per ogni cosa: problemi a scuola, litigi tra fratelli, ecc. Una madre che, pur lontana, ha una capacità straordinaria nel rendersi conto di quel che i figli vorrebbero tenerle nascosto: un graffio sulla fronte di uno di loro (che riesce a notare tramite skype), un’uscita in discoteca di Georgiana… E, insieme, si assiste alla parvenza di vita adulta e responsabile, con Georgiana nel difficile, complicato – e verrebbe da dire, eroico – ruolo di bacchettatrice dei comportamenti dei fratelli.

Waiting for August finisce così per mettere in scena in modo straordinariamente realistico la vita dei protagonisti e allo stesso tempo si propone come preziosa testimonianza di un fenomeno che in Romania è ormai sempre più frequente e finirà per connotare l’esistenza di un’intera generazione cresciuta con la madre lontana per lavoro. E la regista, oltre ad avere una sensibilità unica nel riprendere e registrare le azioni di vita quotidiana senza far sentire la sua presenza, dimostra anche una raffinata qualità di messa in scena: usando quasi sempre la macchina a mano, il quadro va sempre a ricomporsi, in cerca dei continui spostamenti dei bambini, del loro costante interagire e dell’impossibilità sostanziale per ciascuno di loro – sia per l’età che per la lontananza del genitore – di vivere separati l’uno dall’alto.

Info
Waiting for August sul sito del Torino Film Festival.
Il sito ufficiale di Waiting for August.
Il trailer di Waiting for August.
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