The Making of a New Empire

The Making of a New Empire

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Nell’ambito della retrospettiva del Festival dei Popoli dedicata al documentarista olandese Jos de Putter è stato presentato tra gli altri The Making of a New Empire del 1999, che mette in scena l’inquietante e affascinante figura di Noukhaev, boss mafioso e leader degli indipendentisti ceceni.

Quel bravo ragazzo

Khozh-Ahmed Noukhaev ha in testa un piano grandioso: fare di Grozny un luogo paradisiaco, una città nuova per la nuova società cecena. Si tratta di un sogno che attraversa le coscienze della comunità, passa per i condotti petroliferi, arriva nei centri della finanza mondiale, presidia le strade malfamate di Mosca e finisce per imbracciare un kalashnikov. Un film necessario per comprendere quanto è accaduto e sta accadendo tra Russia e le regioni del Caucaso. [sinossi]

La retrospettiva della 55esima edizione del Festival dei Popoli dedicata al documentarista olandese Jos de Putter andrà catalogata senza ombra di dubbio tra gli eventi cinematografici del 2014. De Putter è infatti un regista poco noto, anche a livello internazionale, visto che il festival più importante cui aveva partecipato finora era stato Rotterdam, dove proprio quest’anno aveva presentato il suo lungometraggio più recente, See No Evil (anche se, a livello museale, diversi suoi film sono stati proiettati nel corso degli anni negli Stati Uniti). Siamo dunque di fronte, con de Putter, ad una sostanziale scoperta, all’agnizione di un grande cineasta, la cui filmografia è peraltro già molto ricca di titoli (che saranno presentati integralmente qui a Firenze).
De Putter ha esordito infatti nel 1993 con It’s Been a Lovely Day e, da allora, ha già diretto quasi venti film tra lunghi, medi e corti, preferendo come ambientazione più l’estero che la patria Olanda. Si tratta tra l’altro di un regista difficilmente catalogabile, che fa del cinema documentario un uso peculiare e personale, visto che il suo principale interesse sta nel raccontare delle storie, la cui ricchezza e imprevedibilità vanno trovate nello studio e nell’osservazione che il regista fa del reale. Addirittura, come ha dichiarato lui stesso nell’intervista riportata nel catalogo del festival (e come ha ripetuto al pubblico in questi giorni qui a Firenze), il tramite che gli permette di leggere, interpretare e ‘confezionare’ il reale è quello dei generi cinematografici. Solo nel momento in cui in una vicenda riesce a cogliere dei collegamenti che gli derivano dalla sua conoscenza del cinema e di certi generi di riferimento, allora il film – il racconto – prende corpo.
In tal senso, è quasi paradigmatico The Making of a New Empire, epico gangster movie che si avvicina a certi modelli del cinema americano, da Micheal Cimino a Martin Scorsese a James Gray.

Il film, diretto nel 1999, vede al centro della scena una figura ambigua e ammaliatrice, quella di Khozh-Ahmed Noukhaev, combattente ceceno, boss della mafia locale e leader del movimento che lotta da decenni perché la Cecenia diventi indipendente dalla Russia. De Putter segue il suo protagonista per le vie di una Groznyi semi-distrutta (il film è stato girato durante il breve periodo di intervallo tra la prima e la seconda guerra cecena), ce lo fa vedere mentre pranza in lunghe tavolate affollate di suoi collaboratori e amici, come pure in riunioni di lavoro ad Istanbul. A tratti, poi, Noukhaev parla in macchina, rivolgendosi direttamente a de Putter, per mostrargli ad esempio le rovine del palazzo presidenziale ceceno distrutto dai russi oppure per raccontargli gli anni passati nelle prigioni russe o ancora il modo in cui è rimasto ferito alla gamba.
Sempre brandendo il suo inseparabile bastone da lord inglese (e sempre tenendo nascosto il suo kalashnikov), Noukhaev è uomo di raffinata eleganza, che cura meticolosamente il suo vestiario e si concede una gestualità controllata e affettata, da vero aristocratico. È il paradosso, il cortocircuito tra l’eleganza dei modi e la violenza della prassi che fanno rientrare a pieno titolo questo personaggio nel topos del criminale spesso raccontato da Hollywood, da Scarface e da Piccolo cesare in poi. Solo che in The Making of a New Empire la violenza non viene mostrata mai, ma solo evocata; non vi è azione quanto piuttosto una precisa ritualità, una condotta il cui obiettivo è quello di ricollegarsi direttamente alle tradizioni culturali cecene.

Noukhaev, in effetti, non è l’assoluto protagonista del film, ma è in qualche modo l’eroe prometeico, il figliol prodigo che, anche quando assente dalla scena, viene evocato e invocato. Tra le persone che de Putter ha incontrato vi sono anche due anziani signori che, vestiti in abiti tradizionali, ricordano come la guerra con i russi sia in realtà un unico grande conflitto, cominciato circa trecento anni fa, e sottolineano dunque come, solo con la violenza, si possa raggiungere l’indipendenza per il loro popolo. La natura ideologica di queste due figure – dei saggi che agiscono nel film come una sorta di coro – la vediamo poi incarnata nell’eroe attante Noukhaev, nei suoi mille propositi, tra cui la costruzione di una città e una serie di progetti per l’edificazione di un nuovo Stato ceceno. Ma Noukhaev è zoppo, visto che è rimasto ferito in battaglia, e dunque sostanzialmente ha perso lo statuto di eroe classico. Si è anzi trasformato, come insegna il cinema americano, in un eroe impotente, che può progettare ma non più agire. Ed ecco che allora la sua dimensione acquista una tragicità di fondo, un’amarezza che – se pure non confessata apertamente – traspare dalle azioni e dai gesti che de Putter sceglie di mostrarci.

Senza porsi in atteggiamento giudicante – e lasciando dunque a questo personaggio tutta l’ambiguità di cui ha bisogno per diventare autentico character cinematografico – de Putter con The Making of a New Empire riesce comunque nell’impresa di raccontarci qualcosa di veramente raro. Il suo rapporto di prossimità con questo ambiente – che, ovviamente, non si apre con facilità verso il mondo esterno – stupisce e in qualche modo abbacina lo spettatore che si trova nella difficile situazione di trovarsi a empatizzare con il protagonista del film, pur intuendone i lati oscuri. Per certi aspetti, infatti, in The Making of a New Empire ci si trova a provare le stesse sensazioni di paura e desiderio che i provano magari in un horror o in un thriller quando si assiste alla soggettiva dell’assassino. In questo caso de Putter ha la capacità e l’abilità di costruire questa sottile linea di tensione lungo tutta la durata del film, senza alcun cedimento di ritmo o di strutturazione del discorso. E forse – visto che è nei dettagli che si nasconde il diavolo – nell’affabulazione di The Making of a New Empire ha un ruolo fondamentale la ricorrente inquadratura in camera car che segue/pedina le Mercedes nere su cui viaggiano Noukhaev e i suoi, un’inquadratura che chiude anche il film. Quest’immagine infatti ci ricorda comunque la distanza che resta tra il regista e il mondo che racconta, ma allo stesso tempo ci rinnovella la tensione: quei continui spostamenti a cosa servono esattamente? Ed è davvero necessario muoversi tutti insieme, se non per una parodia del seguito cui hanno diritto i capi di Stato? Di che genere sarà il prossimo appuntamento, legale o illegale? De Putter non può rispondere ovviamente a tutto questo e le sue scelte stilistiche, per l’appunto, sottolineano questa atmosfera sospesa, questa sensazione insieme di estraneità e di intimità verso ciò che si vede, verso l’inevitabile ‘No trespassing’ che è la personalità più intima di un uomo, il suo oscuro rovello interiore.

Info
La scheda di The Making of a New Empire su IMDB
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