Ouija

Ouija

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Esordio alla regia di Stiles White, sceneggiatore specializzato in storie di occultismo, che con Ouija confeziona un filmetto, un thriller annacquato, una sceneggiatura di chi non sa più, e mai, che pesci pigliare.

Spiriti maligni nei migliori negozi di giocattoli

Dopo la morte improvvisa di Debbie, la sua amica Laine e il suo ragazzo Pete trovano una vecchia tavoletta ouija nella sua stanza e provano a usarla, scoprendo uno spirito che la abita che si fa chiamare DZ e non vuole che il gioco abbia termine. Laine e altri amici sopravvenuti nel frattempo vengono a sapere che Debbie non è stata la prima vittima, e neanche sarà l’ultima. E che se non riusciranno a trovare il modo di chiudere il passaggio che hanno aperto, anche loro incontreranno il destino della loro amica che li ha trascinati in a quel gioco… [sinossi]

Che delusione deve essere per un bambino scoprire che Babbo Natale non solo non esiste, ma è stato concepito come puro strumento di marketing della Coca Cola. Stessa delusione che si prova sapendo che l’inquietante tavoletta ouija, quella che viene usata nelle sedute spiritiche per interloquire con i morti dando loro la possibilità di guidare la mano del medium sulle lettere dell’alfabeto componendo così le parole desiderate, è frutto di semplici meccanismi di business. Non c’è nemmeno più bisogno del Cicap per confutarne l’autenticità. La tavoletta viene brevettata a fine Ottocento da due furbi impresari, e il copyright passa di mano in mano per arrivare nel 1991 alla multinazionale del giocattolo Hasbro (che detiene per esempio, e non a caso, i diritti del Monopoli). La quale, non intaccata dai movimenti no-global, e prima che qualcuno proponga un equivalente generico dell’ouija come per i farmaci, ha ora pensato bene di sfruttare il potenziale orrorifico della tavoletta proponendo alla Universal, con i produttori Michael Bay, Andrew Form e Brad Fuller della Platinum Dunes, di farne un film. Da una simile riunione a tavolino, senza nemmeno la guida di uno spirito, nasce questo thriller sovrannaturale a basso costo. Messo nelle mani di Stiles White che prosegue così, dopo il Dibbuk di The Possession di cui è stato sceneggiatore, la sua carrellata di oggettini sinistri e malefici, attinti da tradizioni e superstizioni.

Lasciate ogni speranza, voi ch’entrate in possesso di questo oggetto demoniaco. Ouija rientra perfettamente nello stereotipo del “oggetto-esoterico-movie”, il filone incentrato su un magico ornamento/utensile da magia occulta, apparentemente innocuo, tramandato in una social catena, che plagia il malcapitato che se ne impossessi perpetuando morte e maledizioni a destra e a manca.
Una ricchezza di oggetti d’arredamento, filmati con senso feticistico, una casa in stile Tudor, con scantinato, corridoi angusti, ripostigli. Un’anomalia di antichità nel contesto modernista di Los Angeles. Ambiente teen d’ordinanza. E un fantasma incazzato, chissà perché, che impesta la casa dove aveva abitato, tormentando i nuovi inquilini. Questi sono gli ingredienti del gotico annacquato che mette in mostra Ouija.
Una macchina a mano entra, dalla porta, nella stanza dove c’è una ragazza, sola. Un incipit di suspense, la ragazza finirà impiccata, appesa in cima a una grande scalinata, un po’ alla Suspiria, ma un Suspiria dei poveri. Potrebbe anche promettere bene. Ma Ouija si rivela funzionare semplicemente con i “bu!”, con lo spavento facile, l’effetto sorpresa, con il colpo di scena improvviso finalizzato a far sobbalzare lo spettatore dalla poltrona. Urla, mani che entrano improvvisamente nell’inquadratura, musiche pompate al massimo. Il meccanismo è sempre lo stesso, reiterato per tutto il film. Meccanismo che, va detto, è ormai quello sui cui si reggono tantissimi thriller dozzinali, nel desolato panorama odierno del genere da cui ben poco, come il recente It Follows, si eleva. Insieme a immagini a effetto, come le bocche cucite, le luci a intermittenza, tutto trito e ritrito, servono a Ouija per dopare la narrazione, compensare l’incapacità di generare un genuino senso di inquietudine, di suspense, così come di delineare psicologicamente i personaggi.
E in Ouija si fa riferimento all’”effetto ideomotorio”, la spiegazione scientifica scettica, mediante meccanismi inconsci, per i movimenti del medium sull’ouija. Ma anche questa è buttata lì, un’occasione mancata, per un discorso di scienza contro irrazionalità, anche senza pretese ma nell’ottica di far perdere progressivamente le certezze allo spettatore, erodendo pian piano le certezze razionali.
Assai più utile sarebbe utilizzare l’ouija per far scrivere nuove sceneggiature a Hitchcock, Bava o Clouzot e altri maestri.

Info
Il trailer di Ouija.
Il sito ufficiale di Ouija.
Ouija su facebook.
Ouija su twitter.
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