I Cavalieri dello Zodiaco – La leggenda del grande tempio

I Cavalieri dello Zodiaco – La leggenda del grande tempio

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Arrivano sul grande schermo I Cavalieri dello Zodiaco, già eroi di un celebre anime televisivo tra il 1986 e il 1989 e qui alle prese con un’animazione in computer grafica non sempre convincente.

Di casa in casa

Fin dai tempi del Mito, i Cavalieri dello Zodiaco sono i paladini della speranza, sempre pronti a intervenire ogni volta che il Male minaccia il mondo. Molti anni dopo la Guerra Sacra che si è combattuta nel Grande Tempio, la vita della giovane Isabel di Thule scorre tranquilla, finché un giorno la ragazza non scopre la sua vera identità. Vittima di un agguato omicida, viene salvata da un Cavaliere di Bronzo, un ragazzo di nome Pegasus. Dopo questo drammatico episodio, Isabel, non senza grande difficoltà, accetta il proprio destino e la propria missione, e decide di recarsi al Grande Tempio con Pegasus e gli altri Cavalieri di Bronzo. Nel Grande Tempio, dove da sedici anni viene venerata una falsa Atena, I Cavalieri di Atena affronteranno colui che si fregia del titolo di Grande Sacerdote e i suoi seguaci, ingaggiando una fiera, e a tratti disperata, battaglia contro i Cavalieri più nobili e potenti: i leggendari Cavalieri dello Zodiaco! [sinossi]

Ne sono passati ben cinquantotto di anni (a luglio saranno cinquantanove) da quando Hiroshi Ōkawa, presidente della Toei, assunse l’onere di acquisire all’interno della casa di produzione la Nichidō Eiga, fondata nel 1948 tra gli altri da Taiji Yabushita, Yasuji Mori e Sanae Yamamoto. Un passaggio epocale per la storia del cinema giapponese e dell’animazione mondiale, visto che sarà proprio la Toei Dōga (nota come Toei Animation) appena due anni più tardi, nel 1958, a dare alla luce Hakujaden, vale a dire La leggenda del serpente bianco, primo lungometraggio anime a colori diretto da Yabushita in co-regia con Kazuhiko Okabe. Ripartirà da lì, dopo l’interruzione dovuta al disastro bellico, la scalata dell’animazione nipponica ai vertici dell’industria mondiale.
Chissà cosa avrebbero pensato i fondatori della Toei Dōga di un’opera come I Cavalieri dello Zodiaco – La leggenda del grande tempio, che raggiunge le sale italiane dopo la sbornia delle festività natalizie distribuito dalla Key Films (subordinata della Lucky Red), probabilmente con l’intenzione di replicare l’ottimo risultato ottenuto appena dodici mesi fa con la versione cinematografica di Capitan Harlock, che raggranellò in giro per la penisola più di cinque milioni di euro di incasso. Chissà cosa avrebbero pensato in particolar modo dell’animazione in senso stretto che, adeguandosi alla computer grafica imperante, alterna senza eccessiva fantasia totali scenografici dominati da velleità fotorealistiche (per quanto si parli di un fantasy, ovviamente) e personaggi umani – o semidei, o cavalieri, o dei – che tentano di mantenere un tratto non troppo infedele rispetto alla matrice di partenza.

Già, perché I Cavalieri dello Zodiaco raggiungono il grande schermo a quasi trent’anni dalla loro prima apparizione attraverso il tubo catodico: tra il 1986 e il 1989, i cavalieri di Atena fecero impazzire i bambini e gli adolescenti giapponesi, per poi espandere il proprio culto anche al di fuori della terra di Yamato. Si tratta dunque in qualche modo di un vero e proprio reboot, che spera di incontrare nuove schiere di adoranti cultori senza dover necessariamente adombrare gli sguardi dei fan di vecchia data: una sfida per l’appunto simile a quella tentata – e fallita – con Capitan Harlock.
Se il risultato di Pegasus, Andromeda e degli altri cavalieri appare più innocuo è solo, con ogni probabilità, per la differenza di caratura che intercorre tra il personaggio creato da Leiji Matsumoto e quelli disegnati e scritti dal pur apprezzabile Masami Kurumada: la “lesa maestà” è meno evidente, ma non si può fare a meno di notare come anche l’anime seriale dedicato ai Cavalieri dello Zodiaco sia stato semplificato e in fin dei conti svilito nel suo passaggio cinematografico.

A venire meno è soprattutto l’afflato epico del racconto: laddove la comoda scansione in episodi permetteva uno studio analitico delle personalità dei diversi cavalieri, il film di Keiichi Sato corre a un ritmo indiavolato, sfiorando appena determinati personaggi (si veda il modo in cui viene liquidato Fish, il Cavaliere della casa dei Pesci, per esempio) e puntando in maniera spesso eccessiva sul bozzetto. Ne viene fuori un film senza dubbio a tratti divertente ma vacuo, piatto, gettato via con eccessiva facilità: la trama stessa, dopotutto, appartiene più al mondo dei videogame – con i quadri da superare di volta in volta – che a quello del cinema di narrazione, e in nessun modo si cerca di svicolare da tale apparentamento.
A rimanere negli occhi è dunque soprattutto la messa in scena di alcuni combattimenti, decisamente non disprezzabile. Per il resto I Cavalieri dello Zodiaco – La leggenda del grande tempio sembra un film a uso e consumo di fan duri e puri. E senza troppe pretese.

Info
Il trailer de I Cavalieri dello Zodiaco.
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