Exodus – Dei e re

Exodus – Dei e re

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Un Mosé battagliero e stratega, sempre pronto a menare le mani e a battibeccare con Dio, domina la scena (d’altronde è incarnato da Christian Bale) in Exodus – Dei e Re, il blockbuster biblico diretto da Ridley Scott.

Qui comando io

Dopo aver scoperto le proprie origini ebraiche, Mosè viene esiliato dal Faraone Ramses, con il quale era fino ad allora cresciuto come un fratello. Dopo un lungo pellegrinare nel deserto, si stabilisce in un villaggio e qui si costruisce una famiglia. Ma Dio gli parla e lo esorta all’azione. Mosè organizzerà allora la rivolta e poi l’esodo di 600 mila schiavi ebrei, sottraendoli alla proprietà del pavido ma crudele Ramses. Il loro sarà un viaggio lungo e pieno di insidie, ma in ballo c’è la libertà, il ritorno nella terra d’origine, il volere di Dio… [sinossi]

Mentre Christopher Nolan solo un paio di mesi fa ci ricordava con Interstellar che il blockbuster d’autore è una realtà non solo possibile, ma innegabile – pur con tutte le sue licenze narrative e filosofiche del caso – ecco arrivare nelle sale Exodus – Dei e re del ben più coriaceo Ridley Scott, sempre meno autore, sempre più garanzia di un intrattenimento trasversale, adatto a tutta la famiglia e ad ogni latitudine.
Questa volta il regista di cult movie della storia del cinema come Duellanti, Alien e Blade Runner, affronta nientemeno che “il libro dei libri” offrendoci nel dettaglio la sua versione delle vicende bibliche di Mosè: roboante, avventurosa e dalle esplicite venature laiche, cosa che, in questi tempi in cui il fanatismo religioso fa di nuovo paura, di certo non guasta.
E così ecco tornare sul grande schermo le vicende dell’ebreo cresciuto alla corte del Faraone Seti (uno smorfioso John Turturro), che lo adora ben più del suo legittimo erede, il pavido e femmineo Ramses (un inedito, ma vistosamente a disagio in questi panni, Joel Edgerton). Accanto a loro, si srotola come antico papiro tutto un codazzo di personaggi di contorno sospesi tra la tragedia shakespeariana e la commedia plautina, con viscidi vicerè dalle abitudini sibaritiche, mogli dolenti, madri coraggio, perfide e letali regine (per l’occasione Scott richiama al suo cospetto Sigourney Weaver) e non può mancare poi di certo la presenza di Sir Ben Kingsley, uno dei pochi attori che Hollywood ritiene adattabile, da sempre, a qualsiasi provenienza geografica o genìa.

C’è molto western e una dose massiccia di wuxiapian hongkonghese in Exodus – Dei e re, ci sono battaglie in abbaglianti controluce con cavalli al galoppo in diagonale, un po’ di John Ford e un pizzico di John Woo, specie quello de La battaglia dei tre regni, incantevole, fluido e sontuoso spettacolo, con quel tocco di omo-erotismo che Scott non manca qui di rielaborare, adattandolo alla coppia di fratellastri composta dal rissoso Mosè e dal più muliebre e naïf Ramses. Poi, per bilanciare queste ascendenze “alte” Scott snocciola tutti il suo armamentario pop, tra riprese a volo d’uccello sugli sterminati cantieri delle Piramidi, gigantesche sfingi in costruzione, moltitudini in assetto di guerra o di lavoro, il giovane Faraone che si sollazza con i suoi cobra albini, fino ad arrivare a un Mosè impantanato da Dio in una pozza di melma, con contorno di musiche epiche abbondantemente kitsch e di stampo più celtico che biblico. Tutto è mischiato in un calderone che si fa beffe della fedeltà storica così come della fisiognomica del suo cast (c’è persino lo scozzese Ewen Bremner alla corte egizia), riponendo la sua fiducia più in una dialettica continua e ludica dei propri elementi che in una loro composizione organica e definitiva.
Il tutto poi è coadiuvato dall’utilizzo del 3D, giocattolo con il quale Scott non manca certo di intrattenersi, ma che in fin dei conti risulta più interessante – come spesso avviene – quando usato per incentivare la profondità dell’immagine, mentre finisce per deludere proprio nei momenti più attesi: ovvero nella raffigurazione delle piaghe d’Egitto, che paiono una rivisitazione di trovate già viste, due decadi or sono, in La mummia, così come d’altronde il momento clou dell’attraversamento del Mar Rosso, con le sue volute incombenti di acqua, ci rivela che della stereoscopia non aveva necessità alcuna.

Il discorso sul potere fa capolino di quando in quando quel tanto che basta per ricordarci che Scott alle velleità autoriali non ha del tutto abdicato, anche se sta affrontando una storia ben nota che con lo scorrere del film ci appare sempre meno tratta da un antico libro sacro e sempre più innamorata del suo afflato fiabesco.
Se infatti in Exodus – Dei e re da un lato ci si intrattiene laicamente, come è giusto e logico che sia nel caso di un prodotto del genere, incantati da un’antica storia che abbiamo già più volte ascoltato, dall’altro il secolarismo del film è tutto perpetuamente ribadito dal corpo e dalla presenza scenica del suo protagonista, da suoi scatti d’ira ed indignazione, dall’imprevedibilità delle sue movenze, insomma da quello spirito ribelle che ben conosciamo. Questo Mosè/Bale non ha timore alcuno di intrattenersi in numerosi alterchi (ancora la dialettica, dunque) con Dio, al punto che quest’ultimo, sfiancato dalla polemica del suo condottiero prescelto, ad un certo punto è portato ad esclamare: “Ma sei d’accordo?”. Come se poi potesse anche aggiungere: “Altrimenti, fa niente”.
E infine dunque anche quel lieve e quasi impercettibile discorso sul potere, che dovrebbe costituire il quid del film, è riportato anch’esso a un livello tutto terragno, dal momento che esso risulta simboleggiato da un lato, quello di Mosè, da quanti seguaci è in grado di procacciarsi, dall’altro, quello di Ramses, in base a quanti, gloriosi, monumenti egli è capace di farsi erigere. Ed è proprio a questo in fondo che Ridley Scott mira: affabulare e governare moltitudini di spettatori, mentre si costruisce il suo nuovo film-monumento, perfetto o imperfetto che sia.

Info
Il sito ufficiale di Exodus – Dei e re.
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