Two Women

Two Women

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Le dinamiche del desiderio amoroso intraprendono derive incontrollabili in Two Women di Vera Glagoleva, tratto da un testo teatrale di Turgenev, e apertura impeccabile del Trieste Film Festival 2015, kermesse proiettata verso l’Europa dell’Est.

Tu non mi turbi

Una settimana prima del suo trentesimo compleanno, la vita di Natal’ja, moglie e madre devota, è sconvolta dall’arrivo del nuovo e affascinante tutore del figlio che scatena un turbine d’amore, lussuria e gelosia. [sinossi]

La classicità e il suo rigore si prestano ormai da tempo ad adattamenti cinematografici più o meno creativi e personali, talvolta vistosamente infedeli, al punto da rendere presto ben chiaro allo spettatore che l’innegabile confronto tra il testo “sacro” e il filmaker contemporaneo è stato risolto con il sovrapporsi fin troppo libero e spavaldo del secondo sul primo.
Ma non va affatto in questa direzione Two Women di Vera Glagoleva, film tratto dalla pièce di Turgenev “Un mese in campagna” e impeccabile scelta per l’apertura del 26/esimo Trieste Film Festival, kermesse proiettata verso l’Europa Orientale. Impeccabile innanzitutto perché la pellicola rappresenta un interessante caso di co-produzione tra Russia, Lettonia, Francia e Inghilterra e vede dunque, al fianco di interpreti russi, la presenza nel cast di Ralph Fiennes e quella dell’attrice francese Sylvie Testud.

L’equilibrio aulico della nobiltà campestre russa, che nella seconda metà dell’800 pare essersi già ben indirizzata verso il declino, viene stravolto nel film della Glagoleva (e nel testo di Turgenev) dall’insopprimibile bisogno d’amore che colpisce, come malattia fulminante e incurabile, due donne: Natal’ja e Vera. La prima è madre e moglie devota, alle soglie della trentina, la seconda, invece, è la sua giovanissima protetta. Quando entrambe si invaghiscono perdutamente dell’aitante Aleksej, precettore del figlio di Natal’ja, la situazione esplode, in un turbinio inarrestabile di cieca passione, vibrante spensieratezza, tormenti ed estasi.
Neanche il ritorno dell’amato Michail (Ralph Fiennes) da un viaggio all’estero, riesce a placare la sete di passione e giovinezza di Natal’ja, che ritiene il suo vecchio amico incapace di provocarle quel turbamento condito da lacrime che per lei costituisce l’essenza stessa del vero amore. Ma la donna è fin troppo venerata: dal marito, dal paziente ma sempre più disperato Michail e, a sorpresa, anche dal giovane precettore, che però non osa avvicinarla, almeno per larga parte del film.

Una dolente ironia accompagna costantemente le vicende qui narrate, che paiono sempre sul punto di esplodere in una rutilante pochade amorosa, ripetutamente negata da quell’inestricabile mistura di nichilismo, ansia di vivere e disillusione che sono alla base dello spirito russo. La regia della Glagoleva non nega certo la sua affezione verso i personaggi, ma non si esime neanche, proprio come Turgenev, dal prendersi un po’ gioco di loro. Se infatti gran parte delle sequenze di dialogo tra i comprimari posseggono una certa frontalità che rimanda all’origine teatrale del testo di partenza, quando in scena ci sono i protagonisti, ovvero Natal’ja e Michail, la situazione cambia e anche il campo / controcampo apparentemente più regolamentare, viene spezzato, negato e perché no, anche deriso da angolazioni inattese e insospettabili, che con il suo creare una certa distanza dagli eventi finisce per acuire il dramma dei personaggi, il cui destino è essere incompresi, anche da noi.
L’ironia talvolta feroce dei dialoghi sferzanti e metaforici di Tugenev ci aiuta poi a comprendere quanto Two Women sia soprattutto un film sulla fine della giovinezza e sulla utopica volontà di recuperarne l’energia, la passione, le emozioni. Almeno questo è l’obiettivo principale di Natal’ja, terrorizzata dall’invecchiare e pronta a vampirizzare sia la figlioccia Vera che il bel Akeksej. Mentre il sofferente Michail è già pronto ad adattarsi ad un amore pre-senile e non manca in tal senso di stuzzicare l’amata in una dolente e un po’ crudele “dissertazione sulla natura” che lo vede paragonare lei ad una quercia, forte, rigogliosa e matura, e la giovane Vera ad un’esile betulla.
Ma questi dialoghi tugeneviani non sarebbero nulla se non ci fosse Ralph Fiennes a pronunciarli, con il suo volto mesto benché sorridente, la sua postura ripiegata su se stessa, la sua incredibile capacità di recitare in lingua russa: è lui, l’attore europeo perfetto, l’uomo esperanto, incarnazione ideale della co-produzione contemporanea.

Info
La scheda di Two Women sul sito del Trieste Film Festival
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