Togliatti(grad)

Già selezionato al Festival di Torino, approda ora alla 26esima edizione del Trieste Film Festival Togliatti(grad), documentario sulla costruzione dell’omonima città-fabbrica russa alla fine degli anni Sessanta.

La storia come rovina

Fine anni Sessanta: la costruzione della gigantesca città-fabbrica di Togliatti, realizzata nel cuore della steppa russa in appena trentasei mesi, vede affiancata la Fiat e l’Unione Sovietica. Tra passato e presente, attraverso le suggestioni di una situazione irripetibile, il film è il racconto della parabola umana e professionale di una generazione di uomini e donne. [sinossi]

A volte nel ripercorrere a ritroso la Storia si generano dei cortocircuiti mentali che lasciano spiazzati, per non dire interdetti. È questo il caso di Togliatti(grad) di Federico Schiavi e Gian Piero Palombini, in cui viene rievocato l’incredibile – per i nostri occhi odierni – momento storico in cui la Fiat e l’Unione Sovietica alla fine degli anni Sessanta strinsero un accordo volto alla realizzazione di una grande fabbrica in una città sul Volga e decisero di chiamare questa città con il nome dell’ex segretario del Partito Comunista Italiano morto pochi anni prima, Togliatti per l’appunto.
Le ultime propaggini del boom economico, lo sguardo rivolto verso i paesi dell’Est Europa e del Medio Oriente, il dialogo tra fronti contrapposti che andava a scavallare nettamente la cortina di ferro: questi ed altri temi si intrecciavano in un accordo di notevole importanza, poi volutamente rimosso dai fatti accaduti successivamente, come ad esempio la fine dell’industrialismo, quella del comunismo, il declino economico e politico del nostro paese, ecc. Ed è anche per il valore testimoniale di questa operazione che Togliatti(grad) è un film prezioso, da tenersi stretto, quale fondante tassello della nostra storia e memoria novecentesca.

Non vi sono chissà quali intuizioni visive e strutturali, né estetiche, nel film co-diretto da Federico Schiavi e Gian Piero Palombini, eppure vi è una chiarezza espositiva e una linearità del discorso che permette di riscoprire il valore positivo di termini come “scolastico” e “pedagogico”, allo stesso modo di come un tempo sapeva fare benissimo la nostra televisione pubblica. E infatti, per fortuna, tra i produttori del film figura la stessa Rai Cinema; ma vedremo questo film in programmazione in TV?
Visto da queste varie prospettive (la grande epoca della Fiat, l’Unione Sovietica, la Rai di un tempo), vien quasi da dire che il segno prevalente di Togliatti(grad) risieda nel suo essere mortifero e lugubre, dato che vi si racconta una realtà a noi vicina nel tempo ma sostanzialmente ‘evirata’ dal presente. Eppure, per fortuna, molti dei protagonisti di questa vicenda sono ancora vivi e li vediamo intervistati dai due registi. Si tratta sia di russi che di italiani, di dirigenti come di operai. E il valore di queste interviste – peraltro realizzate in modo molto tradizionale, con macchina fissa e ripresa frontale – lo si può trovare non solo nell’aspetto della testimonianza in sé quanto, se non soprattutto, in quello della nettezza e della precisione del ricordo.
Rispetto a quel che avviene a volte in documentari che, pigramente, ripercorrono un certo evento storico e in cui la pigrizia del regista si ripercuote indirettamente anche nei volti e nei racconti delle persone che sono intervistate, in Togliatti(grad) traspira, al contrario, passione per una storia che si è perduta dalle mani ma che si vorrebbe riavere con sé.
Figure mitizzate di ingegneri italiani, innamoramenti tra russi e italiani, russi che si ritrovano ad osservare sgomenti degli scioperi davanti al Lingotto (per loro, in Unione Sovietica, lo sciopero era proibito), influenze reciproche nel comportamento e anche dal punto di vista culturale: sono questi alcuni dei racconti che emergono dalle parole dei protagonisti che vediamo sfilare sullo schermo ed è la concretezza – e non la vaga genericità – della loro testimonianza che permette di figurarsi davanti agli occhi quel che forse era stata tempo questa vicenda così unica.

Bene dunque che, dopo essere passato alla 32esima edizione del Torino Film Festival, Togliatti(grad) sia stato selezionato anche alla 26esima edizione del Trieste Film Festival, nella sezione Premio Corso Salani – Italian screenings, dedicata a quei film che ancora non hanno avuto una distribuzione. Bene, perché il film di Schiavi e di Palombini ha il potenziale per incuriosire il pubblico. Ed in tal senso ci piace chiudere con un episodio occorso durante il Festival di Torino quando, alla proiezione per la stampa, si è presentato davanti al cinema un uomo sui settant’anni che era venuto apposta da Asti per vedere il film. Non sapeva che la proiezione fosse riservata alla stampa – e forse non sapeva neppure dell’esistenza del concetto di ‘proiezione per la stampa’ – e dunque insisteva per entrare, ovviamente pagando, perché era un ex operaio della Fiat che era andato anche lui per lavoro nella città russa di Togliatti.

Info
La scheda di Togliatti(grad) sul sito del Torino Film Festival.
La scheda di Togliatti(grad) sul sito del Trieste Film Festival.
  • togliattigrad-2014-schiavi-palombini-001.jpg
  • togliattigrad-2014-schiavi-palombini-002.jpg

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