Tigers

Cinema di impegno civile realizzato sollecitando parimenti testa e cuore, Tigers di Danis Tanović si serve di una particolare cornice narrativa per mettere in scena (e aggirare) le stesse insidie legali, messe in atto da una nota multinazionale: operazione quindi lodevole e coraggiosa. Presentato alla 26esima edizione del Trieste Film Festival.

Latte in polvere a Tana delle Tigri

Ayan è giovane, sposato da poco, e si guadagna da vivere vendendo medicine locali. Siccome il mercato in Pakistan è dominato dai prodotti di marca occidentale, i suoi affari non sono molto fiorenti. Così Ayan tenta la fortuna con la multinazionale Lasta. Ma quando scopre gli effetti collaterali del latte in polvere che sta commerciando, il giovane sfida il sistema e i poteri che ci sono dietro. [sinossi]

Camaleontico nella forma, serio e impegnato nei contenuti, il cinema di Danis Tanović negli ultimi anni si è posto sempre più spesso dalla parte degli ultimi. Scelta di per sé lodevolissima. Ne è un chiaro esempio An Episode in the Life of an Iron Picker, che nel 2013 alla Berlinale ottenne il Gran Premio della Giuria e l’Orso d’Argento per il Miglior Attore a Nazif Mujic. Anche al Trieste Film Festival il buon Tanović è presenza assai gradita ormai da parecchio. Peccato, quindi, che stavolta non abbia potuto accompagnare in Italia il suo nuovo lavoro, Tigers, che la kermesse triestina ha inserito comunque tra gli eventi speciali. A fare le veci del cineasta balcanico alla Sala Tripcovich vi era invece Cedomir Kolar, storico produttore dei suoi film, il quale di fronte al pubblico è risultato comunque prodigo di spiegazioni, aneddoti, riferimenti di vario genere alla realizzazione di un’opera cinematografica che, da subito, è parsa decisamente scomoda. Il progetto stava infatti in piedi da anni. Ma per concluderlo sono stati necessari diversi accorgimenti e un po’ di coraggio, anche a livello produttivo, visto che Tigers prende di petto gli scempi compiuti in paesi del cosiddetto Terzo Mondo (nella fattispecie il Pakistan) da una nota multinazionale. Considerando poi che il cinismo e la pericolosità dell’azienda in questione sa esprimersi molto bene pure nelle aule dei tribunali, dove il suo potere esce fuori prepotentemente, nel corso del film essa viene chiamata Lasta. Ma basta conoscere appena un po’ tali vicende, per farsi un’idea di quale possa essere. E per coloro che avessero ancora dei dubbi, ordinare una tazza di nescafé al bar può essere qualcosa di utile a schiarirsi ulteriormente le idee. A buon intenditore…

Su questo aspetto non c’è da aggiungere aggiungere altro. Tanović è stato comunque bravo a costruire un valido film d’inchiesta, che specialmente all’inizio può ricordare parecchio il nostrano Il venditore di medicine, altra gemma dovuta invece alla tigna di Antonio Morabito: in entrambi i casi il protagonista è stipendiato da case farmaceutiche o da realtà affini, che si fanno ben pochi scrupoli quando si tratta di circuire medici, farmacisti, primari d’ospedale, per poter piazzare più facilmente i propri prodotti, anche qualora non siano necessari (o siano persino nocivi) a coloro che li assumono. Solo che nel caso di Tigers la vicenda narrata si ispira direttamente a quella di una figura specifica, un giovane di nome Ayan che parecchi anni fa si ribellò alla multinazionale per cui lavorava denunciandone la condotta sporchissima tenuta nel suo paese, ossia il Pakistan, dove tanti bambini continuavano a morire perché le famiglie venivano incentivate a usare un latte in polvere che, diluito con l’acqua non pura di certi luoghi, si faceva veicolo di terribili malattie. Questa grave denuncia è stata tamponata per anni dall’azienda in questione, attraverso un cocktail letale di minacce personali, azioni legali e corruzione di autorità operanti in quei luoghi. Ma il regista bosniaco ha trovato infine il modo di raccontare, e in modo vibrante, questa storia. Innanzitutto ha coinvolto un attore molto popolare nel sub-continente indiano, quel Emraan Hashmi famosissimo a Bollywood che, oltre a calamitare l’attenzione del pubblico in quelle zone, si è confermato adattissimo a tale ruolo, per poi portare avanti un interessante esperimento narrativo: attorno al cuore del racconto, con Ayan protagonista, si sviluppa infatti una cornice fatta di altri materiali che alludono sia alla questione legale sviluppatasi dopo, che al ruolo dei media nel rendere note le malefatte della multinazionale intaccando le convinzioni dell’opinione pubblica, ma generando anche reazioni furibonde da parte della grossa azienda finita così sotto attacco. E questo gioco di scatole cinesi rende Tigers non solo un film da seguire con grande apprensione e coinvolgimento emotivo, ma anche un’operazione fortemente meditata sul piano dei diversi linguaggi audiovisivi.

Info
La scheda di Tigers sul sito del Trieste Film Festival.

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