Souvenir d’Italie

Souvenir d’Italie

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Per la rubrica Un Pietrangeli al mese, riscopriamo stavolta Souvenir d’Italie, opera minore e occasione più platealmente industriale di tutta la sua carriera. Commedia turistica tipicamente anni Cinquanta, con molti debiti anche verso schemi sentimentali American Style. Tra i vari cameo, un esilarante Alberto Sordi.

Per vedere Souvenir d’Italie su Films&Clips, canale youtube di Minerva, clicca a questo link.

Come molti degli autori della sua generazione, anche Antonio Pietrangeli non ha girato solo cose eccelse. In mezzo a film più personali, la sua filmografia è costellata di veri e propri prodotti d’occasione, nati in un contesto di florida industria in cui l’autorialità dei singoli cineasti finiva per essere considerata (a torto) praticamente interscambiabile con l’individualità di qualunque altro collega. Nel caso di Pietrangeli tale faticoso affrancamento dalla “commissione industriale” appare ancora più tormentato, a causa del suo purtroppo breve percorso artistico. In pratica, Pietrangeli morì quando aveva acquisito da pochi anni un’autonomia pressoché totale sui propri film, lasciando così un opus globale tragicamente monco. Ne è prova il suo film più amato e celebrato, Io la conoscevo bene (1965), massimo raggiungimento della sua arte che coincide con il suo ultimo film progettato e realizzato da inizio a fine. Raggiunto lo zenit d’ispirazione ed espressione individuale, la sua carriera lasciava presagire enormi sorti e progressive. Purtroppo il fato ci mise brutalmente lo zampino, e Pietrangeli venne a mancare a 49 anni durante le riprese del suo film successivo, Come quando perché? (1969).

È altrettanto vero che nel novero dei film d’occasione girati da Pietrangeli, l’autore riuscì sempre a lasciare una propria impronta personale, una levità di tocco e uno sguardo garbato e sottile applicato a schemi da commedia all’italiana, praticamente mai seguiti in modo pedissequo o del tutto prevedibile. Souvenir d’Italie (1957) è d’altro canto l’opera della sua intera filmografia più compromessa con ragioni industriali e di mercato, sicuramente la meno memorabile e la più invecchiata. Dopo il bell’esordio con Il sole negli occhi (1953), Pietrangeli si trovò infatti a muoversi nella giungla delle prolifiche offerte commerciali di quegli anni, e se il successivo Lo scapolo (1955) raggiunge un ammirevole equilibrio nella gestione protagonistica di Alberto Sordi, con Souvenir d’Italie Pietrangeli si concede senza tentennamenti a tendenze cinematografiche dell’epoca, a logiche merceologiche e a pur interessanti commistioni mainstream tra le due sponde dell’Atlantico.
Nella miriade di commedie rosa autoctone che invasero gli schermi italiani negli anni Cinquanta, tutte mirate, secondo un preciso progetto politico-culturale, alla celebrazione della riscoperta del piacere dopo le atroci tragedie belliche, si era sviluppato sul finire del decennio un ulteriore sottogenere: la commedia turistica, che sfruttava il pittoresco umano, popolare o neo-borghese, per condurre lo spettatore a conoscere le bellezze naturali e architettoniche del nostro paese. In pratica, dopo aver riscoperto il sorriso e il piacere in mezzo a decine di storie popolari di “poveri ma belli”, la commedia italiana compiva un salto ulteriore: la celebrazione neo-borghese del (ri)acquisito privilegio delle vacanze, occasione di goliardia, elegante romanticismo e incontri con straniere.
Secondo tale linea di ragionamento Souvenir d’Italie appare anzi l’opera “definitiva” di questo sottogenere, l’insuperabile summa: non si tratta più di celebrare un unico luogo prescelto, bensì buona parte dell’Italia, seguendo le orme di un viaggio vacanziero di tre autostoppiste straniere (inglesina, francesina e tedeschina) che tramite mezzi di fortuna scorrazzano su e giù per il nostro paese tra varie avventure amene, incontri con personaggi pittoreschi, situazioni romantiche e qualche quintale di luoghi comuni. In tale contesto produttivo, la personalità di Pietrangeli tende a disperdersi, a celarsi dietro un’esecuzione da bravo professionista. Nel film troviamo infatti commistioni culturali piuttosto aliene al suo mondo espressivo così come esso verrà emergendo nelle opere successive.

Se da un lato Souvenir d’Italie appartiene a pieno titolo al filone spensierato e vacanziero anni Cinquanta, dall’altro si radica infatti in una sorta di meticciato culturale piuttosto connotativo della sua epoca. In quegli anni inizia ad affermarsi una solida ed effettiva collaborazione tra cinema italiano e americano nel solco condiviso della commedia sentimentale (uno dei casi più eclatanti, La baia di Napoli, 1960, che Melville Shavelson girò in Italia con protagonista Clark Gable catapultato in un tripudio folclorico al fianco di Sophia Loren e Vittorio De Sica), mentre si verifica anche un travaso d’ispirazioni tra le due realtà creative. Souvenir d’Italie appare un caso esemplare di tale pratica, a cominciare dall’uso invasivo del melenso commento musicale di Lelio Luttazzi, fino a fenomeni ancor più decisivi in ambito narrativo. Ne è prova l’adesione a spiccati sentimentalismi “autogiustificati”, che esistono in quanto tali, quasi come visione ontologica dell’esistenza umana. Una passata di rosa sopra alle cose della vita che ricorda molti stilemi della commedia americana più classica. Se la catena narrativa ricorda più da vicino la tipica struttura episodica di tanta nostra commedia (le singole tappe del viaggio restano piuttosto indipendenti una dall’altra, tenute insieme da un improbabilissimo ritrovarsi con facilità tra i personaggi in città diverse), il lieto fine, che più lieto non si può, non è di sicuro farina del sacco italiano, nemmeno nella commedia sorridente anni Cinquanta, che piega sempre il sorriso su una smorfia di malinconia.
Basti pensare al finale di Poveri ma belli (1957) di Dino Risi, proverbiale commedia rosa anni Cinquanta, che si conclude sì con liete nozze ma che per i due protagonisti corrispondono a una scelta di ripiego, all’abbandono dei veri sogni per accettare malinconicamente la loro mediocre condizione. In Souvenir d’Italie, invece, l’amore trionfa per tutte e tre le protagoniste, su assordanti sviolinate e coretti sopra il diabetico livello di guardia.

A confermare ulteriormente la natura occasionale dell’operazione, intervengono altri due elementi, uno extrafilmico (una canzone), l’altro strettamente cinematografico (il colore). “Souvenir d’Italie” è infatti prima di tutto una canzone di grande successo, composta nel 1955 da Lelio Luttazzi e portata al successo da Jula De Palma, di enorme popolarità anche negli Stati Uniti nella riesecuzione di Perry Como. Il film nasce anche sulla sua scia, prendendo la canzone a tema portante e dichiarando già in essa lo spirito dell’operazione cinematografica: una serie di cartoline illustrate a uso e consumo dell’immagine fin troppo nota che gli stranieri, soprattutto anglofoni, si erano fatti e tuttora conservano del nostro paese. Ma anche a uso e consumo degli italiani stessi di quegli anni, ancora immersi in una cultura povera d’immagini, debolmente supportata dalla neonata tv e lontanissima dall’esorbitante proliferazione visiva dei nostri anni.
Il cinema, insomma, conservava in quegli anni una funzione che oggi è svolta da altri media: il “far vedere”, il mostrare cose lontane, o magari non lontanissime ma ancora inaccessibili a un popolo che non disponeva in modo omogeneo dei mezzi per muoversi e fare i turisti. A tutto questo Pietrangeli riserva un’amplissima parte del suo film, o meglio l’intenzione di mostrare preesiste al film stesso. Malgrado la lunghissima schiera di nomi accreditati in sede di soggetto e sceneggiatura (e ce ne sono anche di molto preziosi: Fabio Carpi, Nelo Risi, Age e Scarpelli, addirittura Dario Fo, che si concede pure in un breve e divertente cameo), è arduo affermare che Souvenir d’Italie sia sorretto da uno script solido e significativo, e spesso le pretestuose situazioni si concludono con un gratuito indugio cartolinesco in chiusura d’inquadratura sul paesaggio di turno. Non meno importante è la scelta degli sgargianti colori del Technirama per un autore come Pietrangeli che, salvo rarissime occasioni, rimarrà sempre fedele al bianco e nero. Di nuovo, la meraviglia del mostrare, utilizzando un mezzo pittorico più o meno nuovo, di cui nel nostro paese s’iniziavano a sperimentare e scoprire le possibilità espressive proprio in quegli anni. È un’ulteriore “spettacolo di attrazioni”, finalizzato alla pubblica meraviglia, condotta sui paesaggi e monumenti più belli del nostro paese.

Dunque, in tanta scoperta e conclamata mondanità, dove sta Pietrangeli? In chiavi molto più tormentate e compromesse rispetto a Lo scapolo, Pietrangeli smorza innanzitutto l’evidenza degli schemi della commedia. In questo è probabile che abbia avuto un suo peso la destinazione internazionale del film, che come dicevamo si fa debitore di retoriche sentimentali non del tutto autoctone. Ma è innegabile che Souvenir d’Italie conservi una levità inconsueta anche per le convenzioni della nostra commedia rosa anni Cinquanta. Facendo lo slalom in una selva di luoghi comuni, applicati anche ai superficiali profili delle tre protagoniste straniere (il perbenismo repressivo inglese, la sfrontatezza francese… il versante tedesco resta più defilato), Pietrangeli evita per quanto può le consuetudini della battuta a pronta presa o la prevedibilità della macchietta. Certo, con l’ingresso di Alberto Sordi il film mostra un’evidente sterzata di registro, ma anche stavolta Pietrangeli riesce a tenere l’istrione a bada, conferendo al tipico balordo mantenuto e cinico sordiano un sottotono garbato e divertito.
Forzando un po’ la mano della lettura a posteriori, anche nel caso di Souvenir d’Italie Pietrangeli mostra un interesse inconsueto per la sua epoca riguardo alle figure femminili. Mette al centro del suo film un trio di turiste del tutto superficiali, che però si fanno testimoni di un nuovo modello di femminilità indipendente e autosufficiente, in viaggio solitario per il mondo e alle prese con campeggio e autostop. Certo, si tratta di una nuova idea di donna che per il momento Pietrangeli identifica saggiamente con tre figure non italiane, portatrici di modelli di comportamento del tutto alieni al contesto nazionale e percepito anzi come perturbante, ricollocato ovviamente in uno scenario di stupori e pregiudizi maschilisti sulle straniere, secondo i quali è già impensabile il nomadismo del camping (vedi Sordi che vagheggia la “libertà” delle straniere che campeggiano…). Sotto molti aspetti, insomma, Souvenir d’Italie appare oggi un documento d’epoca, sia di costume, sia di un modo di fare cinema. Un modo spietatamente industriale, con molti meriti per solidità merceologica e capacità di penetrazione popolare, e altrettanti demeriti per le strettoie espressive in cui spesso autori come Pietrangeli si trovavano a operare.

Info
Un estratto di Souvenir d’Italie su Youtube.
La versione della canzone Souvenir d’Italie su Youtube, eseguita da Perry Como.
 
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2 Commenti

  1. Pino59 30/05/2020
    Rispondi

    Su Youtube si trovano due versioni leggermente diverse di questo film.
    Nel finale della prima, la turista inglese Margaret dopo avere salutato le due amiche con i rispettivi fidanzati, incontra un vecchio compagno di università inglese e i due salgono insieme sull’aereo.
    Nella seconda, Margaret sale sull’aereo e nel posto di fianco a lei siede una persona con il volto coperto dal giornale che si rivela poi essere Ugo Parenti (Girotti), lasciando intendere al pubblico che l’interesse di Margaret per lui sarà alla fine ricambiato.
    Siete al corrente di questa doppia versione? La seconda è stata prodotta per accontentare una certa fascia di pubblico?

    • Massimiliano Schiavoni 01/06/2020
      Rispondi

      Salve, innanzitutto grazie per la segnalazione, la cosa è molto interessante. Dopo rapido scambio tra di noi abbiamo scoperto che pure due di noi avevamo visto rispettivamente una e l’altra versione. Quando ho scritto il pezzo mi ero basato su una copia del film in dvd che si concludeva con la seconda versione (Girotti sull’aereo). Al momento non abbiamo ulteriori informazioni sulle ragioni dei due finali alternativi. Sicuramente però è uno spunto di ricerca molto interessante. Proveremo a indagare ed eventualmente comunicheremo ulteriori novità e scoperte al riguardo. Saluti, Massimiliano Schiavoni

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