Kingsman – Secret Service

Kingsman – Secret Service

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Con Kingsman – Secret Service, Matthew Vaughn da un lato cita affettuosamente, da un lato irride e destruttura, un filone come quello spionistico, contaminandolo con altri generi e suggestioni e immergendolo nel suo gusto pop.

L’Internazionale delle spie

Gary “Eggsy” Price ha perso suo padre a 5 anni, mentre l’uomo, un agente segreto, era impegnato in una pericolosa missione. All’epoca, al bambino fu consegnata una medaglia un po’ particolare, con un numero di telefono da chiamare nel caso in cui lui o la sua famiglia avessero avuto bisogno di aiuto. 17 anni dopo, Eggsy è un giovane sbandato con la particolare attitudine a mettersi nei guai: dopo l’ennesima bravata, finita con un arresto, Eggsy decide di chiamare il numero sulla medaglia, e viene a contatto con quello che fu il lavoro e il mondo di suo padre… [sinossi]

Prosegue nella sua ironica destrutturazione del cinema di genere, Matthew Vaughn. Lo fa, con questo Kingsman – Secret Service, aderendo ai canoni estetici di un preciso filone (quello spionistico-bondiano) per inserirvi divagazioni, riferimenti ad altri generi cinematografici, un umorismo sopra le righe di marca pop, e un recupero ironico e scanzonato di icone e topoi del passato. Un’operazione non molto diversa, per il genere spionistico, da quella che il regista inglese fece già col suo Kick-Ass; film, quest’ultimo, che riprendeva il filone dei supereroi per smontarlo e riderne, aderendo però nel contempo ai suoi canoni di base. Non è un caso, probabilmente, che Vaughn abbia scelto di rinunciare, per dirigere questo film, alla regia di un colosso come X-Men: Giorni di un futuro passato: pur avendo dimostrato, in passato, di saper maneggiare anche registri più classici (e un esempio ne è proprio il precedente episodio della saga degli uomini mutanti), il regista si trova probabilmente più a suo agio con operazioni come questa; in cui lo sberleffo, la smitizzazione e l’accumulazione parossistica di elementi sopra le righe vanno a contaminare (ma anche a dare nuova linfa) a filoni vecchi quasi quanto il cinema. Filoni che comunque, è bene dirlo, Vaughn sceglie di prendere di petto in momenti di particolare vitalità: se Kick-Ass arrivava in periodo di piena inflazione di supereroi cinematografici, questa nuova opera approda sugli schermi quando il genere spionistico è ben vivo e prolifico: la saga di Jason Bourne ha visto il suo ultimo capitolo solo tre anni fa, Bond è in procinto di ritornare in sala. Divertirsi con qualcosa di vitale, e riconosciuto dal pubblico, è evidentemente più soddisfacente, per il regista britannico.

Vaughn sceglie qui di ispirarsi a una graphic novel di Dave Gibbons e Mark Millar, prendendone tuttavia solo l’ossatura di base, e modificando la sostanza di molti personaggi. Ciò che non cambia è il mood bondiano del racconto (opportunamente aggiornato al ventunesimo secolo), fatto di armi sempre più piccole, tecnologiche e letali, eleganza british negli abiti e nei modi (anche, e soprattutto, prima di uccidere qualcuno), improbabili villain dalle mire sproporzionate quanto il loro ego (qui un Samuel L. Jackson per cui non si può non provare immediata simpatia). Vaughn, tuttavia, riesce da un lato a mantenersi fedele, negli snodi salienti della narrazione, alle convenzioni del genere; e dall’altro a introdurvi elementi altri, mutuati da diversi filoni, a volte integrandoli nella struttura del racconto, altre volte facendoli collidere fragorosamente con essa. L’ingresso del giovane Eggsy (un convincente Taron Egerton) nell’organizzazione guidata dall’agente col volto di Colin Firth è una formazione/iniziazione che da un lato rimanda a molto cinema bellico, agli addestramenti sfiancanti di marines e affini che tante volte abbiamo visto sullo schermo; dall’altro, in un certo spirito cameratesco/di formazione, fa pensare persino alla saga di Harry Potter, nonché ad alcuni recenti esempi di saghe young adult che, nella loro incarnazione cinematografica, le sono state in parte debitrici (viene in mente il fantascientifico Ender’s Game). Può sembrare un paragone azzardato, ma l’universo del maghetto di J.K. Rowling è richiamato anche nella descrizione di un mondo parallelo e operante “dietro le quinte” (anche fisicamente) di quello di tutti i giorni, nella fantasiosa presentazione di un’agenzia di spionaggio transnazionale capace di nascondersi a media e governi mondiali.

Nella regia, Vaughn decide di spingere sul pedale del parossismo meno di quanto fece in Kick-Ass, sfogando il suo gusto pop ed eccessivo nelle pur ricche sequenze d’azione. Tra queste, va segnalato almeno lo scontro successivo al prologo, con la prima apparizione della letale Gazelle di Sofia Boutella, un violentissimo ed esilarante massacro all’interno di una chiesa (di cui non riveliamo il contesto) e la pirotecnica sequenza conclusiva. Il tutto, all’insegna di un dinamismo e di un iperrealismo che deve molto al cinema di Hong Kong e a certe sue rielaborazioni occidentali in salsa pulp (d’altronde, è vero che anche il recupero dei modelli di action orientali sta diventando sempre più una sorta di cliché, qui per fortuna sfruttato produttivamente).
La sceneggiatura, scritta insieme alla collaboratrice storica Jane Goldman, bada al sodo, e caratterizza personaggi (positivi e negativi) quanto basta per generare l’empatia necessaria; non avendo paura di aderire agli elementi più tipici (la vendetta, la riconoscenza verso il mentore, la “presa del testimone” da parte del pupillo) necessari al dipanarsi della storia. Una scelta di essenzialità che vuole ribadire l’idea di un prodotto che ha come scopo principale quello di intrattenere, strizzando contemporaneamente l’occhio allo spettatore più competente e attento. L’unico, vero appunto che potremmo fare al film è l’inserimento di qualche elemento leggermente fuori tono, in cui il gusto più ironico e dissacrante del regista sembra prendere il sopravvento, disinteressandosi del tono della narrazione: ne è un esempio la sequenza di chiusura, divertente quanto poco giustificata narrativamente, che ovviamente non sveleremo. Resta comunque, questo Kingsman, un prodotto di intrattenimento perfettamente bilanciato tra gusto cinefilo e dissacrazione, recupero di topoi e loro irrisione, gratuito godimento filmico e consapevole riflessione sui generi. Un risultato da valutare certo positivamente.

Info
Il trailer di Kingsman – Secret Service su Youtube.
Kingsman – Secret Service su facebook.
Il sito ufficiale di Kingsman – Secret Service.
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