La dolce arte di esistere

La dolce arte di esistere

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Esile e vagamente autocompiaciuta, La dolce arte di esistere è una commedia esistenziale, ammantata di ambizioni di non poco conto che fatica enormemente a sviluppare.

Soli e invisibili

In un mondo in cui si suppone esista l’invisibilità psicosomatica, ovvero in cui le persone con difficoltà di relazione, in certe situazioni, diventano letteralmente invisibili, seguiamo l’incontro tra Roberta, che ha bisogno di attenzione, altrimenti scompare, e Massimo, che al contrario, scompare se sente attenzione su di sé. [sinossi]

A livello distributivo ci troviamo stranamente – ma forse non troppo – in un periodo di eccessivo affollamento di film italiani a basso budget che, agli occhi – attenti o disattenti che siano – dello spettatore finiscono per assomigliarsi un po’ tutti tra loro. The Repairman, Soldato semplice, Ameluk, Tempo instabile con probabili schiarite… Tutti titoli che si aggrappano al codice della commedia e che forse sono stati realizzati sull’onda del piccolo grande caso della scorsa stagione, Spaghetti Story.
La dolce arte di esistere rientra pienamente in questa categoria: film a basso costo, che si è potuto girare grazie a un’operazione di crowdfunding, e che punta a ritagliarsi una parzialissima fetta di mercato.
Quel che non convince in generale in queste operazioni è innanzitutto il loro volersi posizionare, senza creare disturbo, nella schiera sin troppo affollata dei film italiani che non osano, che non provano mai a raccontare qualcosa di diverso. La loro natura, il loro fine, la loro “mission” è quella di esistere, prima ancora che di sorprendere, stupire, spiazzare. Ma allora se lo spazio che ci si vuole ritagliare e il pubblico che si vuole incontrare sono, sia pur in una scala ridotta, gli stessi di quelli di prodotti similari che hanno ben più sostanziosi supporti produttivi, ci si domanda quale sia la reale necessità di operazioni siffatte, se non una tautologica auto-affermazione del proprio essere (e in cui, al limite e per paradosso, lo spettatore pagante è un di più non necessariamente richiesto).

La dolce arte di esistere, secondo film di Pietro Reggiani (che, come esordio, ha al suo attivo L’estate di mio fratello), cerca sì di vagheggiare altissimi riferimenti cinematografici (Mio zio d’America di Resnais, il cui debito è evidente nell’uso di una voice over “scientifica”), prova a mettere in piedi un racconto eccentrico giocato sullo sguardo e sul vedere (i due protagonisti che, se particolarmente imbarazzati, spariscono letteralmente dall’inquadratura), tenta di costruire una vicenda generazionale che sappia farsi universale (il difficile percorso di crescita di alcuni giovani, oscillanti tra la disattenzione totale dei loro genitori o della loro eccessiva cura e tutela), ma finisce per architettare una storia che un tempo si sarebbe detta “carina”, così come si diceva di tanto cinema italiano degli anni Novanta.
Non stupisce, non spiazza e non sconvolge infatti, La dolce arte di esistere, che invece – reggendosi solamente sull’esile trovata dell’invisibilità – alla lunga stanca per una sorta di coazione a ripetere, in cui le gag finiscono per accumularsi senza una reale capacità di variare registro.
Come si diceva, è bella l’idea della voice over esterna, da narratore onnisciente e scientifico che scandaglia con precisione i comportamenti umani dei protagonisti del film, ma è un’idea che non riesce a “ramificarsi”, a dilatarsi in una riflessione filosofica (come invece, naturalmente, succedeva in Resnais), e anzi resta chiusa in una sorta di cronachismo sterile, di dettagliata ed esornativa registrazione dei comportamenti dei protagonisti. Si aggiunga che il basso budget della produzione traspare in maniera sin troppo evidente da una fotografia “basica”, e allora viene da concludere – anche un po’ banalmente – che sarebbe stato preferibile fare di questo film un semplice cortometraggio, sia per la zoppicante struttura narrativa, sia per una cura dell’aspetto visivo che avrebbe forse potuto essere meglio gestita in un minutaggio più ridotto.

Info:
Il trailer di La dolce arte di esistere su Youtube
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