WAX – We are the X

WAX – We are the X

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Per il suo esordio nel lungometraggio dal titolo WAX – We are the X, Lorenzo Corvino sceglie di puntare su un mix di road movie e mockumentary, colorandolo con le diverse sfumature del genere, con suggestioni e citazioni. Film d’apertura del 16° Festival del Cinema Europeo di Lecce e ora in sala.

Figli di un Dio minore

Monte Carlo. Due uomini e una donna sono inviati nel Principato per le riprese di uno spot. Il loro viaggio on the road attraverso il sud della Francia e la Costa Azzurra si rivela un incarico ben più arduo del previsto, messi alla prova da eventi rocamboleschi e persone dietro cui si nascondono cose oltre il loro controllo. [sinossi]

Gioca in casa Lorenzo Corvino, la cui opera prima dal titolo WAX – We are the X è stata scelta per aprire il 16° Festival del Cinema Europeo. In attesa di una futura uscita nelle sale, il regista leccese approda sugli schermi della kermesse salentina dopo un fortunato tour fuori dai confini nazionali nel Vecchio e nel Nuovo Continente che lo ha portato da Palm Beach a Hong Kong, passando per Madrid e Londra, dove si è aggiudicato il Best Foreign Language Feature Film all’ultima edizione dell’International Filmmaker Festival of World Cinema.

Nella triplice veste di produttore, sceneggiatore e regista, Corvino firma un’ammirevole operazione indipendente low budget che per arrivare in porto ha potuto contare unicamente sullo sforzo congiunto di una factory e di soli investimenti privati. Ma all’ammirevole impresa produttiva purtroppo non corrisponde un esito di egual misura, sul quale pesa una fragilità nello script in parte compensata da una confezione estetico-formale degna di nota, che mette chiaramente in mostra le potenzialità tecniche e stiliste dell’autore. Quest’ultima emerge da una serie di soluzioni visive e scelte registiche che denotano un’elevata conoscenza del linguaggio, della tecnica e dell’uso dell’hardware, supportata da un montaggio, da una fotografia e in primis da un lavoro di sound design di discreta fattura.
Il tutto però non basta a tamponare i non pochi fili lasciati scoperti dalla fase di scrittura, troppo attenta a tenere insieme i singoli pezzi della storia in modo che tutti i tasselli trovino la loro giusta collocazione, piuttosto che preoccuparsi di ottenere un corpus drammaturgico e narrativo compatto e fluido.
Il cinema è anche – e dovrebbe essere soprattutto – portatore sano di un racconto attraverso una storia e dei personaggi che coesistono in maniera armoniosa, completandosi e sostenendosi a vicenda sino all’arrivo dei titoli di coda. Un film come WAX, invece, appare agli occhi dello spettatore come il risultato di un assemblaggio di idee e spunti narrativi interessanti, ma non coesi. Ne scaturisce un frastagliamento al quale serve il solito doppio e triplo salto mortale per ricucire i pezzi.
Il regista salentino soffre la “sindrome dell’opera prima”, quella che spinge l’esordiente di turno a tramutare il film in una sorta di showreel dove mettere in vetrina esperienze maturate, tecniche acquisite e ancora da sperimentare, oltre a tutta una serie di suggestioni e spunti (nel suo caso riferimenti visivi e non solo a situazioni, momenti, sensazioni e figure che scomodano la Nouvelle Vague) presi in prestito e raccolti negli anni che hanno preceduto il lavoro dietro la macchina da presa. Questo perché si ha l’ansia di dover dimostrare a qualcuno e non solo a se stessi di meritarsi da lì a breve una seconda possibilità. Di conseguenza Corvino, come tantissimi altri come lui, si sono giocati tutto, senza pensare che quel tutto magari non era sempre funzionale all’opera e alle esigenze che richiedeva, in primis un disegno più attento delle one line e dei caratteri dei tre personaggi principali. Questi vengono coinvolti in un ménage à trois, il cui unico motivo di interesse e originalità è legato al fatto che, a differenza di celebri esempi provenienti dal passato (da Y tu mamá también a Jules et Jim e The Dreamers), non deriva da un qualcosa di patologico o di escatologico che distrugge e allontana, ma è la chiave che spalanca le porte all’esaltazione del valore dell’amicizia e della solidarietà generazionale.

Detto questo, WAX passa attraverso un road movie old style che si tinge delle diverse sfumature dei generi, colorandosi di toni e registri che ne cambiano in modalità random l’epidermide e l’identità. Di fatto, ci si trova al cospetto di un’opera ibrida che al romanzo di formazione generazionale on the road affianca lo schema collaudato del mockumentary (la mente torna in particolare a Road to L. della coppia formata da Federico Greco e Roberto Leggio, anche se la lista di operazioni analoghe è piuttosto vasta), ma in un POV (point of view in soggettiva) 2.0 che sfrutta una riuscita moltiplicazione di apparati di nuova concezione (più smartphone in simultanea che riprendono), nel mezzo del quale scorre una traccia mistery chiamata a calamitare a sé la platea. Corvino gioca con lo spettatore al gatto e al topo, scoprendo le carte progressivamente e vi riesce soprattutto negli ultimi trenta minuti, ossia quando il meccanismo thrilling prende forma e sostanza. Ma è davvero troppo tardi per riportare a galla le sorti dell’opera, che rimane ferma quasi sulla soglia della sufficienza. Nota positiva la perfomance di Gwendolyn Gourvenec, da tenere d’occhio e molto convincente nel ruolo di Joelle.

Info:
La scheda di WAX – We are the X sul sito del Festival del Cinema Europeo
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