Citizenfour

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Con Citizenfour, Laura Poitras racconta il disvelamento della più grande e sistematica violazione di privacy che la storia moderna ricordi: in un documentario che ha il piglio del thriller unito al rigore del reportage. Premio Oscar 2015.

L’oppressione globalizzata

2013: il tecnico informatico, consulente della Cia, Edward Snowden, decide di rivelare al mondo il più massivo programma di sorveglianza della storia moderna, portato avanti dall’americana National Security Agency con la complicità di governi stranieri e aziende di telecomunicazioni. Un’invasione della privacy gigantesca e sistematica, di cui viene reso conto ai giornalisti Glenn Greenwald ed Ewen MacAskill, in una serie di incontri documentati dalla regista Laura Poitras… [sinossi]

Forte dell’Oscar ricevuto nella categoria documentari, di una serie di altri, prestigiosi premi internazionali (tra questi, il BAFTA e l’Independent Spirit Award) e dei lusinghieri giudizi della critica d’oltreoceano, Citizenfour approda nelle nostre sale. È un’operazione peculiare e rischiosa, quella della regista Laura Poitras, visto che il tema scelto è ben lungi dall’essere esaurito o storicizzato: al contrario, la vicenda politica di Edward Snowden, e delle sue rivelazioni sui massivi programmi di sorveglianza statunitense, è argomento di stretta attualità, tuttora in pieno divenire, e dalla conclusione più che mai incerta. Proprio in questo suo carattere di opera pienamente calata nel contesto (storico, politico, sociale) del suo oggetto, di prodotto che fotografa un quadro provvisorio e in mutazione, sta una delle caratteristiche più interessanti del documentario della Poitras: che racconta la sua storia col vigore del thriller politico, quello che ha caratterizzato alcune delle pagine migliori del cinema statunitense (quelle di qualche decennio fa) unito all’urgenza sanguigna della cronaca, di una vicenda che più che mai preme per essere raccontata. La regista, d’altronde, è tutt’altro che nuova ad operazioni del genere: i precedenti My Country, My Country e The Oath (datati rispettivamente 2006 e 2010) che raccontavano la guerra in Iraq e la realtà del carcere di Guantanamo, le fruttarono in egual misura il consenso critico e l’ostracismo da parte delle autorità statunitensi.

E Citizenfour, in effetti, cala da subito lo spettatore nell’opprimente, teso clima che lo caratterizzerà fino alla fine: il film inizia infatti narrando il primo scambio di e-mail (opportunamente crittografate) tra un ancora anonimo Snowden e la Poitras, che rivela subito di essere inserita in un programma di sorveglianza per il suo impegno politico. Si respira da subito, fin da queste prime battute, quell’atmosfera di inquietudine e costante minaccia che è (oltre che il concreto risultato di un lavoro svolto sul filo della clandestinità) la precisa cifra stilistica che la regista ha voluto adottare per la sua storia. Non sceglie quindi un’introduzione graduale nel racconto, la Poitras; piuttosto, opta per l’immersione diretta, senza mediazioni, nel flusso di informazioni (e di eventi) che porteranno rapidamente al disvelamento della più inquietante realizzazione del Grande Fratello orwelliano che la storia moderna ricordi. Da New York passando per Berlino, per arrivare alla “location” principale di Hong Kong, il film documenta gli incontri tra l’ex consulente CIA e il giornalista del Guardian Glenn Greenwald; con una parte preponderante ambientata nella camera dell’hotel di Hong Kong in cui Snowden, per un lungo periodo di tempo, ha risieduto anonimamente. Proprio questa parte, fatta di incontri e conversazioni che alludono (senza mostrarlo) a un mondo fuori campo che sta impattando con le rivelazioni di Snowden, è di fatto il cuore del film: una cronaca essenziale e claustrofobica, attraverso la quale il film trasmette tutta l’ansia di una “base” operativa che somiglia sempre più a una prigione.

Il sentore di un potere onnisciente e opprimente (declinato, nel mondo globalizzato, su un palcoscenico mondiale) che schiaccia e mira a ridurre al silenzio al cittadino, è il più diretto debito del documentario della Poitras col thriller di impegno civile degli anni Settanta, con le pellicole di Sydney Pollack e Alan J. Pakula (tra gli altri): diverse modalità espressive per raggiungere atmosfere e un impatto emotivo simili. La differenza principale, tuttavia, è che mentre in molte di queste opere il potere mancava di un volto fisico e riconoscibile, veniva suggerito nelle sue articolazioni ma mai mostrato direttamente, la regista americana non si tira indietro di fronte all’esigenza (propria del suo lavoro di documentarista) di fare nomi e ai cognomi: i vertici della National Security Agency, principali attuatori dei programmi illegali di sorveglianza, le complicità di aziende quali Google, Yahoo, Facebook, Skype e altre; la collaborazione fattiva del governo britannico, e da ultima la figura (resa in una luce tutt’altro che limpida) del presidente americano Barack Obama. La delusione verso una presidenza che tante speranze di cambiamento e trasparenza aveva portato con sé, ma che si è di fatto (in questo come in altri settori) mossa in continuità con le precedenti amministrazioni, è motivo vivo e tangibile nel corso di tutto il film.

La forza di Citizenfour, al netto di un bombardamento di informazioni che spesso lascia lo spettatore frastornato (almeno laddove questi non sia – già – dettagliatamente informato sul tema) sta proprio nel suo fondere impatto emotivo e rigore documentaristico, la resa filmica ed estetica del miglior cinema di finzione (quello che vuole dire, oltre che mostrare) e l’attenzione alla correttezza dei concetti riportati. Documentarismo che non vuole essere “obiettivo” (e non può esserlo) ma che al contempo non declama come quello di Michael Moore: anzi, in una modernità in cui la denuncia delle storture del potere va spesso d’accordo col complottismo (tomba di ogni capacità di ragionamento autonomo) va fatto un plauso a Laura Poitras per il rigore, e la stretta attinenza ai fatti, che informa per intero il suo film. Un risultato senza dubbio prezioso.

Info
Il sito ufficiale di Citizenfour.
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