Il nemico – Un breviario partigiano

Il nemico – Un breviario partigiano

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In occasione del settantennale della Liberazione, Federico Spinetti dedica un documentario a una riflessione storico-culturale sulla guerra partigiana in compagnia degli ex-CCCP, Massimo Zamboni in testa. Il nemico – Un breviario partigiano è formalmente convenzionale, ma serio e profondo, guidato da grande onestà intellettuale.

La ragione sta(va) da una sola parte

Quanto è stereotipata, quanto è viva la parola “partigiano”? Massimo Zamboni, chitarrista e co-fondatore dei CSI, a quindici anni dallo scioglimento della storica band post-punk italiana vorrebbe riunire i membri attorno a un nuovo progetto sul tema partigiano, condividendo pensieri e canzoni. Non una “reunion”, forse un nuovo inizio. [sinossi]

Prossimi al settantennale della liberazione italiana, ci sono parole che sempre meno si pronunciano, sulle quali inizia a scendere una polvere spessa, ben alimentata da revisioni, nuove mode politico-sociali improntate al “qui e ora”, rimozioni di massa. O ancora, parole che si smette di pronunciare perché si vogliono superate, non più necessarie perché il paese ha fatto pace con la propria memoria. Poi, se si scava più a fondo, se magari quelle parole si ha il coraggio di dirle, gli spiriti si rianimano, si riaccendono discussioni, dando piena evidenza a un conflitto che nelle coscienze rimane. Spesso in occasione del 25 aprile abbiamo assistito a cose indegne, come contestazioni e prese di distanza. In pratica la nostra repubblica è nata su macerie ideali che non si sono mai del tutto ricomposte, e il fascismo resta sotterraneo, in atti e pensieri quotidiani, se non in manifestazioni più evidenti. È intorno alla parola “partigiano” che prima di tutto nasce il progetto di Il nemico – Un breviario partigiano di Federico Spinetti, realizzato come testimonianza di una riflessione condivisa con ciò che rimane degli ex-CCCP e CSI.
“Le parole sono importanti” diceva Nanni Moretti in Palombella rossa (1989). In Il nemico Massimo Zamboni, uno dei componenti del gruppo punk rock, vero protagonista del documentario, ne utilizza una particolarmente significativa: in Italia il fascismo è stato “coccolato”, e in ciò risiede una delle ragioni più decisive per la mancata, vera pacificazione nazionale sul tema della dittatura e della guerra partigiana. Non c’è mai stata un’univoca e chiara ammissione di colpa per ciò che è stato commesso dal regime, anzi a più riprese ci si è pure platealmente riallacciati a quella tradizione con orgoglio. Oppure si è preferito per lo più tacere, evitare l’argomento, far scendere rapidamente la polvere su cose e parole, e far rinascere il nostro paese in un’errata idea di continuità storica. Buona parte dei funzionari e dirigenti statali passarono indenni dal regime alla repubblica, il MSI si presentava già alle elezioni nel 1948, appena tre anni dopo la fine della guerra. Come si può fare pace idealmente con un paese tanto indulgente verso se stesso?

Il nemico è un progetto di memoria e riflessione non particolarmente brillante o originale sotto il profilo cinematografico, ma affrontato con approccio serio e profondo. Massimo Zamboni ripercorre brevemente il percorso artistico di CCCP e CSI (per chi ama la loro musica, è emozionante vedere Zamboni aprire un pacco postale con tutti i loro vinili e cd) per poi riunirsi con una parte degli ex-componenti e la new entry Angela Baraldi lavorando intorno a nuovi pezzi musicali.
Si ritrovano nel teatro di Gualtieri, luogo culturale della provincia reggiana che vanta una lunga storia di teatro sociale; provano, discutono, si confessano, mentre Zamboni ci accompagna parallelamente in un viaggio personale a ritroso nella storia della sua famiglia sulla base di un libro da lui scritto, L’eco di uno sparo, uscito in libreria il 31 marzo scorso.
A differenza di chi ha sempre rifiutato un confronto obiettivo col proprio passato, Zamboni rievoca il clima di terrore dei giorni della liberazione, ma dà conto anche di una vicenda della propria famiglia che testimonia la violenza partigiana (suo nonno, segretario del Fascio, fu ucciso in bicicletta nella campagna reggiana). Spinetti e Zamboni visitano i luoghi, ricercano documenti d’epoca pubblici e privati, per conferire alla riflessione storica una sfumatura piuttosto inedita: la guerra “piccola” e privata, combattuta per ragioni personali e spesso lontane dal vero impegno politico.
È una riflessione che prende le mosse da una lastra commemorativa dei caduti della Resistenza in cui Zamboni rintraccia partigiani deceduti di tutte le età, anche molto giovani. Che cosa ne potevano sapere dei giovanissimi ragazzetti delle ragioni profonde di guerra e storia? Spesso, insomma, la guerra partigiana era combattuta per ragioni minute, per rivendicazioni tra famiglie opposte o vendette per torti subiti dai fascisti. Un’adesione immediata, emotiva, a-ideologica alla rivendicazione di uno spontaneo sentimento di giustizia, che si riconduce anche a un’altra interessante riflessione di Zamboni. Istintivamente è infatti facilissimo intuire dove stava la ragione, e aderirvi con effetto immediato: molto più impervio è capire le ragioni degli altri, come si è potuto dare luogo a un sistema sociale che prevedeva la violenza e la repressione in modo così endemico.
A tale quesito Il nemico non vuole rispondere, ma porta comunque la testimonianza della stessa famiglia di Zamboni, che in quegli anni aderì decisamente al fascismo per difendere i propri interessi terrieri (una delle letture più vulgate sull’avvento della dittatura in Italia). Ancora più significativo appare però il racconto del silenzio disceso sul tema in famiglia. E non è un caso che lo stesso Zamboni, da sempre ben lontano dalle simpatie politiche familiari, abbia avuto la curiosità e il desiderio di capire. In qualche modo, ciò assume i tratti di uno svelamento della falsa coscienza fascista. Solo chi non è in pace con se stesso, si rifugia nel silenzio.

Spinetti dà forma a tale discorso tramite brani audiovisivi eterogenei. Pedinamento di Zamboni e delle sue peregrinazioni reggiane in cerca di memoria del territorio, momenti di collaborazione e scontro tra i musicisti, sequenze dedicate a concerti di questa nuova formazione, in cui Angela Baraldi prende il posto di Giovanni Lindo Ferretti, letture e monologhi di Zamboni, qualche parentesi ai limiti del videoclip: a livello formale l’insieme non appare molto stimolante, nel solco di un linguaggio documentario piuttosto convenzionale. Così come resta dominante un’aria generale di film su “occasione” (i settant’anni del 25 aprile, la necessità di una celebrazione, l’uscita del libro di Zamboni, la testimonianza di un ritorno alla collaborazione tra gli ex-CCCP con l’inserimento di una nuova cantante): un progetto editoriale a largo raggio, in cui Il nemico mantiene tuttavia una sua certa indipendenza espressiva.
Superando infatti l’occasione contingente e celebrativa, Spinetti e Zamboni riaprono dibattiti storico-culturali con accenti molto sinceri e con evidente cognizione di causa. Si avverte un grande lavoro di documentazione, e soprattutto un grande lavoro su se stessi. Riflessioni personali, memorie, riscoperta delle proprie radici dilaniate, e l’importanza della storia minuta territoriale per poter capire più a fondo le ragioni dell’insieme (molto significativa la visita alla casa-museo dei dimenticati sette fratelli Cervi).
Più di ogni altra cosa, Il nemico può fregiarsi di un’evidente ed emozionante onestà intellettuale, lontana da manipolazioni ideologiche a posteriori. Per capire le proprie ragioni, le ragioni degli altri, ma affermare senza tentennamenti che la ragione stava da una sola parte. Quel che nessuno sembra (più) avere il coraggio di fare, perché oggi le parole pesano, fanno paura. Ma più pesano, più è necessario dirle. Partigiano.

Info:
La scheda di Il nemico – Un breviario partigiano sul sito di Lab 80
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1 Comment

  1. Antonio 17/04/2015
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    Bello, articolo non solo cinematografico. Il coraggio di parteggiare, come diceva Antonio “odio gli indifferenti…”.
    Solo chi non è in pace con se stesso, si rifugia nel silenzio… Vale per popoli e persone.

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