Child 44 – Il bambino N. 44

Child 44 – Il bambino N. 44

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Un bestseller, un cast stellare e un’ambientazione storica affascinante. Gli ingredienti per un bel thriller d’ambientazione sovietica c’erano tutti, ma Child 44 di Daniel Espinosa è un puzzle sgangherato e senza mordente.

Il thriller mancato

Leo Demidov, agente segreto della polizia sovietica, perde prestigio, potere e la propria casa quando si rifiuta di denunciare sua moglie Raisa, rea di essere una traditrice del regime. Esiliati da Mosca e costretti a trasferirsi in un lugubre avamposto provinciale, Leo e Raisa si alleano con il Generale Mikhail Nesterov nel tentativo di risalire all’identità di un efferato serial killer, predatore di ragazzini… [sinossi]

Il thriller, talvolta genere nobile per autori di serie “A” (Scorsese con Shutter Island, per dirne uno), tal’altra (ma sempre meno) piacevole trastullo cerebrale dai natali meno blasonati, non va più tanto di moda e, forse sdegnato per temporaneo disinteresse che gli tributa l’industria hollywoodiana, è migrato proficuamente sul piccolo schermo dove imperversa, con suoi amabili twist narrativi, nelle serie tv statunitensi. Ma in fondo è sufficiente pescare dalle classifiche di vendita dei libri un tomo sufficientemente di successo, aggiungervi un cast di tutto rispetto e il gioco è fatto, basta solo attendere che l’odierno pubblico cinematografico “young adult”, sempre più assuefatto da supereroi e Hunger Games o epigoni, abbocchi all’amo. A tentare la sorte, ma con a fargli da scudo protettivo tutti gli ingredienti succitati, è ora Child 44 – Il bambino N. 44 di Daniel Espinosa (Safe House) tratto dall’omonimo bestseller di Tom Rob Smith e impreziosito dall’augusta presenza nel cast, tra gli altri, di Tom Hardy, Noomi Rapace, Gary Oldman e Vincent Cassel.

Il sentore del prodotto industriale dunque è piuttosto pungente già nel concept e si diffonde per tutti i 137 minuti di durata del film di Espinosa. Eppure il mix di romance e serial killer infanticida, sullo sfondo della bigia era stalinista del sospetto, appare in tutta evidenza foriero di un intrattenimento ammantato di nobile impegno e proficuo ripasso storico, ma qualcosa in Child 44 deve aver inceppato un meccanismo che sembra proprio non voler partire mai.
Protagonista della vicenda è l’agente Leo Demidov (Tom Hardy), fiero servitore dello Stato e agente della polizia sovietica in carriera. Quando però gli viene chiesto di indagare sulla presunta attività sovversiva della moglie (Noomi Rapace), la sua fede nel sistema vacilla e, per via della mancata delazione, finisce relegato in un avamposto di provincia, al freddo e al gelo. Qui il suo destino incrocia nuovamente (era già successo a Mosca) quello di un serial killer di bambini. Ma nella Russia di Stalin ammettere l’esistenza di un tale malfattore è già di per sé un atto di alto tradimento.

Poco interessato a soffermarsi sul côté sovietico – basta in fondo qualche donna col foulard e uomini in bretelle e/o colbacco – Espinosa procede inanellando una serie di sequenze dal respiro corto, che non riescono né a descriverci i personaggi né a infondere, nonostante la loro fugace brevità, una qualche parvenza di ritmo alle vicende. Il succo del discorso poi appare piuttosto scontato: Stalin aveva instaurato un clima di sospetto e delazione e dunque era cattivo, ma un assassino di bambini e Hitler lo sono ancor di più.
Quanto al versante thriller, questo tarda a lungo a manifestarsi in Child 44 e se la cosa poteva funzionare bene nel romanzo, dove i numerosi eventi iniziali deviano l’attenzione dagli omicidi seriali aumentando però di fatto la tensione, la cosa regge assai meno sul grande schermo, dove assistiamo a un proliferare di scenette-lampo che alternano i giochi di potere della polizia alla complessa situazione matrimoniale dei coniugi Demidov.
Il versante action poi, oltre a risultare tardivo, è davvero tirato via e complessivamente mal diretto, al punto che la presenza al montaggio di Pietro Scalia (al fianco di Dylan Tichenor), fa sospettare che il premio Oscar sia stato chiamato per cercare di salvare la situazione in corner. Si assiste infatti a improvvise ellissi mascherate malamente da un immotivato montaggio alternato, mentre i piani orditi dal protagonista ci vengono mostrati senza essere mai stati precedentemente esposti, e dunque perdendo ogni mordente. Nell’unico duello che sembra possedere un’idea di messinscena, con i due contendenti intenti a lottare nel fango, un brusco stacco ci mostra il nostro eroe dapprima sfiancato nella mota e un istante dopo in piedi, pronto a colpire alle spalle il suo avversario. Per non parlare poi della ragione, che resta oscura, per cui Leo e signora si cambiano gli abiti di nascosto nel bosco prima di recarsi a Mosca, mentre la situazione si fa infine risibile quando i due si lanciano all’inseguimento dell’auto del sospettato a piedi e riescono serenamente, senza neanche dover correre, a raggiungerlo.
Peccato inoltre che, in perfetto stile hollywoodiano, il personaggio di Leo, nel passaggio dal romanzo al film, perda gran parte della sua ambiguità (nel libro appare in principio assai più spietato e ligio al dovere) e, nonostante la presenza scenica di Tom Hardy, si trasformi in una vittima del sistema sempre pronta a sfoderare uno sguardo vacuo e tenerone da cane bastonato.

Certo bestseller non significa per forza blockbuster e gli incassi statunitensi di Child 44 lo dimostrano, ma sorprende quanto a partire da cotali ingredienti, il film di Espinosa riesca ad essere così scialbo e privo di tensione, pigramente assiso sulla forza inespressa dei suoi sapidi (almeno sulla carta) ingredienti. E il risultato è dunque un puzzle sgangherato e senza mordente, che tralascia con una palese trascuratezza ogni opportunità di intrattenimento, coinvolgimento emotivo, tensione. A quanto pare il ritorno in auge del thriller sul grande schermo tarderà ancora un po’ a venire.

Info
Il sito ufficiale di Child 44.
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