Where I Am King

Where I Am King

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Capitalismo in crisi e proletariato dei bassifondi si incontrano in una commedia musicale garbata, ma intrisa di paternalismo e populismo: Where I Am King di Carlos Siguion-Reyna. Al FEFF 2015.

Canticchiando nei bassifondi

Ricardo Villena scopre di essere sull’orlo del fallimento nello stesso giorno in cui gli viene annunciato che il matrimonio della nipote Anna è stato mandato a monte, e che anche stavolta il nipote Ricky non riuscirà a laurearsi. Ricardo è convinto che la loro fragilità nell’affrontare le prove della vita derivi dal fatto che sono cresciuti sotto una campana di vetro, in una zona esclusiva di Manila. Decide così di portarli nella sua casa natale a Tondo dove ha intenzione di insegnar loro la vita reale, e a “tirar fuori le palle”. [sinossi]

La crisi economica nelle Filippine, tra una gioventù alto-borghese in crisi e priva di talento e la vitalità, talvolta venata di piccola criminalità ed espedienti, del proletariato dei bassifondi. Non è uno sguardo propriamente ottimista quello che il regista Carlos Siguion-Reina dedica alla società filippina contemporanea nella graziosa commedia a sfondo musicale Where I Am King, presentata al Far East Film Festival 2015. Protagonista è un ex magnate della finanza ora in bancarotta, nonno Ricardo, patriarca di una famiglia di smidollati ricconi che si ritrova a fronteggiare lo spettro dell’imminente povertà. Ricardo però possiede una forza innata in grado di aiutarlo a fronteggiare la situazione, che gli proviene dalle sue radici, ben salde nella natìa Tondo, patria di quei rivoluzionari che, lottando contro gli spagnoli, garantirono l’indipendenza delle Filippine. E questa forza, nonno Ricardo è fermamente intenzionato a trasmetterla ai nipoti, ben consapevole che forse, coraggio e autoaffermazione, hanno saltato una generazione.

Ecco allora che il patriarca in rovina convince i nipoti a trasferirsi con lui nel vecchio e cadente condominio in cui è cresciuto, auspicandosi una loro rieducazione alla vita attraverso il contatto con un proletariato vitalistico, caciarone e mai domo. I genitori dei due ragazzi, nonché figli di Ricardo, tramano però alacremente per favorire il rientro dei giovani nelle loro altolocate magioni. Ma la nipote femmina ha appena scoperto che il suo promesso sposo l’ha tradita e forse a Tondo può incontrare un nuovo amore, più onesto e sincero; il nipote maschio invece, costretto dai genitori a frequentare, senza successo, la facoltà di Economia, sogna di fare il cantautore e nei bassifondi troverà l’ispirazione giusta, collaborando con dei ragazzi locali, in grado di insegnargli a parlare al cuore delle persone, attraverso la musica.

Tutto procede come da copione, tra momenti di sconforto (le condizioni di vita a Tondo non sono proprio ideali) e altri di esaltazione (i rapporti umani, ça va sans dire, sono in loco più veri e autentici), mentre le canzonette pop composte ed eseguite dai protagonisti, costituiscono l’orecchiabile e coinvolgente collante tra alto e basso, tra le ultime vestigia di una ricchezza che svanisce e la riscoperta di una vita proletaria verace, per quanto disagevole. Carlos Siguion-Reyna mescola le sue carte abilmente e non rinuncia a mettere in scena momenti anche piuttosto forti, che riguardano le condizioni igieniche disastrose in cui versano gli abitanti di Tondo, tra water ostruiti e insetti striscianti, ma non nasconde mai che il suo reale obiettivo è soprattutto intrattenere e sedurre il proprio pubblico.

In fondo poi gli ex ricconi sono discesi dei loro grattacieli per ritinteggiare il cadente condominio di Tondo, e anche un drammatico détour di nonno Ricardo, guidato da bambini cenciosi e sorridenti nelle favelas, finisce per emanare un pungente sentore di turismo nei bassifondi, che rivela tutto l’intento paternalistico ed edificante di questa storia.
Insomma, in maniera non dissimile da quanto avviene nella commedia nostrana, anche in Where I Am King c’è bisogno di un filtro borghese per raccontare il proletariato, magari con il supporto di qualche ammiccante canzonetta. “Sono povero, ma chi se ne frega” recita uno dei brani più coinvolgenti, un irresistibile tormentone pop, in grado di ripulire qualsiasi coscienza, anche quella dei più aggressivi tra capitalisti pentiti.

INFO
La scheda di Where I Am King sul sito del Far East Film Festival
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