Unsung Hero

Unsung Hero

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Buddy movie, arti marziali, meta-cinema, commedia e melodramma si mescolano in Unsung Hero di di Take Masaharu un canto d’amore verso il cinema e tutti coloro che contribuiscono a farlo. Al FEFF 2015.

To Die for

Honjo Wataru è un suit actor che idolatra Bruce Lee, ma in venticinque anni di carriera non ha ancora ottenuto nemmeno un briciolo della fama del suo idolo. Malgrado i suoi sogni frustrati, rimane devoto al suo mestiere e alle sue acrobazie, che mettono alla prova i limiti del suo corpo di mezza età. Quando Dragon Four, un programma tokusatsu in cui lavora come stuntman, viene adattato per il grande schermo, a Honjo viene promesso un ruolo di primo piano e finalmente senza travestimento. La parte però va al giovane e arrogante attore Ichinose Ryo…[sinossi]

Lo stuntman come condizione esistenziale: figura eroica e defilata dell’universo cinematografico, pronta ad assumersi tutti i rischi senza avere accesso agli onori della ribalta. Ma anche, in fondo, amante supremo e folle della settima arte e per certi versi una sorta di cinefilo patologico, disposto a sacrificare la propria vita per un film o una sua singola sequenza. Ad affrontare, miracolosamente sospeso tra leggerezza e gravità, queste riflessioni è Unsung Hero seconda pellicola di Take Masaharu, insieme a 100 Yen Love, ad essere presentata al Far East Film Festival 2015. La kermesse udinese, in questa 17esima edizione ha mantenuto dunque ancora una volta fede alla propria missione, guidandoci alla scoperta (a numerose scoperte, in realtà) dell’universo poetico di un brillante e ancora non blasonato autore nipponico.

Al centro di Unsung Hero c’è dunque principalmente l’amour fou per il cinema, declinato attraverso una varia e sensibile umanità, per le cui vicende intime e lavorative Masaharu esprime una sincera partecipazione. Protagonista della vicenda è Honjo (Karasawa Toshiaki), attore di mezza età che lavora da tanti anni nell’industria dell’intrattenimento per ragazzi, ma sotto mentite spoglie. Le sue performance acrobatiche sono richiestissime e apprezzate, ma il suo volto rimane ai più ignoto, dal momento che in ogni apparizione sullo schermo è coperto da un casco. Honjo è infatti un “suit actor”, uno di quegli anonimi protagonisti di telefilm o pellicole con supereroi mascherati e fasciati in variopinte tutine di spandex. Quando Dragon Four, lo show televisivo di cui è protagonista, viene riadattato per approdare al cinema, sembra proprio che per lui sia giunto il momento del grande salto, ma purtroppo non è così. Honjo si ritrova infatti a farsi soffiare il ruolo dal giovanissimo Ichinose Ryo (Fukushi Sota), già idolo delle teenagers e ben intenzionato a far rotta verso Hollywood. E dunque, al nostro anti-eroe non resta che indossare la sua tutina superomistica per incarnare soltanto la controfigura del ragazzo. Anzi, giacché c’è, come richiesto dal produttore, dovrebbe insegnargli anche i segreti del mestiere.

Prende il via così un insolito buddy movie, dove il nostro mentore, per quanto affranto dalla sconfitta, si ritrova a traghettare il giovane e indesiderato discepolo in un percorso di formazione al cinema e dunque anche alla vita.
Malinconico e scanzonato allo stesso tempo, Unsung Hero trasporta anche noi spettatori dritti dietro le quinte del cinema d’azione, per rivelarci tutti i segreti di una magia che è sì posticcia, ma anche terribilmente efficace. Tra gag demenziali, coreografie rutilanti, squarci satirici dedicati all’industria cinematografica e parentesi melodrammatiche strappalacrime, il film procede saltando soavemente da un registro all’altro e alternando la coralità del lavoro sul set a lacerti della vita privata dei due protagonisti, ciascuno con un suo evento traumatico alle spalle. Se Honjo ha infatti una ex moglie da riconquistare e una carriera in declino, il giovane Ichinose deve crescere i due fratellini piccoli e, come scopriremo gradualmente, se vuole andare a Hollywood è perché in America risiede la madre, che li ha abbandonati anni prima.
Come in ogni buddy movie che si rispetti, anche in Unsung Hero per il mentore viene il momento di passare il testimone al suo adepto, ma la faccenda qui si fa rischiosa dal momento che pur di consentire a Ichinose di fare il suo primo film hollywoodiano, Honjo accetta di girare una pericolosissima sequenza action, senza cavi né protezioni. E per noi spettatori, sebbene colpevoli al pari del giovane divetto, dal momento che come lui non corriamo alcun rischio, è un vero e rutilante piacere per gli occhi. Allora viene da pensare che forse, tra i vari generi cinematografici affrontati, Unsung Hero voglia alludere persino allo snuff movie, anche solo per lanciarci un monito: quando un film – come questo, ad esempio – riesce a commuovere, divertire, intrattenere, bisogna sempre provare quantomeno una certa gratitudine.

INFO
La scheda di Unsung Hero sul sito del Far east Film festival
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