The Shameless

The Shameless

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Buone notizie per il cinema sudcoreano da Cannes, sponda Un Certain Regard: The Shameless di Oh Seung-Uk è un interessante noir intriso di passioni morbose, sostenuto da un ottimo cast e da una messa in scena puntuale, mai sopra le righe.

Punti deboli e cicatrici

Il tenente Jung Jae-gon è sulle tracce di Park Jun-gil, sospettato di un omicidio. Jung sa che Park entrerà in contatto con la sua amante Kim Hye-kyung che lavora al Macao. Jung, fingendosi un compagno di cella di Park, riesce ad avvicinarsi a Hye-kyung. Giorno dopo giorno viene a crearsi uno strano triangolo fatto di passioni proibite, doppio gioco, speranze e tradimenti… [sinossi]

L’industria dei sogni sudcoreana si accosta al cinema di genere con chirurgica precisione: pur con le dovute differenze, scrittura e messa in scena hanno molto spesso punti in comune con la prassi hollywoodiana. Insomma, ottima confezione, script puntuali, bravi attori. Da questa solida base di partenza, e da una tradizione che si è quasi cristallizzata nel corso della New Wave, si sviluppano le suggestive derive di The Shameless, opera seconda di Oh Seung-Uk (Kilimanjaro) presentata al Festival di Cannes nella sezione Un Certain Regard.
The Shameless è un noir abbastanza prevedibile nei suoi sviluppi narrativi, ma intriso di passioni morbose, vivacizzato da una carica erotica che sequenza dopo sequenza prende il sopravvento sui personaggi, sulla storia, sulle attese spettatoriali. Un triangolo amoroso/sessuale che si nutre di se stesso, tra inganni e tradimenti, perversioni e ossessioni.

Perfettamente in linea con i polizieschi della New Wave, Oh Seung-Uk demolisce l’immagine delle forze dell’ordine. L’ambiguità del tenente Jung Jae-gon impallidisce se messa a confronto con la foga animalesca del più anziano ed esperto collega. Più del ricercato Park Jun-gil, dei vari scagnozzi e malavitosi, e di tutta quell’umanità sconfitta che gravita attorno a Kim Hye-kyung, è proprio la polizia a mostrare un predominante lato oscuro, un abisso di immoralità condita di feromoni. Al contrario, la parabola di Jung segue traiettorie distruttive che sono però percorse da un barlume di passione amorosa, di pietà e comprensione: nei gesti e nelle parole di Jung, come di Park e della femme fatale Hye-kyung, si può rintracciare la speranza o quantomeno l’illusione di una normalità. Come il sogno della fuga, la chimera di Shanghai, la possibilità di una vita di coppia.

A surriscaldare la diligente messa in scena di Oh Seung-Uk sono le performance dei tre protagonisti, in primis la talentuosa Jeon Do-yeon. Già premiata a Cannes nel 2007 per Secret Sunshine di Lee Chang-dong – tra i suoi film, citiamo quantomeno The Harmonium in My Memory (1999), No Blood No Tears (2002), You Are My Sunshine (2005) e My Dear Enemy (2008) – e apprezzata sulla Croisette anche per The Housemaid (2010), Jeon Do-yeon ci regala una femme fatale fragile, sinceramente passionale, disperatamente avvinghiata al suo uomo. Al progetto irrealizzabile di una vita di coppia.
Più che apprezzabili, sul piano squisitamente fisico, le sequenze di combattimento tra Jung (Kim Nam-gil) e Park (Park Sung-woong). Saggiamente, Oh sceglie di non appesantire i concitati vis-à-vis e opta per una messa in scena lineare, molto pulita. D’altronde, il centro gravitazionale di The Shameless è la passione, l’energia che scaturisce dai corpi: sarebbe stato un peccato caricarli di inutili sovrastrutture estetiche. Un cinema di corpi: quelli calpestati da Jung, quelli nudi e inermi di Park e Hye-kyung. Corpi feriti e ricoperti di cicatrici. Ferite e (forse) cicatrici inferte da un coltello, arma che è un refrain del cinema sudcoreano contemporaneo. Arma che, ancora una volta, segna indelebilmente una pellicola.

Info
La scheda di The Shameless sul sito del Festival di Cannes.
Il teaser trailer originale di The Shameless.
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