La legge del mercato

La legge del mercato

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Uno stropicciato Vincent Lindon alla disperata ricerca di un lavoro: in La legge del mercato, Stephane Brizé lo pedina alacremente, ma il suo sguardo è fin troppo rigoroso. In concorso a Cannes 2015.

Tutto per mio figlio

All’età di 51 anni e dopo 20 mesi di disoccupazione, Thierry inizia un nuovo lavoro che lo mette faccia a faccia con un dilemma morale. [sinossi]

Anche se non esiste (e chissà se mai esisterà) un’industria cinematografica made in UE, è comunque possibile individuare l’esistenza ben radicata dei codici di un cinema europeo. Nell’immaginario comune esso corrisponde ad una serie di prodotti d’autore, dai toni più o meno rarefatti, con sovente al centro tematiche di rilevanza sociale, quando non civile, e un personaggio silente che incassa una serie di sconfitte prima di compiere un atto di ribellione. Data la situazione economica da tempo agonizzante, probabilmente oggi non c’è esperienza più largamente condivisa e trans-generazionale della ricerca di un lavoro, e se da noi il problema assume i toni di un’amara commedia (Scusate se esisto), oltralpe la riflessione si fa più pensosa, dal momento che la migliore salute del mercato cinematografico, consente liberamente di spingere l’acceleratore sul dramma.

Se lo scorso anno è toccato ai fratelli Dardenne con Due giorni, una notte affrontare l’argomento, in questa Cannes 2015 è il regista Stéphane Brizé a rilanciarlo con La legge del mercato (La loi du marché), in competizione sulla Croisette.
Nella pellicola, uno stropicciato Vincent Lindon è alla ricerca di un lavoro che gli consenta di pagare gli studi al figlio disabile. Ma l’unico impiego che riesce a trovare è quello di sorvegliante in un ipermercato. Oltre ai furtarelli commessi dai clienti, l’uomo si ritrova però a denunciare anche le piccole scorrettezze dei colleghi, rischiando così di far loro perdere il posto.

Tragedia proletaria senza troppi barlumi di speranza, La legge del mercato non parte da un’idea particolarmente originale (molto più forte in tal senso era il concept del film dei Dardenne, dove la Cotillard doveva convincere i colleghi a rinunciare a un bonus per poter mantenere il lavoro), né contiene particolari guizzi creativi. Brizé si concentra sul suo interprete e lo pedina in ogni aspetto della vita quotidiana, ne osserva le reazioni (poche), ne registra i silenzi. Lindon dal canto suo, efficace come al solito, appare completamente assorbito dal milieu, mentre guarda sconsolato verso un fuori campo che il regista ci nega allo sguardo. Il volto dell’attore è al centro della scena, sempre inquadrato con un’ondeggiante macchina a mano (un topos linguistico irrinunciabile per il neorealismo contemporaneo) e, se si escludono le lezioni serali di danza, la sua immobilità è granitica.

Certo siamo lontani dalla forza di film come Risorse umane o A tempo pieno, entrambi di Laurent Cantet, eppure va ascritto a La legge del mercato un merito non da poco. Il film, infatti, prima di indirizzare le sue tensioni etiche sui binari preannunciati dal plot, si concentra su qualcosa che solitamente viene trascurato: la vera e propria ricerca di un impiego. Ecco allora che il nostro protagonista partecipa a inutili corsi di perfezionamento che non gli garantiscono alcuna assunzione, si presenta ad un colloquio, ne sostiene un altro via skype, infine incassa delle critiche sulla composizione del suo curriculum vitae, il tutto con la sua abituale espressione spaesata. Ad acuire la drammaticità del tutto concorrono poi due elementi fondamentali: l’età avanzata del soggetto e i problemi di salute del figlio.
La legge del mercato possiede un rigore di grande lucidità ed eleganza, ma il suo posizionare ogni tassello nel posto che gli compete è sin troppo cartesiano e a lungo andare prevedibile. Anche l’interazione di Lindon con i numerosi interpreti non professionisti del cast non riesce ad aggiungere tensione né a fornire al film un pizzico di imprevedibilità. In questo modo, paradossalmente, la realtà sotto i nostri occhi finisce per perdere il suo realismo diegetico e rivelarsi per quello che è: una messinscena del reale che il regista tiene troppo a briglie strette.

Info
La legge del mercato sul sito del Festival di Cannes.
Il trailer italiano de La legge del mercato.
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