Le mille e una notte

Le mille e una notte

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Miguel Gomes, tra i nomi più rilevanti del cinema europeo contemporaneo, trasforma la messa in scena della crisi economica portoghese in una sarabanda di intuizioni, narrazioni (im)possibili e deflagrazioni dell’immaginario. Le mille e una notte, alla Quinzaine des réalisateurs a Cannes 2015 e in sala grazie a Milano Film Network.

Scheherazade, la balena esplosa e Dixie il cane fantasma

Prendendo spunto dalla struttura de Le mille e una notte, il regista portoghese Miguel Gomes firma una trilogia che nasconde, dietro una serie di racconti tra il grottesco, il tragico e il surreale, uno sguardo sulla crisi economica portoghese, e su quella dell’Europa. [sinossi]

Se esiste una magia intima, segreta, nascosta tra le pieghe del cinema di Miguel Gomes non va ricercata tanto nell’estro narrativo, che lo porta a creare storie in grado di rapire l’occhio per trascinarlo nel continente ancora poco frequentato del “fantastico” (termine da leggere nella sua accezione più ampia, estesa e stratificata); anche progetti come Tabù o Redemption, per rimanere tra gli ultimi lavori della sua filmografia, che stordiscono lo spettatore con una messa in scena ben al di fuori delle coordinate standard, celano nel profondo una necessità che va oltre la mera – per quanto tutt’altro che semplice – questione dell’immaginario.
Lo dimostra una volta di più, e forse definitivamente, Le mille e una notte – Arabian Night (il titolo originale recita As mil e uma noites), monolito di oltre sei ore di durata atterrato alla Quinzaine des réalisateurs durante i lavori della sessantottesima edizione del Festival di Cannes. In realtà solo a una proiezione del marché è stato possibile assistere a una proiezione consecutiva del film, dato che la Quinzaine in accordo con la distribuzione ha deciso di tagliare Le mille e una notte in tre volumi, intitolati rispettivamente O inquieto, O desolado e O encantado. L’incontro con questo fluviale “racconto dei racconti” si è dunque trasformato in un appuntamento rituale, acquistando una sacralità blasfema, sottilmente anarchica, che ben si lega al contrappunto continuo di un magma solo all’apparenza indistinto.

Le mille e una notte è un film contraddittorio solo se si lega a questo termine un valore di incoerenza. In realtà è contraddittorio perché pone in forma dialogica universi tra loro in apparente contrasto: sposa il documento del reale alla più totale e sfrenata delle invenzioni, raccorda il grottesco e il surreale al tragico e al melò, trova sposalizi insospettabili tra la farsa e la riflessione politica. Miguel Gomes, come già in Redemption, affida al racconto del particolare, a tratti dell’infinitesimale, la lettura del quotidiano. Prendendo spunto dalla struttura de Le mille e una notte (Sheherazade deve continuare di notte in notte il racconto per il sultano Shāhrīyār in modo da far sì che questo non la faccia uccidere), Miguel Gomes affastella una narrazione dopo l’altra affidando a questo schema il fermo immagine di una nazione in crisi.
Da un lato Le mille e una notte, fantasmagoria popolare che è forse il grado zero della fiaba, il punto di non ritorno del fantastico; dall’altro il Portogallo della crisi economica, schiacciato dallo strapotere della troika, impoverito dalle banche. Un paese in cui il dislivello sociale cresce a dismisura, creando nuove sacche di povertà.
Questo racconta, in realtà, Le mille e una notte, a volte in maniera esplicita a volte mascherando la potenza del discorso politico dietro l’intuizione narrativa, l’invenzione, la pura genialità della messa in scena. Ci sono balene che esplodono, galli costretti a difendersi davanti a un giudice che lo sta processando, geni della lampada incastrati in reti nella campagna, sirene, cani che si trovano vis à vis con il fantasma di un loro simile, e chi più ne ha più ne metta. Il cinema torna a farsi pura visione, ma non cede mai completamente al fascino torbido del ludus in quanto tale. Anzi. Proprio dalla visione, dallo sguardo, dall’immagine come punto di (ri)partenza dell’umano nei confronti di una società malata, si crea l’urgenza di un nuovo confronto politico.

Le mille e una notte intrattiene lo spettatore, sorprendendolo a ogni pie’ sospinto, ma non rinuncia mai a problematizzare la questione. Il cinema non è un’arma per mostrare il mondo circostante, è l’arma (unica) per tornare a ragionare sul popolo, e sul popolare. Il sofisticato e colto dedalo di riferimenti orchestrato da Gomes non si pone mai in una posizione di disparità rispetto al popolo che è protagonista unico. Al di là degli oh di meraviglia o delle risate che sovente scaturiscono da ciò che prende corpo sullo schermo, c’è una dolenza palpabile che sprigionano le immagini di Le mille e una notte. Un dolore percettibile ed eterno, il dolore di un’ingiustizia sociale per la quale non si potrà mai davvero trovare una soluzione. Si continua a lottare, in forma collettiva (la corsa verso il mare a Capodanno che acquista un valore quasi rivoluzionario; l’inno nazionale cantato a pugno chiuso in commemorazione del 25 aprile e della Rivoluzione dei Garofani; le interviste ai portuali) e singola, ma senza troppa speranza.
C’è l’atto stesso del vivere, ne Le mille e una notte, e del pensare. Vivere per pensare e pensare per vivere, senza intervalli possibili o cambi di rotta. In questo senso l’ultimo segmento, dedicato alle allodole e agli uomini che le catturano per farle cantare in concorsi, rappresenta il punto più alto di questo studio sull’umano. Come in Redemption il vero e il falso si compenetrano, mescolandosi fino alle estreme conseguenze e dimostrando come, al di là di tutto, si tratti sempre e solo di un racconto. Unica arma per non essere confinati nel limbo, o messi a morte. La narrazione proseguirà, notte dopo notte, fino a quando non saremo tutti morti. O fantasmi, come Dixie il cagnolino e la moglie defunta del visir, che lo accompagna in una danza materiale e impossibile, resa tale solo dalla sovrimpressione. E dal cinema, che ancora oggi sa come uccidere o far risorgere. Potrebbe essere infinito, Le mille e una notte, e nei sogni di ogni cinefilo lo è. In attesa di nuovi racconti che non arriveranno mai, ma sono sempre stati lì. Basta saperli leggere.

Info
As mil e uma noites, il trailer.
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2 Commenti

  1. Pablus 18/03/2016
    Rispondi

    Si conoscono già le sale romane che lo proietteranno?

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