Segreti di famiglia

Segreti di famiglia

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Produttivamente ambizioso e dal respiro hollywoodiano, Louder Than Bombs è una montagna che partorisce un topolino, nonostante il lavoro di scrittura e di montaggio e il cast internazionale (Gabriel Byrne, Jesse Eisenberg, Isabelle Huppert…). Presentato in concorso al Festival di Cannes 2015 e ora in sala in Italia con il titolo di Segreti di famiglia.

(Not) Ordinary People

L’organizzazione di una mostra dedicata alla celebre fotografa Isabelle Reed, tre anni dopo la sua morte inattesa, spinge il marito e i suoi due figli a riunirsi nella casa di famiglia. Riemergono presto tensioni e una drammatica verità sottaciuta per anni… [sinossi]

Dopo Reprise (2006) e Oslo, 31. August (2011), il norvegese Joachim Trier approda al concorso del Festival di Cannes con Louder Than Bombs (in uscita in Italia con il titolo di Segreti di famiglia), ambiziosa coproduzione europea che strizza l’occhio al mercato statunitense. Nomi altisonanti (Gabriel Byrne, Jesse Eisenberg, David Strathairn, Isabelle Huppert) e una confezione impeccabile per un dramma in famiglia vivacizzato dal meticoloso e arzigogolato lavoro di montaggio e scrittura. Un puzzle minimalista che cerca di rimettere a posto tutti i pezzi, ma un po’ troppo frettolosamente. Alla fine, tutto sembra scivolare via senza lasciare traccia.

I limiti di Segreti di famiglia emergono già nella composizione del cast. No, non tanto per l’inflazionata Isabelle Huppert, che in questa pellicola sembra viaggiare col pilota automatico, ma per la scelta di affidare a David Strathairn il ruolo di Richard, giornalista molto legato a Isabelle (Huppert). Nonostante la chiara volontà di rimarcare l’importanza di un personaggio che vedremo in scena poco, anzi pochissimo, la presenza di Strathairn rispecchia perfettamente il meccanismo narrativo e produttivo della pellicola, il suo eccessivo gioco d’accumulo.
Trier e il co-sceneggiatore Eskil Vogt (Blind, Oslo, 31. August) architettano una complessa struttura narrativa, un incastro di flashback e differenti punti di vista. Interessante, ad esempio, la lettura del padre (Gene, Gabriel Byrne) e poi del figlio più piccolo (Conrad, Devin Druid) degli stessi avvenimenti: lo spettatore, posto in una posizione privilegiata, può osservare i meccanismi che portano all’assenza di dialogo, all’incomunicabilità. Ma è perseverando in questa direzione, in questa specie di detection minimalista, che Segreti di famiglia smarrisce misura ed equilibrio, finendo per annacquare alcuni snodi narrativi e forzando dinamiche e sviluppo dei personaggi. In questo senso, si veda la frammentaria e sussultoria costruzione del personaggio di Jonah, affidato a Jesse Eisenberg: le sue azioni e reazioni, al pari del ribaltamento dei rapporti con il padre e il fratello, appaiono meccaniche, piegate alle geometriche necessità dello script. Un teorema che indebolisce, quasi fino a svuotarlo, l’impatto emotivo della pellicola.

Restano sullo sfondo di Segreti di famiglia, quasi gettati allo sbaraglio, una serie di suggestioni e spunti narrativi, in primis i “teatri di guerra” vissuti e fotografati da Isabelle. Qualche accenno, qualche pennellata, ma tutto sembra ruotare senza troppo peso attorno al meccanismo narrativo: il riflesso nella fotografia, le ricostruzioni dell’incidente, la vita al liceo, la cotta per l’improbabile cheerleader, il rapporto con l’insegnante e via discorrendo. Nonostante l’impeccabile confezione, l’afflato internazionale e gli sforzi di Gabriel Byrne e del giovane Devin Druid, Segreti di famiglia è un (melo)dramma sterile, freddo, costruito a tavolino. Peccato per gli Smiths, da cui deriva il titolo originale. Un piccolo passo indietro per Joachim Trier, ma il pubblico potrebbe gradire.

Info
Il trailer di Segreti di famiglia su Youtube.
Louder Than Bombs (Segreti di famiglia) sul sito del Festival di Cannes.
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