The Treasure

The Treasure

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Corneliu Porumboiu è uno dei nomi imprescindibili del cinema rumeno ed europeo contemporanei. Lo testimonia anche The Treasure, presentato in Un certain regard al Festival di Cannes 2015.

Life is Life

Bucarest. Costi è un giovane padre di famiglia. La sera ama leggere le avventure di Robin Hood al figlio di sei anni per aiutarlo ad addormentarsi. Un giorno un vicino di casa gli confida che è certo che un tesoro sia sepolto nel giardino dei suoi avi! Così Costi accetta di affittare un metal detector e accompagnare il vicino alla ricerca del tesoro, che quest’ultimo promette di dividere con lui. Da principio scettico, e nonostante tutti gli ostacoli, Costi si lascia finalmente attrarre dall’avventura… [sinossi]

Cercare, durante i festival cinematografici, fil rouge che leghino (o distanzino) film nati in paesi e situazioni politiche completamente diverse è uno dei vizi incrollabili della critica. Spesso pretestuoso, se non direttamente vacuo e detestabile. Eppure l’apparizione sulla Croisette di Comoara (The Treasure è il titolo scelto per la vendita internazionale, a cui pare abbia partecipato con successo anche l’Italia attraverso Movies Inspired), nuova avventura dietro la macchina da presa per Corneliu Porumboiu ospitata nel concorso di Un certain regard, ha costretto l’occhio cinefilo a procedere per associazioni di idee. Pretestuose, forse, ma inevitabili.
È già sufficiente lo sguardo scelto da Porumboiu, quella frontalità ostentata e minimale, che non ha mai bisogno di orpelli di alcun tipo ma si permette una semplicità dell’inquadratura che non scade mai nella banalità ma al contrario contribuisce a stratificare il contenuto narrativo – e morale – del film, per spingere verso confronti di vario tipo. Il primo è, ça va sans dire, con l’impero della forma esibita, vale a dire Youth di Paolo Sorrentino: mentre il regista italiano in trasferta sciorina un numero spropositato – e squilibrato – di dolly, carrelli, steadycam, movimenti di macchina di ogni tipo, senza però riuscire a dare un senso a una narrazione che ha ben poco da dire, Porumboiu opera una scelta di totale asciuttezza, spesso ricorrendo al piano sequenza (già sperimentato in molti dei suoi film), e lavorando di sottrazione piuttosto che di accumulo, riuscendo comunque a esaltare un racconto che è politico e popolare allo stesso tempo, e che fa dell’ironia una delle armi a propria disposizione.

Il secondo trait d’union è quello che lega il quinto lungometraggio di Porumboiu (dopo A est di Bucarest, Police, Adjective, When Evening Falls on Bucharest or Metabolism e The Second Game) a Jia Zhangke e al suo splendido Mountains May Depart. Un accostamento puramente “musicale”: se la nostalgia di una vita che non si potrà mai davvero realizzare si tramuta per Jia nelle note di Go West nella versione dei Pet Shop Boys, il regista rumeno affida la speranza di un futuro migliore – con tanto di macchina da presa che sale fino al cielo – a un’altra cover, quella che i Laibach fecero di Life is Life degli Opus.
Giochi interni da festival a parte, potrebbe apparire come uno sposalizio con il cinema di Aki Kaurismäki, questo The Treasure: la levità dei dialoghi (il film è scritto in punta di penna), il parco utilizzo delle inquadrature, l’assoluta pulizia del discorso politico e morale alle spalle del tutto. Corneliu Porumboiu è una delle voci indispensabili del cinema rumeno ed europeo contemporaneo, e questa storia di due uomini alla ricerca di un tesoro sepolto nel giardino della casa dei nonni di uno dei due lo esemplifica con una forza strabordante.
Porumboiu fa di una narrazione lineare, perfino piana nel percorso tracciato, l’arma per problematizzare un racconto della Romania di oggi (e di ieri). A partire dalla location in cui Costi e Adrian, insieme a Cornel armato di metal detector, si percepisce con chiarezza cosa si nasconde tra le pieghe della “storia”: Islaz, la cittadina nei pressi di Turnu Măgurele, non è solo la città d’origine della famiglia di Adrian. È lì che infatti fu proclamata nel 1848 la Proclamazione di Islaz, scritta da Ion Heliade Rădulescu e nella quale i rivoluzionari che avevano dato vita ai moti nella Valacchia elencavano richieste e obiettivi.

È un film profondamente politico, The Treasure. Parla dell’ingresso nell’eurozona, della crisi economica, della memoria del passato comunista e delle pressioni delle potenze straniere. Lo fa con uno stile asciutto, divertente, lieve come i racconti che Costi legge a suo figlio a letto la sera per farlo addormentare. I racconti di Robin Hood, colui che rubava ai ricchi per donare ai poveri. Porumboiu una volta di più sceglie di porsi dalla parte del popolo, seguendone sogni e speranze, ponendosi sempre al suo livello, senza giudicare. Un film che dimostra come i mezzi a disposizione equivalgano a nulla, se non esiste un’idea a supportarli, e uno sguardo compiuto, coerente, stratificato.
Porumboiu firma una delle opere più convincenti tra quelle selezionate in Un certain regard alla sessantottesima edizione del festival di Cannes, relegando l’epica in un finale rivoluzionario, liberatorio e sarcastico. Perché, in fin dei conti, Life is Life.

Info
The Treasure, il trailer.
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