Visita ou Memórias e Confissões

Visita ou Memórias e Confissões

di

Film testamento di Manoel de Oliveira, girato nel 1981 e mostrato solo dopo la sua morte secondo le volontà dell’autore, Visita ou Memórias e Confissões è un capolavoro che ripercorre il passato e prefigura il futuro per un’operazione assoluta che non ha eguali nella storia del cinema.

Mi ricordo

Un film autobiografico sulla vita e la casa di Manoel de Oliveira. [sinossi]

Quando, fino a pochi mesi fa, si scriveva ancora dell’ultimo cinema di Manoel de Oliveira descrivendolo come un cinema quasi post-umano, capace di guardarci da un altrove assoluto e inavvicinabile (non è di questo del resto che parlano sia O Velho do Restelo che Lo strano caso di Angelica, di una morte già arrivata che si ripercorre nello spazio-tempo di un limbo?), si ragionava ovviamente senza cognizione di causa. Ora che, purtroppo, Manoel de Oliveira ci ha lasciato per sempre, la fine sembra effettivamente arrivata. La fine del cinema, di un certo tipo di cinema, fatto di chiarezza, semplicità, concretezza e insieme astrazione assoluta. Un cinema che nessuno, a partire dal 1896, è stato in grado di proporre.

Ce lo conferma Visita ou Memórias e Confissões, capolavoro insieme “giovanile” e postumo. Diretto infatti nel 1981, quando il settantreenne de Oliveira aveva all’attivo solo sei lungometraggi (mentre ne realizzerà altri venticinque da allora fino al 2012), questo film è – sia tecnicamente che simbolicamente – un film testamento. Non solo perché, in virtù della decisione dell’autore, può essere mostrato solo ora, dopo la sua morte, ma anche perché in esso non si parla altro che di vita e di morte, di sparizione, di evanescenza, di cinema e di immagini che scompaiono e si dissolvono. Un caso unico nella storia del cinema di “opera ultima” tenuta gelosamente segreta per oltre trent’anni.
Tutto nasce all’inizio degli anni Ottanta, quando de Oliveira si trova costretto a vendere la casa in cui è vissuto a partire dal 1940, la prima casa della sua vita adulta, pensata e fatta costruire da lui stesso secondo i dettami del modernismo. I debiti accumulati nel corso dei decenni lo spingono a questo gesto, ed ecco che allora arriva l’idea del film, di un abbandono dell’heimat che va ad identificarsi con un congedo dalla vita terrena. Del resto, i luoghi, i corridoi, i mobili e le macchine da scrivere riverberano il vissuto, ne sono un prolungamento esistenziale che, una volta sparito, si dissolve nell’ombra. Vediamo perciò de Oliviera, seduto davanti alla scrivania, che ci illustra il suo modo di lavorare, ci parla del Portogallo e della sua esistenza, di quando è finito in prigione durante la dittatura, dell’infanzia, della figura paterna e, poi, del rapporto con la moglie.

Ma Visita ou Memórias e Confissões non è semplicemente e banalmente un film autobiografico; è molto di più. Dietro la sua semplicità cristallina, si nasconde in effetti una stratificazione che apre a mille letture possibili. Se infatti il film inizia con lo stesso de Oliveira che legge in voice over i credits (“Questo è un film di Manoel de Oliveira su Manoel de Oliveira. Forse è eccessivo, ma ormai è stato fatto”), subito dopo si inserisce un altro livello della narrazione: due voci si introducono in quella stessa casa e si domandano – mentre vediamo gli spazi vuoti ma apparentemente abitati – se vi si nasconda ancora qualcuno. Queste due voci si aggirano probabilmente come dei ladri, sicuramente degli intrusi e – mentre si domandano come sia possibile che una panca possa essersi spostata da sé – rabbrividiscono al pensiero che forse vi sia qualcuno da qualche parte che ‘dilata’ lì il suo esistere, qualcuno che in qualche modo sia ancora in grado di segnalare il suo essere al mondo attraverso una sorta di enigmatica e indefinibile percezione retinica. E costui è ovviamente lo stesso de Oliveira che – nell’altro piano narrativo – appare in scena, ironico e diretto, parla in macchina e aziona un proiettore, su cui scorrono foto della sua infanzia, ritratti del padre e riprese del terreno posseduto da sua moglie.

Come Lo strano caso di Angelica, Visita ou Memórias e Confissões è una storia di fantasmi; ma ancor di più di quanto non accada nei suoi film precedenti (e nei i successivi), qui de Oliveira unisce magistralmente riflessione autobiografica, nostalgia verso un passato perduto, storia del Portogallo e metafisica del cinema. Ci domanda, ad esempio, come sia possibile che un paese tanto piccolo come il Portogallo abbia potuto produrre così tanti pensatori che si sono interrogati sulle sorti del mondo, come se proprio solamente da lì fosse possibile ragionare sul totale, sull’eterno e sull’assoluto.
Ma, del resto, anche il Portogallo – come tutto il resto – è in questo film un ectoplasma, un luogo dello spirito, un retro-pensiero sulla vanità dell’essere e dell’esistere. Perché, d’altronde, Visita ou Memórias e Confissões è allo stesso tempo epifania ed epitaffio, che si riavvolge davanti ai nostri occhi per sparire definitivamente. E, in tal senso, il rumore del proiettore che prima fa da sfondo alle parole del maestro portoghese, diventa alla lunga sempre più assordante, come se attraverso di esso si rievocasse un passato che, di momento in momento, si fa più concreto, più esatto, più presente, come se – quel suono – fosse l’unico ricordo possibile. “Mi ricordo di me, della mia infinitesimale presenza nel tempo e nello spazio. Mi eclisso”.

Info
La scheda di Visita ou Memórias e Confissões sul sito del Festival di Cannes.

Articoli correlati

  • Cannes 2015

    Festival di Cannes 2015Cannes 2015 – Minuto per minuto

    Approdiamo sulla Croisette accolti da un sole scintillante e da un caldo asfissiante, arriva con noi il tradizionale appuntamento del minuto per minuto. Tra i giganti cinematografici del concorso, le nuove scoperte, la Quinzaine e la Semaine de la critique, ecco a voi il Festival de Cannes 2015!
  • Venezia 2014

    O Velho do Restelo

    di Manoel de Oliveira racconta la vanità del potere, della letteratura e del cinema nel suo cortometraggio presentato fuori concorso a Venezia 71: un'ode post-mortem al Portogallo che fu.
  • AltreVisioni

    Mundo invisível RecensioneMundo invisível

    di , , , , , , , , , , , Variazioni sul tema dell’invisibilità...
  • AltreVisioni

    Centro histórico RecensioneCentro histórico

    di , , , Con la firma di quattro grandi registi (Aki Kaurismäki, Pedro Costa, Víctor Erice e Manoel de Oliveira) si delinea in Centro histórico un ritratto multiforme dell'uomo e del suo rapporto con lo scorrere del tempo, con le sue rivoluzioni, le sue conquiste, le sue piccole e grandi battaglie quotidiane.
  • Archivio

    Gebo e l’ombra

    di L’ennesimo miracolo di un cineasta ultracentenario, che dal muto e dal bianco e nero è giunto fino ai giorni nostri, più prolifico che mai.
  • Archivio

    Lo strano caso di Angelica

    di L’ennesima lezione di cinema del maestro portoghese Manoel de Oliveira, ormai ultra-centenario eppure ancora costantemente in grado di ri-scrivere le meccaniche del suo cinema.
  • Festival

    Cannes 2015Cannes 2015

    Il Festival di Cannes 2015: le mille luci della Croisette, la montagna di pellicole da scalare tra concorso, fuori concorso, Un Certain Regard, Quinzaine, Semaine... La sessantottesima edizione, dal 13 al 24 maggio.
  • Rassegne

    De Oliveira: sfiorare l’eternità

    Per la sua 26esima edizione il FID di Marsiglia ospiterà una retrospettiva dedicata a Manoel de Oliveira, divisa per percorsi tematico-simbolici, da Douro, Faina Fluvial a Visita, ou Memorias e Confissões. Dal 30 giugno al 6 luglio.
  • Interviste

    Intervista a Renato Berta

    "La luce non sta lì solo per impressionare la pellicola o il sensore di una macchina digitale. La luce, in una maniera o nell’altra, deve narrare." In occasione della 29esima edizione del Cinema Ritrovato, abbiamo intervistato Renato Berta, direttore della fotografia per - tra gli altri - de Oliveira, Straub e Huillet, Godard, Resnais e Martone.
  • Festival

    Festival dei Popoli 2015

    Si tiene fino al 4 dicembre la 56esima edizione del Festival dei Popoli: ben cento documentari in selezione con al centro il tema dell'immigrazione. Previsti anche un omaggio alla cineasta Mary Jiménez e tanti film musicali, tra cui My Buddha is Punk, Complimenti per la festa e Daft Punk Unchained.
  • Festival

    Rotterdam-2016Rotterdam 2016

    La quarantacinquesima edizione del Festival di Rotterdam, primo grande appuntamento europeo dell’anno con il Cinema. Un caleidoscopio di visioni provenienti da ogni angolo del globo. Tutte le nostre recensioni.
  • Locarno 2016

    Intervista a João Botelho

    Abbiamo conversato con João Botelho in occasione del Festival di Locarno, dove è stato presentato il suo ultimo film, "O Cinema, Manoel de Oliveira e Eu", un omaggio al maestro del cinema portoghese.
  • AltreVisioni

    Campo RecensioneCampo

    di Presentato al Cinéma du Réel di Parigi, Campo di Tiago Hespanha si focalizza su una base militare nei dintorni di Lisbona, dove le esercitazioni coesistono con la pastorizia, l'osservazione degli astri, lo studio della natura, mentre un bambino compone musica al pianoforte.
  • Las Palmas 2019

    A Portuguesa RecensioneA Portuguesa

    di Trionfatore al Festival de cine de Las Palmas de Gran Canaria 2019, dopo l'anteprima al Forum della Berlinale, A Portuguesa è la nuova opera dell'affermata regista portoghese Rita Azevedo Gomes, tratta dalla novella di Robert Musil.

1 Commento

  1. Trackback: Vedete sono uno di voi | Cinema e Teatro Gabbiano di Senigallia

COMMENTI FACEBOOK

Commenti

Lascia un commento