Le regole del caos

Le regole del caos

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Un inno all’effimero per una pellicola esile e un po’ naïf: Le regole del caos, seconda regia dopo L’ospite d’inverno per Alan Rickman.

Tutti gli squilibri del disordine

Sabine De Barra (Kate Winslet) lavora come paesaggista nella campagna francese. Finché un giorno riceve un invito inaspettato: è in lizza per l’assegnazione di un incarico alla corte di Luigi XIV (Alan Rickman)… [sinossi]

Potere, amore e giardinaggio. Un mix di certo originale, ma rischioso per costruirci intorno un film, il cui nucleo appare ben presto per nulla o debolmente pulsante. Eppure sono proprio questi i temi prescelti per la sua seconda regia – a ben diciotto anni dal dramma intimista L’ospite d’inverno (1997) – dall’interprete britannico Alan Rickman (meglio noto alle nuove generazioni come il prof. Severus Piton di Harry Potter) che con Le regole del caos approccia una vicenda dal tenue portato storico, dove l’architettura per giardini diviene il viatico per un’espiazione di traumi intimi prevedibili e poco coinvolgenti.
A rivangare i suoi personali fantasmi, sublimandoli nel paesaggismo al servizio di sua maestà Luigi XIV, è qui il premio Oscar Kate Winslet, nei panni di Sabine De Barra, donna coriacea e volitiva, che si ritova arruolata per dare una forma, non troppo strutturata (come è nel suo stile), ad una porzione dei giardini della reggia di Versailles, ove il sovrano francese e la sua corte stanno per trasferirsi. Fautrice di ordine destrutturato e rispettoso dell’ineludibile entropia di madre natura, Sabine si troverà a rielaborare un terribile lutto armata di vanga e immaginazione. Troverà inoltre l’amore, grazie all’incontro con il collega di corte André Le Notre (Matthias Schoenaerts), che la fa assumere dal sovrano, intrigato dalla modernità del suo personalissimo stile. Ma la povera Sabine dovrà scontrarsi con gli intrighi di corte della di lui malvagia consorte.

Pur ritagliandosi, giustamente, in quanto regista e dunque maieuta del film, il ruolo di un Re sole sornione e volubile, Alan Rickman non riesce a infondere humour né leggerezza alla sua storia, gravata dai problemi personali dei due protagonisti (il matrimonio d’interesse di André, la morte di marito e figlioletta per Sabine) che si stagliano sullo sfondo di un argomento, quello del paesaggismo, cui è davvero difficile appassionarsi.
Stessa sorte tocca poi proprio alla liason tra i due talenti del giardinaggio di corte, gravata dall’esangue interpretazione di Schoenaerts, la cui virilità è intaccata ora da un intermezzo canoro in falsetto, ora da esternazioni di palese resa come “a volte mi sento sopraffatto dagli eventi della vita”, ora da un dissertare d’amore che si traduce in dichiarazioni d’intenti del calibro di “ci plasmeremo a vicenda”.

Eppure Le regole del caos possiede una sequenza davvero spiazzante che riesce parzialmente a redimere tanto dispersivo e vano assimilare uomo e paesaggio, drammi interiori e forza dirompente della natura. Si tratta del momento in cui la nostra Sabine, nel corso di una visita a corte, viene accolta da un gruppo di donne di varia età, giovani, mature, anziane, madri e non, e di lì a breve si prodiga, al cospetto del sovrano, in una dissertazione sulla caducità della bellezza e della vita, con in pugno una rosa, suo effimero scettro del potere.
Ma la sequenza, che pur appare così forte e significativa, arriva troppo tardi e finisce per sbilanciare ulteriormente questa fenomenologia del giardinaggio vagamente intimista, dove gli unici pericoli preposti a farci palpitare sono un sabotaggio con annessa rottura di una diga e la malizia di una donna di corte annoiata e annichilita da un matrimonio sbagliato. Non manca poi in Le regole del caos il condimento più scialbo e prevedibile: uno Stanley Tucci nei panni di eccentrico cortigiano anzi, nel dettaglio, proprio del fratello del Re, intento con lui a rivaleggiare in ludici capricci da prima donna.

Non era facile, già sulla carta, riuscire a incuriosire e coinvolgere con una storia bizzarra ma in realtà esile e marginale, ma Le regole del caos appare affetto da un senilità che, con buona pace dell’anagrafe, per un regista alla sua opera seconda appare quantomeno prematura.

Info
Il sito ufficiale di Le regole del caos.
Il trailer italiano di Le regole del caos.
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