È arrivata mia figlia!

È arrivata mia figlia!

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Con È arrivata mia figlia!, la regista e sceneggiatrice brasiliana Anna Muylaert sceglie di applicare il Teorema pasoliniano alla forma della commedia per raccontare in forma leggera e brillante alcuni suoi corollari: la lotta di classe e le responsabilità materne.

Teorema di famiglia

Val lavora come governante a tempo pieno in una famiglia alto-borghese di San Paolo. Quando, dopo anni di lontananza, la figlia adolescente arriva nella grande città per tentare il test di ingresso alla facoltà di Architettura, la sua presenza in famiglia scuote la formalità delle gerarchie e la rigidità dei ruoli sociali… [sinossi]

Non c’è campo sociale più rigido e inamovibile di un gruppo ristretto e non c’è gruppo ristretto più rigido e inamovibile di un nucleo familiare borghese. È un Teorema che Pasolini ha espresso in forma chirurgica ed estraniante nel 1968 ed è valido tanto oggi quanto allora: niente è più capace di detonare l’intolleranza latente e la repressione frustrante di un ospite che non sa conformarsi alle norme e alle gerarchie silenziose di una famiglia. Per il suo quarto film, È arrivata mia figlia!, la regista e sceneggiatrice brasiliana Anna Muylaert sceglie di applicare il teorema alla forma della commedia per raccontare in forma leggera alcuni dei suoi corollari: la lotta di classe e le responsabilità materne. Fra i due aspetti, è in particolare sul primo che fa lavorare il film, lasciando che l’importanza degli affetti e di una presenza materna sia più un’impalcatura emotiva, un’architettura sentimentale per ironizzare sulla rigidità dei ruoli sociali negli ambienti più culturalmente ed economicamente emancipati come quelli del Brasile upper class di oggi.

Il titolo originale (“A che ora torna?”) lascerebbe supporre il contrario, mettendo in risalto l’assenza di una figura materna che accomuna i due adolescenti del film: da una parte il ragazzo di buona famiglia Fabinho, cresciuto dalla governante a fronte di una madre anaffettiva in carriera; dall’altra Jessica, figlia di quella stessa governante costretta ad abbandonarla e a vivere lontano da casa per sostenerla a distanza. Ma da subito diviene chiaro come questa situazione sia più l’involucro, la parentesi di apertura e di chiusura del film, al cui interno si colloca un cuore che batte di pulsioni sociali. Ad animare questo nucleo concorrono tutte le presenze, animate e inanimate.
Come nella più canonica applicazione del pensiero materialista, gli oggetti sono i primi segni di questo conflitto: dai materassi al servizio di tazzine da caffè, dalla scatola di gelato al perimetro della piscina, ogni cosa stabilisce uno scarto e una differenza fra i personaggi. I quali svolgono a loro volta una funzione simile in base al tipo di interazione che hanno prima con la governante Val e poi, in particolare, con la figlia Jessica.
È l’ingresso in scena di quest’ultima a rimescolare la percezione e la distinzione dei ruoli in famiglia, trasformando ognuno dei membri in una figura paritetica (Fabinho), subordinata (il padre Carlos) o tirannica (la madre Donna Barbara).

Tutto questo viene affrontato dalla Muylaert con uno sguardo assai lontano dalla radicalità di Pasolini. Al contrario, la schematicità del teorema viene sfruttata nelle potenzialità più ironiche di certe situazioni di disagio familiare, fino a trovare uno slancio positivo verso il futuro dei giovani (che, in fondo, sono gli unici due a risentire meno delle norme sociali e a potersi permettere scelte diverse da quelle previste dal loro status). In questo senso, il lavoro dell’attrice Regina Casé è straordinario proprio per come riesce a umanizzare, o meglio, a “familiarizzare” anche i passaggi più prevedibili della storia. E a trovare una sintesi brillante fra conflitti di classe e conflitti del cuore.

Info
La scheda di È arrivata mia figlia! sul sito dalla BIM.
Il trailer di È arrivata mia figlia!.
È arrivata mia figlia! sul canale Film su YouTube.
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