Wolf Creek 2 – La preda sei tu

Wolf Creek 2 – La preda sei tu

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Ironia, scrittura, sangue e budella costituiscono le solide fondamenta di Wolf Creek 2, raro esempio di sequel capace di rinnovare e superare l’originale. Una boccata d’ossigeno per il genere horror, che riabbraccia lo spietato serial killer Mick Taylor.

Il ritorno

L’outback australiano è un luogo solitario e isolato, il terreno di caccia ideale per un serial killer sadico con una passione per gli sport più sanguinari. In questa selvaggia terra di nessuno, la calura soffocante e opprimente non è l’unico pericolo dal quale guardarsi. Annoiati dalle rotte turistiche più frequentate, i giovani viaggiatori Rutger e Katarina desiderosi di conoscere la “vera” Australia si dirigono verso il bellissimo ma isolato Wolf Creek National Park… [sinossi]
Solo un grande cattivo può trasformare una buona prova in un trionfo.
Roger Ebert

Tempi duri per i saccopelisti stranieri.
Dopo otto anni di silenzio, forse intento a scuoiare solo maiali, è tornato a dare la caccia a innocenti ragazzi in vacanza il killer seriale Mick Taylor, omone grande e grosso, buontempone dal coltello facile e dalla mira infallibile. A suo modo, il vecchio Mick è una sorta di paladino dell’outback australiano, infastidito dalla presenza di turisti inglesi, tedeschi e tutto quel che segue. Un incrocio tra Ethan Edwards e Indiana Jones, ma sotto acido – l’aussie Mick sarebbe un perfetto redneck, un talentuoso e fantasioso battitore libero del Ku Klux Klan, un antagonista letale persino per il Lewis Medlock di Un tranquillo week-end di paura.
Il ritorno di Taylor, villain grandguignolesco dalla battuta pronta, è un piccolo miracolo per il genere horror, troppo spesso intrappolato in saghe dalla china irrimediabilmente discendente, in sequel privi di idee e di una reale ragion d’essere. Dopo aver destato buone impressioni con Wolf Creek (2005), il regista e sceneggiatore Greg McLean alza il tiro con Wolf Creek 2 – La preda sei tu (2013) e trascina il pubblico in un on the road orrorifico tra strade e lande desolate, con sequenze che riecheggiano lo spielberghiano Duel, fino alla discesa in un labirinto claustrofobico, intriso di sangue e sofferenza come un girone infernale.

Ligio alla regola dell’accumulo e dell’eccesso dei sequel, Wolf Creek 2 non si limita ad aumentare il numero dei personaggi, il ritmo della narrazione e i chili di carne mozzata e maciullata, ma enfatizza la carica ironica di Taylor e ne sottolinea con efficacia e apprezzabile brutalità le malsane rivendicazioni storiche, sociali e politiche. Fin dalla prima sequenza, una overture davvero efficace, McLean spinge gli spettatori dalla parte del serial killer: le vittime di Taylor, almeno fino a un certo punto, “meritano” la morte per i loro comportamenti, per l’avventatezza o semplicemente per la loro antipatia.
Gioca un ruolo fondamentale nella costruzione del personaggio la scelta di John Jarratt, la sua fisicità, la capacità di muoversi tra diversi registri. La carriera di Jarratt comincia nel 1975, anno in cui si ritrova nel cast di uno dei capolavori del cinema australiano, Picnic ad Hanging Rock: come un filo rosso che non si spezza mai, anche in Wolf Creek 2 emerge con forza l’essenza sovrannaturale e magica di questi paesaggi brulli, remoti e sconfinati. L’ironia e l’accentuata xenofobia, il cappello, la frusta e il coltellaccio, il fucile da caccia e il vecchio pick-up blu della Ford, che sferraglia come i rasoi di Freddy Kruger o la motosega di Leatherface, concorrono alla costruzione di un serial killer che si distanzia dal trafficato immaginario statunitense, calandosi perfettamente nei paesaggi (culturali e naturali), in questa aura misteriosa che attraversa i territori australiani, negli stessi campi magnetici del parco nazionale di Wolf Creek. Mick “Tayla” Taylor è l’eroe solitario che sgomina gli invasori, questi alieni col sacco a pelo, vendicando le offese della Storia.

Il Mick Taylor di Wolf Creek 2 supera i limiti della “storia vera”, si spinge ben oltre le imprese criminali e folli di Ivan Milat (condannato negli anni Novanta per sette brutali omicidi, sospettato per molti altri, dichiaratosi sempre innocente), assumendo dei tratti quasi sovrannaturali à la Michael Meyers. Mick è Leatherface che danza sulle note di The Lion Sleeps Tonight, stappandoci risate e regalandoci brividi.

INFO
Il sito ufficiale di Wolf Creek 2.
Wolf Creek 2 su facebook.
Il trailer italiano di Wolf Creek 2.
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