1964: allarme a New York, arrivano i Beatles!

1964: allarme a New York, arrivano i Beatles!

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Robert Zemeckis esordì alla regia confezionando un film fintamente allineato al filone-nostalgia degli anni Settanta americani. Un originale “cartoon in carne e ossa”, sottilmente in linea con gli sviluppi successivi dell’autore. 1964: allarme a New York, arrivano i Beatles! in dvd per Sinister e CG.

Un gruppo di ragazzi arriva a New York dalla provincia per assistere al primo sbarco dei Beatles negli Stati Uniti. In mezzo a folle vocianti di fan in delirio, tre di loro fanno di tutto per intrufolarsi nell’hotel che accoglie la band in vista di un’esibizione in tv all’Ed Sullivan Show… [sinossi]

Ognuno è nostalgico a modo proprio, ognuno ha la propria idea del passato. Ognuno rimpiange qualcosa di diverso: ideali, amori e sogni perduti, o semplicemente giovinezza. Giunto alla sua opera d’esordio all’ombra di cotanto produttore esecutivo Steven Spielberg, Robert Zemeckis sembra in prima battuta collocarsi in un filone decisamente fortunato e connotativo del cinema americano anni Settanta: la nostalgia, lo sguardo verso la più o meno recente storia nazionale secondo una chiave talvolta profonda, altrove prettamente di costume (il derivato televisivo Happy Days). Si rilegge di tutto, dall’epoca rooseveltiana e di caccia alle streghe (Come eravamo, 1973, Sydney Pollack) agli anni Cinquanta (American Graffiti, 1973, George Lucas), seguendo linee di genere talvolta antitetiche ma anche scaltramente contaminate. Melodramma e/o commedia, che a ben vedere se mischiate restituiscono il mood più tipico del sentimento nostalgico. Rievocare il passato, rimpiangendolo, significa spesso avvertire allo stomaco un morso di mestizia che si rivela esternamente con un sorriso malinconico. Si ride e si piange, suscitando magari nel pubblico immediati meccanismi di empatia.
Tuttavia, come dicevamo, ogni autore palesa un rapporto col passato di diversa natura: genericamente idealistico in Pollack, tendente alla dolorosa e universale perdita dell’innocenza in Lucas, e così via. In 1964: allarme a New York, arrivano i Beatles! (1978) Zemeckis sposa soltanto la superficie di tali operazioni, la filologia di musiche, acconciature, abbigliamenti e consuetudini sociali, ma a conti fatti tutto sembra animare il film tranne che un vero sentimento di nostalgia. In primo luogo, interviene una riflessione extrafilmica a suscitare qualche dubbio: il film fu realizzato nel 1978, ad appena quattordici anni di distanza dagli eventi narrati. E’ sintomatico che Zemeckis e il suo fido cosceneggiatore Bob Gale già avvertissero, sul finire dei Settanta, una distanza temporale e culturale così intensa rispetto ai furiosi giorni della prima venuta a New York dei Beatles. Sotto molti aspetti 1964 mostra infatti scelte estetiche che testimoniano la percezione, da parte degli autori, di un passato assai più lontano di quanto lo fosse in realtà: l’estrema ingenuità di alcune delle protagoniste, i colori tendenti al primario, l’adesione a tipi umani bidimensionali piuttosto che a veri personaggi… Chi oggi, nel 2015, girerebbe un film ambientato nel 2001 conferendo all’apparato audiovisivo una patina di lontano passato?

Si era aperto un solco enorme, insomma, nella società americana tra anni Sessanta e Settanta. Nel mezzo c’era stata la guerra in Vietnam, il Sogno Americano si era drammaticamente trasformato in incubo, si erano diffuse cupe nubi di delusione e disincanto, e la follia esagitata di un primitivo fenomeno mediatico (la Beatlesmania), vissuto da folle di adolescenti urlanti, non poteva che apparire ormai come una sorta di residuato bellico, riemerso da un “lontano passato” appena dopo un quindicennio. Nel mezzo c’era stata soprattutto una prima potente fenomenologia di una società dello spettacolo di massa con il decisivo predominio delle logiche televisive, spesso percepite nel cinema americano anni Settanta come uno dei mali supremi (il cupissimo Quinto potere, 1976, ma anche Quel pomeriggio di un giorno da cani, 1975, entrambi di Sidney Lumet), e che ricoprono un ruolo decisivo anche in 1964: allarme a New York, arrivano i Beatles! (il film si apre con un fittizio Ed Sullivan, pronto ad accogliere i Beatles nel suo show, che ammaestra il pubblico ai finti applausi e a una generale esagerazione delle reazioni davanti ai loro idoli musicali). In tal senso la scelta del soggetto è tutto fuorché casuale. A fine anni Settanta, con la prima “presa del potere” della tv pressoché conclusa, Zemeckis sceglie di rievocare il primo vero fenomeno multimediale di massa dell’epoca contemporanea, un gruppo musicale che aveva fatto andare ai pazzi un’intera generazione occidentale e che era stato creato e corroborato da varie sedi mediali in stretta collaborazione (mondo discografico, cinema -i film di Richard Lester con i Beatles protagonisti-, stampa, televisione).

Il rapporto che Zemeckis imbastisce con la propria materia narrativa non si fonda quindi sulla nostalgia, ma nemmeno sulla polemica storica. Zemeckis assume certo uno sguardo in qualche modo “politico” sul significato storico del fenomeno-Beatles in Occidente, ma più di tutto si pone a lavorare sui significanti, sia di un’epoca storica, sia di un filone cinematografico americano, affermatosi lungo tutti gli anni Settanta. Secondo tale linea di ragionamento è interessante riscoprire già in questo primo e sfortunato film di Zemeckis (ai botteghini fu un flop clamoroso, così come il successivo La fantastica sfida, 1980) prime manifestazioni di una personalità autoriale che possiamo ben ritrovare nei suoi più celebri film successivi. Le scelte estetiche mirate a evocare un passato così lontano e “astratto” non sono infatti primariamente funzionali a un discorso politico, ma appaiono principalmente debitrici a una coerente logica da cartoon in carne e ossa. Più di tutto a Zemeckis pare interessare la messinscena di un originale e pionieristico cartoon realizzato con veri attori, adottando personaggi iperbolici e rapidissimi ritmi di gag visive. Niente di più familiare allo spirito di un autore che porterà a punte di perfezione tecnica la contaminazione attori-cartoon (Chi ha incastrato Roger Rabbit?, 1988), la sperimentazione pioniera del blue-screen (Forrest Gump, 1994) fino all’effettiva cattura di attori sotto vesti disegnate (Polar Express, 2004, A Christmas Carol, 2009). Per Zemeckis, insomma, conta più sfondare i limiti del rappresentabile che utilizzare materia narrativa per fare revisione storica, conta soprattutto sperimentare nuovi linguaggi in cui i corpi umani si sformano per adattarsi al disegno, per finire poi realmente smaterializzati in tratti animati. Un esploratore del puro linguaggio, sempre proiettato al futuro, mosso dall’ambizione di bypassare il reale per rappresentarlo.
In 1964: allarme a New York, arrivano i Beatles! tutto ciò è evidente nelle varie figurine di adolescenti narrate in contesto corale. Seguendo le vicende di una decina di ragazzi e ragazze accorsi a New York ad accogliere i Beatles, nella speranza magari anche di poterli vedere da vicino, Zemeckis confeziona una catena infinita di baruffe e capitomboli, iperboli grottesche e deformazioni fisiche, come nel migliore “short movie” dei Looney Tunes realizzato in aria slapstick. In alcuni casi interviene anche una vera e propria connotazione o deformazione grottesca dell’aspetto fisico (la grassoccia e inarrestabile Rosie e il suo squinternato corteggiatore collezionista), oppure ci si affida a una decisa caratterizzazione per giganteschi tratti psicologici. A fianco di tutto ciò, Zemeckis si allinea al sodale Steven Spielberg nell’esaltazione di un anarchismo puro e “stupefatto” di giovani protagonisti nei confronti di austere figure paterne, traslate pure in burberi e autoritari poliziotti. E’ un sentimento che ovviamente anima tutto il film anche per vie implicite (per tutta una generazione i Beatles assunsero tale significato), ma che trova la sua rappresentazione più compiuta e divertente nel leit-motiv del fan ragazzino col caschetto alla Beatles continuamente minacciato dal padre che vuol portarlo dal barbiere. Tanto che la sequenza della rasatura dei capelli assume tratti ambivalenti: da un lato sortisce effetti esilaranti, dall’altro tramite il suo découpage ai limiti del western suscita una vera angoscia di solitudine infantile e libertà violate dagli echi spielberghiani.

In tutto questo, Zemeckis dà una netta sterzata alla facile nostalgia tramite una costante dissacrazione di grana grossa, con ampie parentesi demenziali che a loro volta manifestano l’aria dei tempi. Non lontani si sentono infatti gli echi del coevo cinema di John Landis, “brutale” e volgare nel senso migliore. In 1964: allarme a New York, arrivano i Beatles! vediamo passare ridicoli bulli e sfigatissimi nerd, e si dà libera espressione a espliciti feticismi (Nancy Allen che vuol leccare la chitarra dei Beatles, e che poi durante l’esibizione dei suoi idoli scopre probabilmente per la prima volta la propria dimensione sessuale). Uno spirito goliardico che tuttavia resta sempre ben lucido e vigile, attento alla rivoluzione culturale apportata dai Beatles in tutte le sue direzioni, ivi compresa l’effettiva liberazione di una collettiva energia erotica, sprigionata dal desiderio verso il divo ma anche dalla dimensione dionisiaca di nuove sonorità musicali istintive e viscerali. Altrettanto “rivoluzionario” appare il linguaggio filmico adottato da Zemeckis, che si affida a un’idea di montaggio esibizionistico e frammentato, anticipando linee estetiche mainstream dei successivi vent’anni.
1964: allarme a New York, arrivano i Beatles! appare insomma uno “scherzo serio”, un iperbolico cartoon umano dai ritmi travolgenti in cui nulla appare casuale, profondamente consapevole della pluralità di significati del fenomeno mediatico rievocato. E’ ambientato nel 1964, girato nel 1978, ma espande la sua capacità di racconto in avanti e all’indietro, parlando di un intero sistema culturale. Dà conto di un fondamentale passaggio mediale d’epoca, ma più di tutto racconta se stesso e il proprio autore. Un pioniere giocoso e visionario, che già al suo esordio faceva a pugni con la finitezza del mondo e dei suoi abitanti.

Extra
Galleria fotografica.
Info
La scheda di 1964: allarme a New York, arrivano i Beatles! sul sito di CG.
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1 Commento

  1. Roberto 21/08/2017
    Rispondi

    bellissima recensione di un film che pochissimi hanno visto, e ancor meno lo ricordano, ma che continuene in nuce il cinema futiro di Zemeckis.

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