Pesaro 2015
La Mostra del Nuovo Cinema di Pesaro 2015, la prima diretta da Pedro Armocida, dimostra la volontà di volersi confrontare con il contemporaneo (e il possibile futuro) partendo da ciò che è già stato; tra Pasolini e “lunghezze d’onda” di vario tipo, gli esordienti italiani degli ultimi cinque anni e un panorama internazionale proposto alla piazza.
A cavallo tra la fine del 2014 e i primi mesi del 2015 si è parlato molto, soprattutto nell’ambiente degli addetti ai lavori, del destino della Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro; dopo quindici anni di direzione di Giovanni Spagnoletti, l’intenzione dell’amministrazione cittadina (il sindaco, a partire dal maggio dell’anno scorso, è il renziano Matteo Ricci) sembrava quella di cambiare completamente faccia alla Mostra, affidando una rassegna incentrata sul documentario a Luca Zingaretti. Una scelta che avrebbe modificato tragicamente il volto di una kermesse storica, ideata nel 1964 da Lino Miccichè e Bruno Torri, e che è stata scongiurata grazie all’intervento dello stesso Torri, che ha proposto a Ricci di proseguire il modello esistente affidando la direzione artistica a Pedro Armocida, già al lavoro a Pesaro dal 2000.
Discussioni e diatribe a parte, il nuovo corso ha dimostrato la volontà di volersi confrontare con il contemporaneo (e con le infinite possibilità del “futuro”) senza per questo dimenticare il passato, il già fruito, l’esistente. Muovendosi con agilità tra stili, epoche, intuizioni, tecniche disparate, Pesaro 2015 si è collocata al centro di un dibattito culturale sempre troppo asfittico e rinchiuso nelle stanze e (sempre più) sui social network.
Le tavole rotonde organizzate da Armocida e dal comitato scientifico che lo accompagna, e che si sono focalizzate sul ruolo dei festival, della critica e sulla politica degli esordi – al centro anche della “reprospettiva”, termine rubato a Claudio Romano –, simboleggiano con forza la necessità di ristrutturare e in gran parte modificare un sistema mostruoso e ritorto grottescamente su se stesso. Al di là di questo, ad accompagnare i sei film scelti per competere nel concorso, retaggi pasoliniani, un’immersione nel recupero del super-8 (con programmi a cura di Helga Fanderl, Philippe Cote, Jaap Pieters, Livio Colombo e Giulia Vallicelli), un omaggio a Tayfun Pirselimoğlu e il dopofestival a Palazzo Gradari, tra maree, musiche per bambini e videoarte. Un modo per affrontare l’oggi e le sue storture senza ingabbiarsi e senza ingabbiare il cinema.

La nostra quarantena
A Pesaro, tra maree e lunghezze d’onda
Arianna
Ananke
Terra
Victoria
N-Capace
Nuits blanches sur la jetée
Smetto quando voglio
Tir
I Am not Him
Piccola patria
Salvo
Miele
Lo squalo
La città ideale
L’estate di Giacomo
I primi della lista
Scialla!
Et in terra pax