La nostra quarantena

La nostra quarantena

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La nostra quarantena di Peter Marcias si muove, tra documentario e finzione, nel mondo dell’immigrazione e del lavoro. Evento speciale e film di chiusura a Pesaro 2015.

Ma come fanno i marinai?

Ma come fanno i marinai
a fare a meno della gente
e a rimanere veri uomini, però?
Francesco De Gregori e Lucio Dalla, Ma come fanno i marinai?
Maggio 2013, porto di Cagliari. 15 lavoratori marocchini, senza stipendio da sei mesi, presidiano una nave. Presidiano il loro lavoro. Rinunciano volontariamente alla loro libertà nella speranza di conservare il lavoro, di recuperare i salari arretrati. La nave è la loro casa temporanea, dove dormono, mangiano, pregano, rispettano il Ramadan. Maria è una docente dell’università di Roma che affida a un suo studente, Salvatore, una ricerca sulla vicenda cagliaritana. Un’esperienza non solo di studio ma pure di vita che porterà il ragazzo a interrogarsi sul proprio futuro. Sospeso tra precarietà e smarrimento, avverte come un senso di confusione che lo spinge ad immaginare di lasciare l’Italia. Un futuro incerto tanto quanto quello dei marinai. Tutti vittime di una “volontaria” quarantena. [sinossi]

Ci sono grandi e piccole storie. Non è una novità. In pochi, pochissimi, conoscono quella sviluppatasi al porto di Cagliari nella primavera di un paio di anni fa. Una quindicina di lavoratori marocchini, marinai, non ricevono lo stipendio dal mese di dicembre: decidono di rimanere prigionieri nella nave che dovrebbe consentir loro di lavorare, e guadagnare i soldi necessari a vivere e a sostenere le proprie famiglie in Marocco. Decidono di recludersi perché è l’unico modo per dimostrare l’urgenza della propria condizione; se scegliessero di abbandonare la nave, e tornare alla vita quotidiana, perderebbero qualsiasi speranza non solo di ricevere quanto è loro dovuto, ma anche di dare un senso alla loro resistenza, alla loro battaglia quotidiana.
È un film che vive di piccole rivoluzioni, La nostra quarantena, scelto come titolo di chiusura (ed evento speciale) alla Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro: alla rivolta silente – ma non silenziosa – dei lavoratori del mare, si unisce quella di uno spirito solingo e dubbioso, un ricercatore universitario che vorrebbe capire davvero fino in fondo cosa si cela dietro e dentro quella scelta così estrema. Peter Marcias non è dopotutto nuovo a indagini ai confini della società: tra le precedenti incursioni nel cinema di finzione (a cui si aggiungono non pochi documentari), si trova anche Dimmi che destino avrò, indagine tutt’altro che banale nel microcosmo rom e sinti.

La demarcazione tra realtà e ricreazione della stessa, più volte superata dallo stesso Marcias – come dalla maggior parte dei registi che in questi anni si stanno confrontando con la messa in scena – è minata fin dai primi istanti ne La nostra quarantena, con le immagini della visita di Papa Francesco a Cagliari. L’intera città saluta festante l’arrivo del vescovo di Roma, tra canti sacri e striscioni ironici (“Papa checco, sali per un caffè?”); a pochi chilometri da lì, al molo, si consuma una protesta nel più assoluto silenzio. Tra sporche immagini riprese dal vero, interviste ai protagonisti della vicenda, incursioni più standardizzate nella finzione (i segmenti con Francesca Neri in scena sono i meno convincenti, per scrittura eccessivamente didascalica ed eccessiva pulizia dell’inquadratura) e vincoli che legano in maniera stretta i due approcci, magari attraverso l’utilizzo di un supporto come il super-8, che proprio a Pesaro ha vissuto una sua revanche cinefila, La nostra quarantena stratifica l’immaginario, mescolando le istanze, in una verifica (incerta) di ciò che significa oggi filmare.
Non sempre Marcias sembra cogliere fino in fondo le potenzialità della creatura a cui ha dato vita, ma anche quando il film sembra più traballante a risollevarlo è un’autenticità fuori discussione. La vita che respira ne La nostra quarantena è quella di uomini in difesa perpetua della propria dignità di lavoratori. Basterebbe questo a giustificare l’esistenza di un’opera come quella di Marcias, ma a ciò si aggiunge una dispersione dello sguardo, nella ricerca fallace/impossibile/dolorosa/dolce di Salvatore, che coglie spesso il centro del bersaglio.
Un film sulla confusione (di stili, di scelte, di idee), ma mai confuso. In attesa di capire tutti, davvero, come fanno i marinai…

Info
Peter Marcias presenta le prime immagini de La nostra quarantena.

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