A Night in June

A Night in June

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Per il centenario della nascita di Ingrid Bergman, il Cinema Ritrovato omaggia l’interprete di Europa ’51 con una selezione dei film dei suoi esordi. A Night in June, realizzato da Per Lindberg nel 1940, è l’ultimo film svedese dell’attrice prima della partenza per Hollywood: un dramma sociale tutto incentrato sulla sua figura divistica.

Il cuore del peccato

In una cittadina di provincia, una donna si trova costretta a difendersi da una reputazione scandalosa dopo essere rimasta ferita a seguito di un violento alterco con un amante. Decide di cominciare una nuova vita, trasferendosi a Stoccolma e scegliendosi una nuova identità, ma anche lì le cose non andranno nel modo previsto e dovrà continuare a parare i colpi di un passato che ritorna inesorabile. [sinossi]

Il volto bellissimo ed enigmatico di Ingrid Bergman era già stato celebrato alla scorsa edizione del Festival di Cannes e in questi giorni lo vediamo tappezzare le strade di Bologna per la 29esima edizione del Cinema Ritrovato. Ma se i francesi avevano scelto come locandina del festival un’immagine della maturità della Bergman (la Bergman rosselliniana), Bologna – in linea con l’obiettivo di “ritrovare il cinema del passato” – ha scelto per il suo poster una foto dell’attrice di Europa ’51 di quando era agli inizi della carriera. È infatti dedicato agli esordi della Bergman l’omaggio che il Cinema Ritrovato ha organizzato per celebrare il centenario della nascita dell’attrice svedese. E non poteva mancare in questa selezione l’ultimo suo film girato in patria, A Night in June, subito prima di partire per Hollywood dove di lì a poco avrebbe recitato in Casablanca al fianco di Humphrey Bogart e sarebbe entrata nella leggenda.
E, forse non troppo casualmente, A Night in June, diretto nel 1940 da Per Lindberg, sembra voler riflettere sottotraccia proprio sullo statuto neo-hollywoodiano dalla sua interprete.

La Bergman vi interpreta il ruolo di una ragazza che ha ceduto alle avance di un marinaio e che poi è stata gravemente ferita da quest’ultimo nel corso di un litigio. La giovane è sopravvissuta miracolosamente al colpo di pistola ricevuto in pieno petto, ma ormai deve stare molto attenta a farsi trascinare dalle emozioni perché il suo cuore è diventato troppo debole. Appare dunque subito evidente il portato moralista di questo ferimento: la ragazza “facile” ha avuto una degna punizione che la condanna ad una vita a-sentimentale. Trasferitasi a Stoccolma sotto falso nome, diventerà amica di altre donne che, come avvenuto a lei in passato, soffrono nelle loro relazioni con gli uomini, stando però pur sempre attente – al contrario di lei – a non perdere la rispettabilità.
Di fronte a una trama come questa parrebbe scontato considerare A Night in June come un film profondamente invecchiato, bolso nel suo acrimonioso anti-femminismo, e invece non è così. Tutt’altro. Innanzitutto, oltre a mettere in scena degli uomini che si rivelano ben presto meschinamente guidati dal puro desiderio di soddisfazione sessuale, Per Lindberg dimostra di avere una sensibilità fuori dal comune nel ritrarre i personaggi femminili: forze e debolezze sono infatti ugualmente dosate, a partire dalla protagonista per passare alle sue amiche, per un gioco di equilibri nei rapporti che ora passa a favore dell’una ora dell’altra. Queste giovani ragazze, costrette a vivere da sole (perché gli amanti non vogliono mai sposarle), si sostengono a vicenda, si aiutano, si confidano, capendo anche solo in maniera intuitiva che quello è l’unico modo per poter sopravvivere e per poter mantenere una dignità. Ma il personaggio della Bergman, pur non negando aiuti a chi ne ha bisogno (una notte si comporta quasi da mamma facendo accomodare nel suo letto un’amica che ha appena avuto l’ennesima delusione amorosa), è comunque diversa. Lei ha peccato e forse peccherà ancora, finendo per svignarsela con l’uomo di un’altra delle sue amiche.

Ed ecco che allora veniamo allo statuto di star dell’attrice. All’inizio del film la Bergman subisce una sorta di pubblico processo nonostante sia stata lei la vittima di un tentato omicidio. Poi vediamo che gli altri si interrogano sulla sua bellezza – si dice ad esempio che non è particolarmente bella, eppure ha qualcosa che riesce comunque ad intrigare, a sedurre in maniera naturale. Le amiche poi la studiano: sembra uguale a loro, eppure intuiscono che ha qualcosa di diverso, forse quel cuore pronto a non battere più da un momento all’altro, oppure quella diversa identità con un diverso nome (da Kerstin Norback a Sara Nordana) che le dona un’allure romantica e dunque esotica (è il commento che viene fatto più volte durante il film). Insomma, considerando anche la fuga finale per una destinazione ignota, eccolo lì che, vedendo A Night in June, emerge pian piano l’impressione che il cinema (e la società) svedese si ritrovi a doversi congedare da questa sua giovane figlia senza forse neppure capire bene perché lei sia stata la prescelta.

Allo stesso tempo, però, il film di Lindberg ci rivela tutte le magnifiche qualità della Bergman: lo sguardo enigmatico, la voce profonda e insieme acuta, il sorriso come una difficile conquista e superamento della sofferenza, una sofferenza sempre consapevole che però si accompagna a un’eleganza unica dei gesti, una sensualità che traspare nel suo modo unico di avvicinarsi alle spalle e al volto dell’uomo. E qui, oltre che dal marinaio sottoproletario (che la accusa costantemente di essersi imborghesita), la vediamo costante oggetto di attenzione di altri uomini: il caporedattore di un giornale che, vedendola in foto, cambia immediatamente in positivo la sua considerazione nei confronti dei giovani, il giornalista che è rimasto affascinato dalla particolare aura di lei (e che però è sempre alla ricerca di un nuovo scoop) e il medico che l’ha vista da lontano e ne ha soltanto sentito parlare ma la ama già in quanto irraggiungibile, lontana (e che è affascinato anche dalla sua storia medica, visto che ha un cuore sopravvissuto miracolosamente a un colpo di pistola). Tutti coinvolti, stravolti e prigionieri dell’enigma Bergman. Un enigma destinato a rimanere tale, insondabile e inavvicinabile, come quello che si cela dietro ogni figura leggendaria del grande schermo.

Info
La scheda di A Night in June sul sito del Cinema Ritrovato.

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