Anger of the Dead

Anger of the Dead

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Con Anger of The Dead, Francesco Picone estende il soggetto di un suo precedente corto, confezionando uno zombie movie godibile, benché evidentemente debitore della celebrata serie The Walking Dead.

“Walkers” tricolori

Un virus si diffonde a macchia d’olio nel mondo, trasformando gli uomini in famelici zombie cannibali. Alice, donna incinta che ha appena perso i suoi familiari, si imbatte in un uomo a bordo di un automobile, che cerca di portarla lontana dal centro abitato. La destinazione: una fantomatica isola, che sarebbe immune al diffondersi del contagio… [sinossi]

È stata un’edizione contrassegnata dagli esordi, quest’ultima del Fantafestival. La manifestazione romana, d’altronde, da qualche anno si propone (anche) come vetrina per il cinema di genere indipendente italiano, dando visibilità ad autori che difficilmente riescono a passare per le strette maglie della distribuzione nostrana. Proprio tra gli esordi, nell’ambito della tradizionale giornata dello Z-Day (dedicata interamente ai morti viventi) si segnala quest’anno il lungometraggio di Francesco Picone; prodotto da un nome molto noto agli appassionati del genere come Uwe Boll, e dalla Extreme Video di Marco Ristori e Luca Boni (già autori di Eaters e dei due Zombie Massacre). Per questo Anger of The Dead, Picone ha invero riciclato il soggetto di un suo omonimo cortometraggio del 2013, portandolo alle dimensioni di un lungo. Il modello principale, per il film del giovane regista, oltre ovviamente alle opere di George A. Romero (punto di riferimento primario, da ormai oltre un quarantennio, per chiunque voglia cimentarsi nel genere), è la celebratissima serie The Walking Dead: un riferimento certo ingombrante, visto il seguito che tuttora la serie AMC gode, tuttavia occhieggiato palesemente e a più riprese dal film, nelle situazioni, nelle atmosfere e nel modo di approcciare il racconto.

La prima cosa che salta all’occhio, del film di Picone, è che il basso budget non ha evitato al regista di perseguire (e in gran parte portare a casa) un risultato molto professionale. Malgrado il nome di Boll sia spesso associato alla concezione più trash del genere, Anger of The Dead gode di un’ottima confezione: al di là di qualche trucco dalla resa non proprio eccelsa, il film può vantare un accattivante look da horror indipendente (con un’efficace fotografia in digitale), interpretazioni generalmente soddisfacenti (a partire da una Désirée Giorgetti da tempo specializzatasi in ruoli con un certo potenziale di inquietudine), una regia molto solida e controllata. Il regista evita di mostrare i trucchi digitali e gli effetti posticci che hanno, in passato, funestato analoghi prodotti, contribuendo a rendere difficile la sospensione dell’incredulità: al contrario, sceglie intelligentemente di mostrare quanto il budget a disposizione gli consente, limitandosi a suggerire e ad alludere, utilizzando al meglio le potenzialità del fuori campo. Così, laddove non sia possibile mostrare direttamente le conseguenze dell’apocalisse-zombie, il film sceglie di suggerirla efficacemente attraverso alcuni dettagli (le strade vuote, gli edifici in rovina, la disperazione sul volto dei personaggi) giocando altresì con le suggestioni della storia.

Storia che invero (e questo è probabilmente il principale limite del film) si rivela a tratti troppo debitrice della serie tratta dal fumetto di Robert Kirkman; finendo per togliere a una fascia di spettatori almeno parte del piacere della visione. Il debito con The Walking Dead si traduce da una parte in un’attenzione particolare alle psicologie, in una giustapposizione sempre presente tra il pericolo dei morti viventi e quello, più subdolo, degli esseri umani posti in una situazione estrema, in un’efficace rappresentazione (in piccolo) di una società disfunzionale e costretta a regredire alla barbarie per sopravvivere; dall’altra, tale debito finisce tuttavia per comportare una certa prevedibilità di situazioni e snodi narrativi, e per rendere eccessivamente “leggibili” (e per questo meno interessanti) alcuni personaggi. Se è pur vero che la stessa, celebrata serie televisiva si rifà ad alcuni codici (e stereotipi) abbondantemente utilizzati da decenni di cinema, va detto che in questo caso i riferimenti sono decisamente più marcati del solito, e più diretti; al punto di rendere l’omaggio esplicito e visibile, ma a tratti un po’ stucchevole.
L’altro limite dell’interessante film di Picone, in un certo senso più serio (in quanto coinvolge, indistintamente, tutti gli spettatori) è l’indebito troncarsi della sua trama prima dei titoli di coda, lasciando la storia “sospesa” in attesa di un (non certo) sequel: un po’ come se l’amore per la struttura seriale del suo modello abbia finito per debordare, spingendo il regista a inserire nel film un cliffhanger certo efficace, ma, visti il mezzo e il contesto in cui il film si muove, forse poco giustificato.

Info
La scheda di Anger of the Dead sul sito del Fantafestival.

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