Night of the Hunchback

Night of the Hunchback

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Presentato nella sezione A Simple Event a Il Cinema Ritrovato Night of the Hunchback di Farrokh Ghaffari è il film che segna la nascita della nouvelle vague iraniana e si distingue dalla concezione neorealista del cinema d’autore dell’epoca, per la sua freschezza narrativa e il ritmo scanzonato.

Vogliamo vivere

Adattamento di una novella delle Mille e una notte, protagonisti gli attori di una compagnia teatrale, il film segue le vicende successive alla morte improvvisa di uno di questi, tra gag macabre e humor nero, con i vari equivoci nei tentativi di nascondere e disfarsi del cadavere. [sinossi]

Singolare figura quella di Farrokh Ghaffari, uno degli autori cardine della nouvelle vague iraniana degli anni cinquanta-settanta, che ha in comune con i colleghi fondatori di quella cinematografia, Dariush Mehrjui, Sohrab Shahid Saless, Kamran Shirdel, il fatto di aver trascorso un lungo apprendistato all’estero. Nel suo caso a Parigi, da cui fece ritorno nel 1949, dove strinse amicizia con Henri Langlois. E proprio sul modello della Cinémathèque Française, fondò in Iran il Kanoon-e Melli-e Film, attivo fino a prima della rivoluzione, rivoluzione che spinse Ghaffari, ormai lasciata alle spalle la carriera di regista, a ripiegare ancora a Parigi, in esilio, dove rimase fino alla sua morte, nel 2006.
Tratto da una delle novelle delle Mille e una notte, Night of the Hunchback (Shab-e ghuzi) è una commedia nera incentrata sul cliché narrativo dell’hitchcockiana La congiura degli innocenti, cliché che torna spesso nel cinema: un gruppo di persone si trova ad aver a che fare con un cadavere da nascondere, occultare o smaltire con le soluzioni più fantasiose, per non essere ingiustamente accusati della responsabilità di quel decesso imprevedibile. Il morto in sostanza che con la sua sola, involontaria, presenza, sconvolge le vite di chi ci ha a che fare. Nell’incipit del film, prima della morte improvvisa, e peraltro non spiegata, che sarà il motore della narrazione, si susseguono brani dello spettacolo teatrale della compagnia, fatto con pupazzi vampiri, una sorta di teatro horror. E una sequenza in cui viene disegnata una faccia sulla pancia di uno dei teatranti, che poi userà esprimendola con contrazioni come in una danza del ventre, su cui scorrono i titoli di testa. Segno della bizzarria della rappresentazione teatrale che è anche quella della rappresentazione del film. E gli stessi pupazzi mostruosi torneranno poi nella chiusura del film.

Night of the Hunchback si fonda sul gioco che non è solo quello dell’umorismo macabro hitchcockiano, ma è anche quello lubitschano del teatro di Vogliamo vivere!, il continuo interscambio, attraverso trucchi teatrali e travestimenti, pupazzi e manichini, tra realtà e messa in scena, tra vita e finzione, dove si deve far credere che un morto sia in realtà vivo. E la realtà viene fatta combaciare espressamente con la finzione in un momento di danza. Si arriva alla simulazione di un’impiccagione come di quella di un matrimonio, tra trovate e gag a ritmo serrato, in un tono scanzonato (“Non hai una bella cera” viene detto al morto da chi lo reputa erroneamente vivo) incrementato dalle musiche country e rockabilly di una colonna sonora perenne, che accompagna senza interruzione tutto il film. Musiche che vengono suggerite come diegetiche nella scena della telefonata, dove l’accompagnamento va e viene a seconda che si sia a un capo o all’altro del filo telefonico. Una regia decisamente brillante quella di Ghaffari, come si vede nella memorabile scena della carrellata a trecentosessanta gradi che chiude sul cadavere, verso la fine del film.

I protagonisti di Night of the Hunchback sono dunque dei musici erranti, che si esibiscono anche per un sultano in una rappresentazione privata. Sono dei fuori casta che allietano un pubblico di borghesia altolocata come evidente anche nel party esclusivo su un’elegante terrazza, che si trasforma, giocoforza, in un cocktail per un cadavere. Pare una metafora della società oppressiva dello scià, la cui foto ieratica campeggia nell’ufficio del commissariato di polizia, segno di un’autorità onnipresente e pervasiva. Una società apatica dove tutti sono resi cadaveri, morti in quanto privi di libertà, coscienza civile e spirito critico. Spetta all’arte, al teatro come al cinema, che già sbeffeggiava con Lubitsch il Nazismo, la possibilità di trasformare i morti in vivi.

INFO
La scheda di Night of the Hunchback sul sito di Il Cinema Ritrovato.
  • Night-of-the-Hunchback-Shabe-quzi-1965-Farrokh-Ghaffari-01.jpg
  • Night-of-the-Hunchback-Shabe-quzi-1965-Farrokh-Ghaffari-02.jpg
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