Love

Con Love, Gaspar Noé cerca di raccontare una storia d’amore sottolineandone la componente sessuale, senza censura e in 3D. Un esperimento banale e al contempo pretenzioso.

L’impero del tedio

Nel corso di una lunga giornata di pioggia, Murphy si trova da solo nel proprio appartamento, ricordando la più grande storia d’amore della sua vita, i suoi due anni con Electra. Una passione incandescente piena di promesse, giochi, eccessi ed errori… [sinossi]

Di primo acchito, uno forse non saprebbe come avvicinarsi ad un oggetto filmico come Love, il quarto lungometraggio cinematografico di Gaspar Noé, regista franco-argentino che si è imposto come uno degli enfants terribles del cinema transalpino. Al di là di una mera questione di apprezzamento (c’è che lo ammira e chi non lo sopporta affatto), ciò è dovuto alla sua abitudine di vendere i propri film come eventi scandalosi, con l’esempio ormai antologico di Irréversible, con la controversa sequenza dello stupro di Monica Bellucci e la fuga di gran parte del pubblico dalla première al Festival di Cannes (fatto che viene menzionato con un certo orgoglio sulla fascetta del DVD francese). Tale etichetta è riemersa anche per Love, scandalo annunciato della Croisette per la sessantottesima edizione della kermesse, anche se un occhio più attento svelerebbe già prima della visione che, nonostante gli elementi provocatori (il sesso esplicito e l’utilizzo della terza dimensione per mostrare lo stesso), si ha a che fare con quello che è sostanzialmente il film più “normale” di Noé.

Viene infatti a mancare la provocazione concettuale di Irréversible, un revenge movie costruito al contrario, così come quella di Enter the Void, viaggio allucinato ed allucinante nell’aldilà. Love è una semplice storia di amore e tradimenti, dove la provocazione sta tutta nella forma, per l’esattezza nell’esibizione esplicita degli atti sessuali. Una scelta che in realtà non sconvolge più di tanto, da un lato perché Noé non è un novizio quando si tratta di sesso sullo schermo (con l’apoteosi nel 2006, nella forma del suo irritante episodio del film collettivo Destricted, dal titolo spudorato We Fuck Alone), dall’altro perché, arrivati al 2015, abbiamo già assistito ad operazioni simili per quanto riguarda il sesso non simulato in film a carattere non pornografico (9 Songs di Michael Winterbottom, Intimacy di Patrice Chéreau) o l’illusione dello stesso (Lars von Trier con Gli idioti, Antichrist e Nymphomaniac). Con la differenza che Noé, rispetto ai colleghi, non sembra avere un’idea da esprimere attraverso le sequenze carnali, ma solo una scusa per cercare di scandalizzare. Emblematica, in tal senso, la sequenza d’apertura, che riassume perfettamente l’anima del film in quanto esercizio masturbatorio, in senso fisico ed intellettuale.

Altro elemento significativo, il 3D, o meglio, l’assoluta inutilità della sua presenza fatta eccezione per una scena che giustifica le parole di chi cerca di vendere Love come un porno tridimensionale. Per il resto, la terza dimensione non fa che mettere in maggiore evidenza la piattezza dell’operazione, un delirio autoriale di 135 minuti dove la banalità lancinante sul piano narrativo si coniuga con delle scelte stranianti a livello stilistico, in primis la musica (vedi la sequenza dell’orgia, il cui accompagnamento sonoro è il tema scritto da John Carpenter per Distretto 13 – Le brigate della morte). Il tutto in nome dell’ormai consolidata spocchia intellettualoide di Noé, che raggiunge l’apice nell’improbabile componente autoreferenziale di Love, il cui protagonista è un aspirante cineasta che vuole realizzare un film simile a quello che stiamo guardando. Inoltre, giusto per completezza, scopriamo che uno dei personaggi si chiama Gaspar, e l’altro Noé. Una gag insipida che non fa altro che allungare questo viaggio nel tedio, fintamente scandaloso ma veramente insopportabile.

Info
La scheda di Love sul sito del Neuchâtel International Fantastic Film Festival.
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