Slalom

Slalom

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Tentativo di variazione italiana sulla moda anni Sessanta degli 007 e reminiscenze hitchcockiane. Slalom di Luciano Salce cerca di piegare a sfruttamento massivo la figura di Vittorio Gassman, puntando tutto (troppo) su di lui. Prima volta in dvd per CinemaItalia e CG.

In vacanza invernale al Sestrière con la moglie, Lucio Ridolfi viene rapito dall’FBI per un presunto scambio di persona e catapultato al Cairo in una vicenda internazionale di spionaggio e valuta falsa… [sinossi]

Forse Vittorio Gassman aveva ragione quando nei suoi ultimi anni spesso ripeteva di aver girato anche tante cose pessime. O meglio, da tali affermazioni emergeva uno spirito fin troppo impietoso verso la propria carriera cinematografica, ma è altrettanto vero che il massiccio sfruttamento della sua immagine, specialmente lungo gli anni Sessanta e Settanta, lo condusse ad accettare un po’ di tutto, occasioni buone e assai meno buone, in un profluvio di opere girate ad altissimi ritmi anche da ottimi autori. Slalom (1965), per la prima volta in dvd grazie a CinemaItalia e CG, rispecchia in buona parte tale enorme prolificità industriale del periodo d’oro del nostro cinema, capace di sfornare capolavori accanto a opere decisamente alimentari, girate magari come “pacchetto” tramite contratti vincolanti con i produttori del tempo (nei titoli di testa ritroviamo puntualmente anche stavolta il connubio tra Gassman e Mario Cecchi Gori, accomunati pure, in ordine sparso, per Il sorpasso, I mostri, Se permettete parliamo di donne, La marcia su Roma, Il tigre, Il profeta, L’arcidiavolo, La congiuntura, Il successo, Il Gaucho…). E’ proprio in quello scorcio tra il 1962, anno della grande affermazione con Il sorpasso, e la fine degli anni Sessanta che la figura di Gassman va incontro alla sua sovraesposizione più aggressiva, concedendosi costantemente al sodalizio più o meno indiscriminato con Dino Risi e alla continua ricollocazione in contesti cinematografici al contempo ben collaudati e diversificati. La base espressiva resta sempre la commedia all’italiana di larghissimo consumo; le “lezioni” si configurano poi come una continua “rimessa in quadro” secondo variegate mode e influenze del momento. In tal senso appaiono significative le prime opere di Ettore Scola, in cui Gassman assunse spesso il ruolo di protagonista, che in qualche misura mostrano somiglianze (pensiamo a La congiuntura, ad esempio, anch’esso realizzato nel 1965) con l’episodio salciano di Slalom. Non più soltanto il roccioso riferimento alla commedia nazionale, ma anche la contaminazione con tendenze espressive non autoctone, e il tentativo di dare vita a versioni nazionali di generi anglosassoni che avevano dilagato anche nel nostro mercato (il giallo-rosa, la spy story…). In tali contesti Gassman prova insomma a rileggersi come James Stewart o Cary Grant nostrano in forma ironica e autoironica, ma anche filologicamente corretta, capace com’era di risultare al contempo elegante e sbruffone, inappuntabile e ridicolo, serio e cialtrone, sciupafemmine e vittima delle donne. Altro dato che assume sempre maggiore rilevanza da un’opera all’altra è il progressivo protagonismo totale di Vittorio Gassman, a cui pian piano non si affiancano più figure di spalla o cast particolarmente prestigiosi. In pratica, si punta tutto su di lui e sul suo funambolismo fisico-verbale, tirando magari un po’ al risparmio sulle spese di produzione. Nei fatti, capita spesso di ricavare l’impressione che Gassman sia lasciato da solo a salvare una debolissima baracca. Le logiche produttive del tempo prevedevano spesso di avere un attore sotto contratto e di assoldare registi e sceneggiatori che di volta in volta creassero il film intorno a lui. Un dispositivo produttivo che a poco a poco si scarnifica totalmente, e rimane solo l’attore. Il film, di fatto, non c’è.

Slalom non è molto lontano da tale deriva. Il copione di Castellano&Pipolo, già collaboratori di Luciano Salce per ben altri esiti (Il federale, La voglia matta…), cuce intorno all’istrione-Gassman una vicenda facile facile di giallo e spionaggio, cercando di fare il verso alla moda anni Sessanta degli 007 ed ereditando pure la leggendaria Daniela Bianchi che aveva partecipato come coprotagonista di Sean Connery in Dalla Russia con amore (1963) e che successivamente era tornata in Italia dedicandosi a prodotti nostrani d’imitazione. Curiosamente nel cast, in un buffo ruolo di fianco meritevole di maggior spazio, è presente anche Adolfo Celi, che sempre nel 1965 interpreterà il cattivo Emilio Largo nel nuovo film della saga bondiana Thunderball – Operazione tuono. Qui il protagonista Lucio Ridolfi, in cerca di allegre avventure extraconiugali durante una vacanza invernale al Sestrière, viene rapito dall’FBI per un presunto scambio di persona e catapultato al Cairo in una vicenda internazionale di spionaggio e falsari, contornato di bellone ammalianti e traditrici. Doppi e tripli giochi, fino al quieto ritorno al Sestrière, dove il buon Lucio finisce per temere di essersi immaginato tutto. Benché il riferimento diretto resti la moda del cinema sugli agenti segreti, il tessuto narrativo del film affonda più intimamente nei modelli dell’Hitchcock spionistico (Intrigo internazionale, L’uomo che sapeva troppo, Il prigioniero di Amsterdam) in cui un anonimo uomo qualunque si ritrova invischiato in eventi più grandi di lui. Un paio di sequenze, specie nel prefinale in mezzo al deserto, sembrano voler citare palesemente tali modelli. A ben vedere, risiede proprio nel debito hitchcockiano, sia pure tenue e superficiale, la ragione dell’aspetto decisamente ibrido di Slalom, che ne costituisce anche il coté più originale. Salce e i suoi sceneggiatori sembrano infatti voler prendere le distanze dalle retoriche più affermate della nostra commedia nazionale, cercando una propria strada al cinema d’avventura e azione che all’epoca sembrava totale appannaggio del mondo espressivo anglosassone. Un vero e proprio tentativo d’indigenizzazione, in cui la peripezia, i rapidissimi ritmi narrativi e le iperboliche svolte narrative sono rifamiliarizzate tramite la figura cialtronesca di Vittorio Gassman.

Da Hitchcock Slalom eredita l’intreccio; dal mondo di 007 le bellone, lo spirito vacuo e mondano, i riferimenti filologicamente corretti (ma scopertamente de-ideologizzati) alla Guerra Fredda, l’approccio turistico alle locations, rintracciabile non solo nelle ambientazioni egiziane ma anche negli eleganti scorci riservati alle piste innevate del Sestrière. Non siamo in un vero e pertinente ambiente-parodia, ché le distorsioni in buffo sono riservate soltanto a infelici caricature etniche. Né siamo però in un serio e coerente contesto spy-story, dal momento che gli snodi cruciali della vicenda sono risolti con grande faciloneria ed evidente voglia di scherzare. Per lo più l’elemento parodico è identificato nel costante spiazzamento della figura di Gassman, a contatto con vicende per lui inimmaginabili e sottolineate dalla sua consueta gamma di funambolismi. Se vogliamo, quindi, il tentativo appare più quello di esplorare territori nuovi per il nostro cinema del tempo e di reinglobare tendenze non autoctone in uno spirito pertinente alla nostra cultura.
Ciò detto, a conti fatti l’occasione è infelice, tutta affidata a un dinamismo narrativo platealmente fine a se stesso, ma che alla lunga non assolve neanche al compito prefissato del puro intrattenimento. Inaspettatamente Salce valorizza al meglio le locations egiziane, riuscendo a sdoganarle dal gusto meramente esotico-turistico e rendendole spesso funzionali alle vicende del protagonista sulla scorta di uno scaltro uso dei piani di ripresa (molto efficaci i piani allargati, ma anche la corsa in automobile è ben contestualizzata nell’ambiente circostante). Non si respira insomma l’aria di pauperismo spacciato per ricchezza che spesso emana dalle produzioni italiane di quegli anni girate all’estero, dove quasi mai ci si libera dalla sensazione della “gita fuori porta”. Il contenitore dà spesso l’impressione di poter competere, sia pure ad armi impari, con le mirabilie avventurose che iniziavano a invadere i nostri schermi da altre parti del mondo. Tuttavia l’unica chiave espressiva resta lo stupore di Gassman, declinato in mille modi lungo 105 minuti in un racconto sempre più stanco e sfiatato. Non giova neanche, in ultima analisi, il rifiuto della parodia più conclamata, e con la sparizione del personaggio di Adolfo Celi dopo appena mezz’ora si disperde anche l’unica vera occasione comica. Non ultimo, malgrado i palesi sforzi di confezionare un prodotto elegante e forse vendibile anche sui mercati internazionali, le bellone italiane (o egiziane: la star locale Lobna Adel Aziz) “acchittate” in pieno stile anni Sessanta remano contro alle intenzioni alte del prodotto, ricordando da vicino le coeve parodie alla buona di Franco&Ciccio.
Slalom dimostra insomma che, per quanto cavallo di razza, Vittorio Gassman da solo non bastava. “Ho deciso, salvo il mondo” declama l’attore in una delle migliori battute del film. Ma per l’appunto Gassman poteva salvare il mondo e un film al botteghino, non il suo intero esito estetico.

Info
È presente nel DVD anche la versione inglese di Slalom.
La pagina dedicata a Slalom sul sito della CG Entertainment.
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