No Home Movie

No Home Movie

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Presentato a Locarno in concorso l’ultimo lavoro di Chantal Akerman, No Home Movie, che arriva al grado zero della grammatica cinematografica, utilizzando i dialoghi via skype della regista con la propria madre che è da poco mancata. Un modo per esorcizzare la morte e il lutto che si rivela in definitiva sterile.

Home Movie or no home movie: chat is the question

“Questo è prima di tutto un film su mia madre, mia madre che non c’è più. Su questa donna arrivata in Belgio nel 1938, in fuga dalla Polonia, dalle atrocità e dai pogrom. Questa donna che vediamo soltanto nel suo appartamento. Un appartamento di Bruxelles. Un film sul mondo che cambia e che mia madre non vede.” [sinossi]

Qualcuno ricorderà il dottor Floyd di 2001: Odissea nello spazio nella famosa videochiamata alla figlia dalla base spaziale. In tanti hanno notato la grande freddezza di questa comunicazione. Stanley Kubrick prevedeva un futuro dove la tecnologia avrebbe prevalso sui rapporti umani. No Home Movie suona come una conferma di quella profezia ora che le videochiamate, via skype, sono una pratica di uso comune. Un film che vorrebbe essere un non-film, un atto dovuto per una situazione estrema, personale, da parte dell’autrice belga. Come Jafar Panahi faceva This is Not A Film mentre era agli arresti domiciliari, così Chantal Akerman costruisce un non film su propria madre, riutilizzando le loro conversazioni skype, dopo che questa è venuta a mancare.
Una lunga immagine di un albero con le fronde scosse da un forte e costante vento, poi la casa. L’intercalare di immagini di natura costruisce il contraltare di un film quasi sempre in interni, la dimensione domestica di una donna anziana confinata in casa. Quasi tutto il film è costituito da dialoghi via skype, tra madre e figlia. I ricordi d’infanzia, il rapporto con la cultura ebraica d’origine (“Non abbiamo più festeggiato lo Shabbat”), la diaspora e l’approdo al Belgio per la speranza di sicurezza, le storie dell’Olocausto, e la carriera cinematografica di Chantal, i ricordi della Mostra di Venezia. L’incubo nazista che torna nella grottesca scena della domestica che parla dell’Olocausto e dei campi di sterminio con leggerezza, ridendo.

Un film costruito su una preponderanza di inquadrature fisse, dello schermo del computer dove avviene la comunicazione skype. Ma un film che è in definitiva un susseguirsi di dialoghi, dove l’immagine di uno degli interlocutori, la madre, non prevede il controcampo dell’altro. Inquadrature come semplici cornici, scatole che immagazzinano la traccia di comunicazioni digitali ed eteree. Una povertà che è quella delle trasmissioni in rete, che riflettono la posizione della webcam, semplici soggettive. Una fissità che è funzionale e che prefigura il vuoto. Se la mamma si alza un attimo rimane la sedia vuota. E il vuoto sarà anche quello, esistenziale, dell’appartamento disabitato con la luce abbagliante, e poi con il buio alla chiusura delle tende. Il vuoto, l’assenza, la vacuità della morte. La Akerman non ha bisogno, come Pippo Delbono in Sangue, di riprendere la madre mentre esala l’ultimo respiro, e nemmeno di raccontarlo verbalmente. La lascia in un immenso fuoricampo, che è il fuoricampo della fine della vita. E a spezzare la fissità di cui sopra quei lunghi ed estenuanti camera car, veloci, di canyon, paesaggi montuosi, ripresi dalle videoinstallazioni della regista belga alla Biennale Arte di Venezia. Una fuga. Un esplorare quella dimensione spazio, distanza che con internet viene drasticamente annullata (Chantal e la madre parlano da continenti diversi, la prima a Los Angeles la seconda a Bruxelles). Un viaggio al termine dell’esistenza.

Ma come nella chiacchierata del dottor Floyd, le comunicazioni di No Home Movie appiano fredde, dominate da distacco, mancanza di partecipazione. Il lutto non sembra sentito davvero. No Home Movie è di fatto costituito da degli home movie a dispetto del titolo, che al limite dovrebbe essere “No cinema”. Viene naturale chiedersi se lo stesso lavoro sarebbe stato preso a Locarno se non fosse firmato dalla Akerman, regista che, per carità, ha dato ben altre prove.

Info
No Home Movie sul sito del Festival di Locarno.

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