Schneider vs. Bax

Schneider vs. Bax

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Schneider vs. Bax, nuovo film dell’olandese Alex van Warmerdam in concorso a Locarno 2015, è una dark comedy su predatori, prede e il gioco perverso di un oscuro burattinaio, ma si adagia ben presto sui binari dei cliché e della prevedibilità.

Sorridi, ma poi spara

Schneider è un sicario. Il giorno del suo compleanno riceve una chiamata da Mertens, che ha un incarico per lui. Schneider rifiuta perché è la sua festa e ha promesso alla moglie Lucy di aiutarla con i preparativi della cena. Mertens assicura che si tratta di un lavoro importante: l’obiettivo è Ramon Bax, uno scrittore che vive da solo in un luogo isolato. Il killer accetta l’ingaggio. Bax, dal canto suo, si sta riprendendo da una nottata a base di sostanze stupefacenti. In un lampo di lucidità, si ricorda che sta per arrivare la figlia Francisca e mette alla porta senza tanti complimenti la sua amante, Nadine. Arriva Francisca, depressa e infelice. Non sapendo che cosa fare, per tirarla su il padre le offre un po’ di droga… [sinossi]

In un Festival multifome come la kermesse locarnese, è possibile fare incontri cinematografici di qualsiasi tipo. Se da un lato, infatti, Locarno si è sempre distinta per un eccellente lavoro di ricerca – sia sulle prime, sia in retrospettiva – volto a dare spazio a cinematografie meno inserite nel circuito dei Festival maggiori e ad Autori con idee di Cinema più o meno rivoluzionarie, dall’altra parte è intelligente nel mantenere ben saldo un respiro pop in grado di riempire le sale di appassionati d’ogni sorta, e non necessariamente di soli addetti ai lavori. Non deve quindi stupire la presenza, in un Concorso Internazionale votato alla maggiore eterogeneità possibile, di un oggetto filmico con poche ambizioni come Schneider vs. Bax, ottavo lavoro del sessantaseienne regista olandese Alex Van Warmerdam, il cui precedente film, Borgman, era in concorso a Cannes 2013. Un film che, nelle collaudatissime forme della commedia nera, gioca flebilmente con i concetti di predatore e preda – fino a una resa dei conti che sconfina nel western -, ma lascia ben presto lungo la strada tutta la sua originalità, limitandosi a riproporre, senza averne la stessa forza vitale né ironica, situazioni e personaggi già cari ai fratelli Coen, a Quentin Tarantino e ad Alex De La Iglesia.

Nella profusione di dialoghi ed eventi al limite dell’insensato, fra forzature e stramberie d’ogni sorta, il film cerca di porsi a metà strada fra i criminali da strapazzo narrati da Tarantino ne Le Iene e l’inadeguatezza al delitto già affrontata, con risultati nettamente migliori, dai Coen di Fargo, ma finisce per stabilizzarsi piuttosto dalle (stantie) parti di Storie Pazzesche di Damiàn Szifron. Quello che manca a Schneider vs. Bax non è tanto il gusto per il nonsense, ma piuttosto quella lucida follia anarchica e ironica che permette ai grandi Autori “di genere” di addentrarsi nel torbido, usando le forme della cultura popolare per una riflessione sociale più o meno densa.

Il sicario Shneider, moglie e figli che ne ignorano la professione, riceve un incarico nel giorno del proprio compleanno. A chiamarlo è Mertens, oscuro criminale e burattinaio, che per un proprio gioco perverso non solo avverte anche la “vittima” Bax (interpretata dallo stesso regista), altro sicario dipendente da alcool e droghe e con una situazione familiare piuttosto disagiata, ma la ingaggia per aspettare e freddare Shneider, forse il vero obiettivo da eliminare. A entrambi, Mertens presenta l’avversario come un pericoloso assassino di bambini, da uccidere prima che possa nuocere ancora. Si configura da questo momento una commedia dell’equivoco che tende al duello al sole, fra i vestiti sgargianti dei due killer imbranati, visibilissimi nell’erba alta, le visite inaspettate di personaggi assurdi (su tutti, il nonno maniaco sessuale), una figlia bacchettona riguardo le droghe di cui fa uso il padre, testimoni uccisi da Schneider lungo la strada e diversi bagni nella disgustosa palude che circonda la casa di Bax. Sin dalle primissime battute, complice una fotografia contrastata e fortemente saturata, il lungometraggio crea un mood surreale che ricorda vagamente il folgorante incipit de Le streghe son tornate (osceno titolo italiano appioppato a Las brujas de Zugarramurdi) di Alex De La Iglesia, senza tuttavia avere nemmeno un briciolo della capacità allegorica anarcoide e rivoluzionaria del regista spagnolo. Viaggio in un microcosmo fatto di outsider, criminali senza arte né parte, lanciati verso un testa a testa nel quale vale tutto, Schneider vs. Bax sembra dimenticare le potenzialità metaforiche offerte dai due protagonisti: entrambi sono vittime e carnefici, predatori e prede, devono uccidere per non essere uccisi. Ma il film non sembra prestare attenzione alle possibili implicazioni psicologiche o sociali, preferendo piuttosto sfoderare una comicità sempliciotta che a tratti diverte, ma mai colpisce in profondità.

Eppure non mancherebbero gli spunti interessanti: la contrapposizione fra la vita apparentemente perfetta di Schneider -casa pulita, moglie bionda e bei pargoletti – contro la dissolutezza casuale – amante, droghe, figlia depressa, padre sessuomane e una palude intorno alla catapecchia – di Bax; il contrasto fra il buio delle case e il sole a picco sopra al duello. Poi c’è l’importanza della collaborazione e dei rapporti umani, con da una parte l’incontro di Schneider con una prostituta, dall’altra il parziale recupero del difficile rapporto di Bax con la figlia; infine, il ruolo dell’enigmatico deus ex machina Mertens, capace di assoldare i due killer salvo poi rovinare stupidamente tutto. Ma si tratta solo di accenni mai adeguatamente approfonditi, idee liquidate in poche battute e poi lasciate perdere, scegliendo piuttosto le soluzioni più semplici e preconfezionate per strappare un sorriso. Balza quindi agli occhi, rivelando tutta l’esilità di Schneider vs. Bax, come il principale sussulto di trama sia banalmente affidato a un errore di destinatario per un SMS, o a come la moglie di Shneider scelga sempre i momenti più inopportuni per telefonargli, mentre i camuffamenti prevedono i classici baffi finti, il grilletto è sempre facile e il colpo spesso a vuoto. Il film si addentra nel tunnel del cliché e del già visto, limitandosi per lo più a sfoderare un repertorio magari efficace, ma privo di originalità e di qualsivoglia intento ribelle, fino a smettere ben presto anche di far ridere. E il finale, per quanto si configuri come una parziale ripresa, non risulta sufficiente a eliminare dalla bocca questo fastidioso retrogusto stantio di occasione sprecata.

Info
Schneider vs. Bax sul sito del Festival di Locarno.
Il trailer originale di Schneider vs. Bax.
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