The Gallows
di Chris Lofing, Travis Cluff
Pur considerando i limiti del filone del found footage, The Gallows – L’esecuzione si rivela un film fiacco e privo di idee, infarcito di luoghi comuni e con più di un buco di sceneggiatura.
Un’”esecuzione” senza entusiasmo
Vent’anni dopo un terribile incidente, che provocò la morte di un ragazzo durante una recita scolastica, un gruppo di studenti decide di mettere in scena lo stesso spettacolo. Tuttavia, l’inadeguatezza del protagonista Reese al ruolo spinge il giovane a cercare di sabotare lo spettacolo, introducendosi nottetempo, coi suoi compagni, nel teatro. Fenomeni inquietanti attendono il gruppo di ragazzi… [sinossi]
Chi scrive ha sempre avuto le sue perplessità sul filone del found footage horror, e su un modo di approcciare il genere che sembra rappresentare (il più delle volte) una facile scorciatoia per costruire la tensione visiva e l’effetto-shock. A nostro avviso, questo sottogenere aveva già detto tutto ciò che aveva da dire un quindicennio fa, col pionieristico The Blair Witch Project (riuscito quanto furbo), aveva balbettato coi vari, e sempre più fiacchi, episodi di Paranormal Activity, aveva mantenuto livelli di dignitosità nello spagnolo REC, aveva flirtato in modo interessante col mainstream in Cloverfield. Tutto ciò per dire che, nei confronti di questo The Gallows – L’esecuzione (ennesima incursione nel filone della factory di Jason Blum) c’era indubbiamente un atteggiamento, motivato, di scetticismo precedente alla visione; ma non una preclusione a prescindere. D’altronde, il quasi contemporaneo Unfriended (sempre targato Blumhouse) aveva portato una piccola ventata di novità nel genere, con la sua esplorazione dell’adolescenza e del bullismo filtrati dalle logiche della comunicazione in rete, pur nei suoi limiti come puro prodotto di genere.
Il film di Travis Cluff e Chris Lofing, al contrario, riporta il filone a una “normalità” che sconfina nella piattezza, alla confusione visiva che copre (o sembra coprire) la mancanza di talento, al caos percettivo che dovrebbe, da solo, garantire l’immedesimazione. The Gallows, in effetti, sembra riassumere come in un compendio tutti i vizi e i limiti del found footage: rivelando una mancanza di verve e di idee che va a sommarsi a uno script deficitario. Nessuno sforzo di costruire una credibilità nella confezione di un prodotto che vorrebbe rappresentare un documento visivo autentico, evidente e pesante presenza della regia e del montaggio, a negare l’essenza stessa del genere, personaggi che, anche quando sono in pericolo di vita, hanno la videocamera (o il cellulare) sempre alla mano, e sempre attentamente puntati sul centro dell’azione. Il già citato Unfriended, almeno, riusciva a bypassare questo problema (in sé, possiamo concederlo, di non facile soluzione) utilizzando in un unico piano sequenza lo schermo di un pc. Difficile, per lo spettatore, stare al gioco dei due registi quando la sciatteria dell’immagine (in sé voluta, e ricercata) si somma al palese carattere fittizio della messa in scena, quando non si prova nemmeno a far sparire, o a nascondere, le marche di enunciazione, quando la vicenda, a prescindere dal modo in cui viene portata sullo schermo, appare così lacunosa e poco credibile.
La sceneggiatura (che narra una ghost story risaputa, col palcoscenico di un teatro come fulcro, e un dramma sepolto nel passato quale cuore tematico) appare in effetti come un raro coacervo di stereotipi e trascuratezze. All’obiettiva, cattiva fattura dei dialoghi, alla stupidità esibita dei personaggi (ma veramente, negli USA, ci sono adolescenti che considerano “una cosa figa” sfasciare la scenografia di una recita teatrale, che rifiutano in modo misogino di coinvolgere in tali imprese le rispettive fidanzate, che cercano di conquistare l’altro sesso con cervellotici e complessi stratagemmi quali l’annullamento di un evento atteso, e la relativa possibilità di “consolazione”?) si aggiunge l’insopportabile parlantina del protagonista Ryan Shoos (forse aiutata dal doppiaggio, ma non possiamo esserne certi) che fa sperare in una sua eliminazione più rapida possibile. Lo script zoppica tra rivelazioni improbabili e twist narrativi confusi, tradotti in un impianto visivo da cui l’autentica paura, e finanche il più banale spavento, sembrano abitare lontani mille miglia. Il soggetto, a dire il vero, offriva la possibilità di giocare col contrasto tra l’esplicita finzione teatrale e la (fittizia) autenticità dell’immagine, propria del genere, ma il film non ha ambizioni di questa portata: e la sequenza in cui la coppia protagonista assume infine, sul palco, i ruoli dei rispettivi personaggi, culmine di quello che si voleva un climax, strappa risate mal soffocate.
Il film di Cluff e Lofing incespica così, tra un buco di sceneggiatura e uno stereotipo, verso una conclusione che si rivela improbabile quanto l’intera vicenda, mostrando almeno il pregio di aver limitato la durata (circa 80 minuti). Da parte nostra, sia ben chiaro. saremmo volentieri rimasti davanti allo schermo più a lungo, se di idee, sostanza e stile, ne avessimo visti un po’ di più.
Info
Il trailer di The Gallows su Youtube.
- Genere: horror, thriller
- Titolo originale: The Gallows
- Paese/Anno: USA | 2015
- Regia: Chris Lofing, Travis Cluff
- Sceneggiatura: Chris Lofing, Travis Cluff
- Fotografia: Edd Lukas
- Montaggio: Chris Lofing
- Interpreti: Alexis Schneider, Cassidy Gifford, Mackie Burt, Pfeifer Brown, Price T. Morgan, Reese Mishler, Ryan Shoos
- Colonna sonora: Zach Lemmon
- Produzione: Blumhouse Productions, Management 360, New Line Cinema, Tremendum Pictures
- Distribuzione: Warner Bros.
- Durata: 81'
- Data di uscita: 19/08/2015









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