The Sky Trembles and the Earth Is Afraid and the Two Eyes Are Not Brothers

The Sky Trembles and the Earth Is Afraid and the Two Eyes Are Not Brothers

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Presentato a Locarno The Sky Trembles and the Earth Is Afraid and the Two Eyes Are Not Brothers, l’ultimo lavoro del cineasta sperimentale inglese Ben Rivers, un’opera in cui incontra e dialoga con la poetica dello scrittore Paul Bowles. Nei paesaggi maestosi del deserto del Marocco si confrontano le diverse concezioni con cui l’uomo bianco guarda i popoli non industrializzati: il mito del buon selvaggio e la crudeltà dei semplici.

La delicata preda

Sullo sfondo dell’incantevole paesaggio naturale del Marocco, dall’aspra regione montana dell’Atlante al vuoto surreale del deserto, un regista lascia il film a cui sta lavorando per perdersi in un abisso di crudeltà, follia e cattiveria. [sinossi]

Con un rigoroso cinemascope in 16mm, che richiama il documentario etnografico e che rimarca una forma dichiarata dell’artista inglese di resistenza al sistema dominante, Ben Rivers approda in Marocco, nei paesaggi maestosi del deserto del Sahara e delle vette dell’Atlante. L’inizio del film è la lavorazione di un film, tra camera car da jeep che inseguono beduini sulla sabbia, ciak su donne velate, personaggi incappucciati. La sensazione è quella del documentario ma realizzato come messa in scena. Si vede un pupazzo avvolto in un sudario forse la scena di un funerale. Si tratta in realtà del vero set del film in lavorazione Las Mimosas del regista spagnolo Oliver Laxe, la cui presenza richiama a un gioco di scatole cinesi metacinematografico, avendo questi già realizzato Todos vós sodes capitáns, film su un regista che sta girando un film con i bambini di Tangeri.

Ben Rivers fa prendere a un certo un punto al film una svolta narrativa dove il regista, sempre interpretato dallo stesso Laxe, viene catapultato nell’immaginario di Paul Bowles, e subisce il crudele destino del professore protagonista del racconto A Distant Episode. Viene rapito dai beduini che gli tagliano la lingua e lo ammaestrano a diventare un ballerino, coperto interamente da rudimentali pailettes, sorta di Arlecchino dei poveri. Lo portano a esibirsi di villaggio in villaggio, tra gli applausi degli abitanti, e lo venderanno ad altri impresari. The Sky Trembles and the Earth Is Afraid and the Two Eyes Are Not Brothers – lungo titolo che ancora riprende una frase, letta in camera da Laxe, tratta da un’altra opera di Bowles, He of the Assembly – è una discesa negli abissi della crudeltà, della riduzione a schiavitù del protagonista, il suo addomesticamento. Che si esprime nella sua coazione del ballo, ormai automatica come nelle galline del finale de La ballata di Stroszek di Werner Herzog, o come gli orsetti di una nota pubblicità di pile che durano di più. A tanto è ridotto il regista. E a ciò si aggiunge una sorta di sindrome di Stoccolma per cui il protagonista parte nell’esibizione spontaneamente, con energia, quando viene esposto come merce.

La crudeltà dei semplici è il nucleo concettuale della narrativa dello scrittore de Il tè nel deserto, che vede pellegrini occidentali vittime delle popolazioni indigene, della violenza di genti retrograde e ancora in uno stato di barbarie. Il ribaltamento del mito del buon selvaggio. Il discorso etnografico di Rivers è decisamente più complesso. Vi è prima di tutto l’inclusione della stessa finzione, il velato suggerimento che la seconda parte possa essere una messa in scena cinematografica, cosa che in effetti è, a opera di Ben Rivers. I richiami tra le due parti, il sudario che prima contiene un fantoccio e poi lo stesso Laxe una volta catturato. E poi, cosa fondamentale, si deve riflettere sulla composizione del costume del danzatore. Non certo un abito tradizionale, ma fatto di coperchi di barattoli di latta. L’estetica accattivante di un materiale riflettente, è quella dei cascami della società consumistica occidentale. Le scatolette, simbolo warholiano dell’omologazione del Nord del mondo, che contamina in un modo o nell’altro anche le popolazioni non urbanizzate e industrializzate, considerate sottosviluppate. Poco importa sapere quale sia la provenienza di quei coperchi di latta. Se comunque utilizzate dalle popolazioni berbere, e quindi commerciate a loro. O se prelevate da qualche discarica, come spesso si vedono nel cinema di Ben Rivers, di rifiuti e rottami della civiltà che usa l’ambiente naturale come valvola di smaltimento. Come quella rovistata dai bambini già mascherati di Ah, Liberty!. E anzi con quel costume i beduini mostrano di appartenere a una civiltà, e a un’arte, del riciclo, proprio come il vestito di Arlecchino è il risultato di un patchwork di tessuti colorati regalati dai bambini al compagno di scuola più povero, che non poteva permettersi di confezionarsi il suo costume. I compagni più ricchi, in questo caso, non hanno più nemmeno una varietà cromatica, stante l’omologazione, la serializzazione delle loro merci. La rappresentazione con maschere artigianali torna nell’etnografia fantastica di Rivers, come nel segmento Somerset di Slow Action, e il concetto di isolamento darwiniano, a lui caro, qui appare superato dall’avvento di una fase di conquista e colonizzazione, concetto pure darwiniano. Con The Sky Trembles and the Earth Is Afraid and the Two Eyes Are Not Brothers Ben Rivers aggiunge un nuovo capitolo al suo cinema fatto di paesaggi e detriti.

Info
La scheda di The Sky Trembles and the Earth Is Afraid and the Two Eyes Are Not Brothers sul sito di Locarno.
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