Intervista a Hong Sangsoo

Intervista a Hong Sangsoo

Con il Pardo d’oro a Locarno, per il film Right Now, Wrong Then, Hong Sangsoo corona una brillante carriera festivaliera, raggiungendo il riconoscimento che aveva appena sfiorato due anni fa, quando aveva ottenuto il Pardo d’argento con Our Sunhi. Tra i più importanti registi sudcoreani, Hong Sangsoo è artefice di una filmografia sempre più compatta, che si avvita su se stessa di film in film, girando attorno ad alcuni punti fissi, come personaggi del mondo del cinema e rapporti tra sessi. E Right Now, Wrong Then non sfugge a questo schema, anzi lo sottolinea con una storia che si ripete, nelle due parti di cui è composto, con alcune varianti. Abbiamo chiacchierato con Hong Sangsoo a proposito della sua concezione di cinema durante il Festival di Locarno.

Quasi tutti i tuoi protagonisti sono legati al mondo del cinema. Possono essere registi, attori, critici. Da dove nasce questa maniera così peculiare di costruire i personaggi?

Hong Sangsoo: È conveniente. Non è poi così importante che siano registi, ma è una professione che conosco e non devo fare ricerche su professioni diverse. Non importa se ho pochi elementi a disposizione, quello che faccio con questi elementi è ciò che conta. Cercare cose nuove, nuovi tipi di personaggi o professioni è contro il mio carattere. Il mio carattere mi porta a occuparmi di cose che già conosco piuttosto che cercarne di nuove, perché se provassi a fingere di essere qualcos’altro potrei scadere negli stereotipi.

La narrazione dei tuoi film si snoda tra lunghe scene conviviali con i personaggi seduti a tavolini di bar, pub, ristoranti. Come arrivi a concepire questi momenti?

Hong Sangsoo: Credo di non essere per niente preparato per parlare della vita reale, posso solo dire che quello che ho fatto ha qualcosa a che vedere con la mia vita quotidiana. Mi piace molto bere, e dato che lo faccio spesso, perché evitare questo aspetto? Lo uso, è conveniente.

Una domanda pratica, è vero che il budget di Right Now, Wrong Then è stato di 100mila dollari?

Hong Sangsoo: Non è esatto, la produzione è costata circa 50mila, ma la post-produzione e la promozione più o meno altri 100mila.

È un modo di lavoro al quale sei abituato, quello di iniziare la produzione e poi iniziare a raccogliere finanziamenti?

Hong Sangsoo: Non cerco più finanziamenti. Ora c’è uno studio in Canada che se ne occupa per me, un piccolo studio con poche persone che ci lavorano. Inoltre ci sono alcuni attori che sono disposti a lavorare per me senza essere pagati o quasi. Quindi ce la posso fare con una cifra del genere e non sono costretto a cercare finanziatori in prima persona.

Credi che questo tipo di produzione low budget, che ti mantiene libero dallo stress, ti possa spingere a girare di più o in maniera diversa?

Hong Sangsoo: Sono molto fortunato. Posso fare quello che voglio e non ho bisogno di discutere di niente.

Quando inizi un progetto come quello di questo film, le tue idee nascono anche dai luoghi? Per esempio mi pare che da un punto di vista etico in questo film il protagonista inizi comportandosi male, nella prima parte, ma poi si comporta bene, nella seconda. Era questa la tua idea di partenza?

Hong Sangsoo: All’inizio non avevo nessuna idea. Di solito parto non avendo in mente quasi niente, solo i luoghi e gli attori. Mi viene in mente che vorrei vedere un certo attore e lo contatto. Se è disponibile, organizzo un incontro durante il quale cerco di vederlo solo come persona, non come personaggio, non sono interessato in quello che questo attore o attrice ha fatto in film passati. A volte non conosco nemmeno i film a cui hanno partecipato, ma va bene, li voglio solo vedere come persone e in questo modo sviluppo sempre qualche sentimento per il film, una piccola impressione che diventa il punto di partenza. E mi porta sempre da qualche parte, magari mi fa ricordare qualcuno del mio passato o qualche situazione o dilemma. È una cosa molto piccola, ma quello è l’inizio. Allo stesso tempo, per via delle necessità di lavorazione del film, vado anche a cercare qualche luogo. Magari visito un quartiere o una zona senza intenzioni particolari, ci vado e ci faccio solo dei giri. Se mi piace ci torno e mi presento e dico che vorrei girare un film in quel posto e che ho un modo di girare un po’ strano ma che probabilmente mi recherò in quel posto due volte o magari tre, e che informerò dei giorni in cui ho intenzione di girare appena li ho decisi. Così ho un posto e magari degli attori, allora vado in un hotel o motel e ci sto per circa tre giorni cercando di pensare a una struttura per il film. In certi casi inizio senza nemmeno quella, ma non importa, perché anche se a volte ho qualche idea sulla struttura del film non è niente di definitivo, è più che altro un pretesto per iniziare le riprese. Perciò posso iniziare davvero con niente, perché ho questi luoghi in mente. Ci vado con un attore e qualsiasi idea ho in mente, la definisco nell’arco della mattinata sul posto e inizio a girare qualcosa, poi riguardo quello che ho fatto alla fine della giornata e se non funziona giro qualcos’altro. In questo modo, entro tre giorni di riprese, ho una struttura per tutto il film e la seguo. A volte solo dopo aver finito le riprese capisco cosa volevo fare.

Quindi ti capita spesso che questi primi giorni di riprese si traducano in materiale che non usi?

Hong Sangsoo: No, uso sempre tutto, è strano ma è il mio carattere e ho lavorato in questo modo per molto tempo. Alla fine in qualche modo riesco a utilizzare anche questo materiale.

Quindi prepari in qualche modo le inquadrature dal punto di vista formale oppure il giorno delle riprese ti adatti semplicemente a quello che succede con gli attori?

Hong Sangsoo: Quello che fanno e che dicono è sempre in una sceneggiatura dettagliata che do a loro la mattina stessa. Prima di girare cerco di assorbire più cose possibili, non voglio lavorare con una forte intenzione particolare, perché credo che facendo così si finisca per ripetere quello che si è visto o sentito nel passato. Non è niente di nuovo e non è interessante. Quello che cerco di fare è osservare ciò che ho intorno e reagire rispetto a quello che mi arriva, che di solito è più interessante rispetto a quello che potrei decidere intenzionalmente. L’intenzione per me è sempre qualcosa di non interessante. Se dovessi lavorare seguendo le intenzioni non lavorerei, è molto noioso. Ho bisogno che qualcosa di nuovo e inaspettato mi succeda ogni giorno, per sentirmi vivo e per volere lavorare.

È vero che, delle due storie di Right Now, Wrong Then, hai girato la prima e poi l’hai mostrata agli attori e quindi hai girato la seconda parte? Qual è il motivo di questo processo?

Hong Sangsoo: Sì, è stata la prima volta che ho fatto così. Come ho detto prima, il film non è stato molto costruito “a priori”, anche nelle diverse storyline, sebbene sembrino “doppie”. Le differenze sono in dettagli piccoli, come per esempio le emozioni e i comportamenti, le espressioni facciali, le intonazioni della voce, ecc. Questo è quello che volevo fare. Forse volevo fare un film con una struttura doppia, ma alla fine il film è dentro a una struttura circolare. La differenza ovvia è nella storyline, strutturalmente complicata ma alla fine comprensibile. Questi due mondi diversi non possono essere spiegati razionalmente, sono solo mondi diversi, ma puoi sentire la differenza. Dato che non sono capace di dare una spiegazione chiara alla relazione tra le due parti, allora spero che il pubblico possa passare attraverso questo stato di limbo e poi possa chiedersi “Oh, cos’è la vita?”. Forse è questo che volevo.

È stata una sfida per te a livello di regia quella di tornare su una scena e rivederla in maniera diversa?

Hong Sangsoo: Sì è stata un po’ una sfida. Ho girato la prima parte, poi l’ho montata e poi l’ho mostrata agli attori principali senza dare loro nessuna spiegazione. Alla fine ho dato loro dei piccoli semplici suggerimenti del tipo “forse in questa situazione avevi bisogno di stare da solo” o “forse hai già avuto un’esperienza simile, forse vi eravate già incontrati prima e senti qualcosa di forte per lei” e in questo modo abbiamo proseguito. Davo solo delle semplici indicazioni, senza dire troppo.

Quando hai mostrato loro questa parte, era già così come la vediamo nel film?

Hong Sangsoo: Sì più o meno la stessa. Stavamo girando nella città di Suwon, ed eravamo in un motel, tutti, troupe compresa.

Come funziona per te il processo di montaggio? Quanto tempo ti impiega?

Hong Sangsoo: Mi ci vuole molto poco tempo, forse solo un giorno. Non c’è molto da tagliare, di solito ho a disposizione poche scene e so già cosa voglio. Parto e lavoro spedito per le prime due o tre ore, facendo buona parte del lavoro. Poi ho bisogno di una pausa per riprendere le cose da un punto di vista più oggettivo. Poi mostro quello che ho fatto ad alcuni amici per avere un quadro ancora più oggettivo. Ognuno ha delle sensazioni diverse di cui tengo conto.

Dunque il film è in continua evoluzione. Mentre lo stai girando cambia, mentre lo stai montando cambia, cambia ogni giorno.

Hong Sangsoo: È quello di cui ho bisogno

Quindi quando il film è finito, ti sorprende?

Hong Sangsoo: Quando mostro il film ai miei amici, di solito loro sono molto curiosi, sono sempre lì che aspettano di vederlo, poi mi fanno i loro commenti, le loro annotazioni.

E com’è vederlo qui, vedere il pubblico?

Hong Sangsoo: Ho sempre un po’ paura riguardo la qualità del prodotto finito, ma è andata molto bene.

Con tutte queste lunghe sequenze (il ristorante sushi, il bar, la festa), quante riprese ti ci vogliono normalmente? Perché mi sembra che ci sia molta coreografia, con gli zoom, l’importanza data agli oggetti…

Hong Sangsoo: Naturalmente varia da scena a scena, se ci metto tanto magari ci vogliono tipo quindici riprese, a volte di più, ma di solito circa sette o otto. A volte anche solo tre bastano.

E i tuoi attori bevono davvero?

Hong Sangsoo: Sì, nelle scene in cui bevono, bevono davvero, e in quel caso mi aspetto di avere una ripresa buona alla seconda o alla terza. Altrimenti…

Nella prima storia ad esempio l’attore sembra molto ubriaco.

Hong Sangsoo: Sì, era ubriaco, e nel sushi bar erano tutti ubriachi, quella scena l’abbiamo fatta in due riprese, mi pare. Quello che dico a loro è “se bevete davvero, non potete fare dieci riprese”, allora tutti si concentrano per fare subito bene la scena.

I tuoi titoli di testa sono sempre molto riconoscibili, come ci lavori insieme con il compositore della musica?

Hong Sangsoo: Di solito cerco una musica che si abbini alle mie emozioni, amo la musica un po’ ritmata, con una base ritmica veloce, mentre la melodia deve essere qualcosa di breve, come in quelle canzoni per bambini che hanno delle melodie pure e piacevoli. Questi sono gli elementi che richiedo sempre.

La musica che si sente alla fine, dentro il cinema, è quella di Hill of Freedom?

Hong Sangsoo: Sì, è quello che volevo. Se la musica è troppo forte, contrasta con quello che faccio nel film. Non voglio vedere una cosa del genere. E inoltre non voglio avere questo tipo di aiuto emozionale dalla musica. Voglio una via di mezzo. Voglio che la musica sia indipendente, ma che dia anche qualche aiuto, qualcosa che non sia né sopra né sotto le immagini. Come questo [intreccia le mani, n.d.r.], ma non troppo forte, capisci?

Possiamo dire che queste due parti di Right Now, Wrong Then siano come gli altri tuoi film, variazioni che girano attorno sempre allo stesso tema, ovvero il rapporto tra i sessi?

Hong Sangsoo: Interessante. È quello che faccio? Non lo so, non ho mai analizzato il motivo per il quale continuo a fare film con questo tema o con questi elementi, è solo quello che voglio fare. Per esempio non voglio fare gangster movie. Indubbiamente la relazione tra uomini e donne è interessante e molto complessa. Nel film il personaggio femminile è più definito rispetto a quello maschile, che è diverso. La ragazza sembra un indice per capire questa differenza attraverso le sue reazioni. Da lei dipende l’approvazione o meno dei comportamenti di lui.

Tu guardi alle donne come guide morali o figure che convalidano quello che fai?

Hong Sangsoo: Forse, ma anche gli uomini. Non ci ho mai pensato. Se posso chiamare quello tra un uomo e una donna “vero amore”, credo che quella sia la cosa più preziosa nella vita. Qualcosa di molto difficile da ottenere o mantenere. In questo senso, forse, quello che dici è giusto. Nel mio terzo film, Virgin Stripped Bare by Her Bachelors, c’è un intertitolo da Shakespeare “Nought shall go ill. The man shall have his mare again, and all shall be well” [“Nulla più li spaventa: lo stallone avrà la sua giumenta, e ognuno si contenta” da Sogno di una notte di mezza estate, n.d.r.]: io davvero ci credo. Se trovi la persona giusta, tutto va bene, e stai bene anche se la vita sembra comunque complicata e piena di problemi. Ma è qualcosa di molto difficile da ottenere, è per questo che cerchiamo sempre soluzioni diverse o dimentichiamo l’amore. Sono un po’ romantico? [Ride]

Il film è abbastanza diretto e ironico, e si ride spesso. Il finale è sorprendentemente tenero. Il personaggio femminile entra nel cinema, hanno questa bella conversazione e poi escono e comincia a nevicare. Come hai portato questo nel film, il cambiamento di tempo?

Hong Sangsoo: Ringrazio il cielo che nevicava quando abbiamo girato. È così che lavoro, voglio sempre sfruttare quello che mi viene dato. La piena intenzione è sempre molto noiosa, bisogna essere sempre aperti alle suggestioni e alle cose che capitano. È il mio carattere.

Sembra evidente nel tuo cinema una forte impronta della Nouvelle Vague francese, nella leggerezza, nei racconti morali. Confermi?

Hong Sangsoo: Non so, quando ero uno studente c’erano molti film che amavo, molti dei quali erano francesi, ma era qualcosa che non ho mai analizzato. Faccio solo quello che faccio.

Info
La news dedicata alla vittoria di Hong Sangsoo sul sito del Festival di Locarno.

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