Le orme

Le orme

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Oltre il cinema italiano di genere, oltre il film di serie B. Le orme di Luigi Bazzoni è una splendida traccia autoriale su alienazione e memoria, su verità e rimpianto. Melodramma a suo modo “politico” tramite il linguaggio del mystery. Assolutamente da riscoprire. In dvd per Cinekult e CG.

Traduttrice simultanea sotto stress, Alice Campos si risveglia una mattina scoprendo di aver rimosso completamente i suoi ultimi tre giorni. Sulla scorta di alcuni indizi ritrovati in casa, si avventura in un viaggio a Garma, una misteriosa località marittima di un paese arabo in cui molti mostrano di conoscerla. Una bambina dice invece che somiglia a un’altra donna, Nicole, mentre Alice sogna sempre più di frequente frammenti di un vecchio film di fantascienza visto anni prima… [sinossi]

A furia di sperimentare e contaminare, il cinema italiano di genere anni Sessanta e Settanta finisce per mostrare anche operazioni veramente singolari, uniche e irripetibili, in cui una forte personalità autoriale sfrangia i limiti, sfonda le cornici e scavalca le mere catalogazioni industriali tra serie A e serie B. In qualche modo si tratta di una “spartizione” ormai sempre più inefficace; se da un lato la massiccia rivalutazione degli ultimi vent’anni ha sdoganato distrattamente un po’ di tutto, dall’altro capita spesso di reincontrare opere di altissimo valore espressivo, in cui della serie B resta poco o niente, se non una frettolosa ed errata catalogazione fondata sull’adesione ai generi più in voga nel periodo, e qualche scelta connotativa di casting (Klaus Kinski, Nicoletta Elmi, la stessa Florinda Bolkan, e la gloriosa Lila Kedrova che negli anni Settanta frequentava divertita l’exploitation di casa nostra).
A ben vedere Le orme (1975) di Luigi Bazzoni si colloca già nelle sue premesse su un territorio del tutto diverso: sul fondo resta soltanto la macrostruttura di un mystery all’italiana, di cui appaiono riconoscibili per lo più alcuni procedimenti narrativi, ma l’orizzonte espressivo rimane lontano anni luce dalle pratiche e praticacce italiane del tempo, radicandosi in un territorio decisamente poco definibile perché sostanzialmente autoriale. Bazzoni sembra orecchiare e rimpastare svariate suggestioni, ma le ambizioni appaiono decisamente più alte rispetto alla confezione di un rapido oggetto di consumo, e mentre Le orme si svolge come uno splendido e avvincente marchingegno narrativo, dall’altro si affida a tempi lunghi, atmosfere rarefatte e lunghi silenzi. Abissi dell’anima e menti rimanipolate da nuovi contesti mediali.

Al centro del racconto si muove una figura femminile, Alice Campos, traduttrice simultanea, single e solitaria, che inizia a vivere male il contesto di competitività lavorativa. Una mattina, dopo aver sognato frammenti di un inquietante film in bianco e nero visto anni prima in cui un astronauta è abbandonato sulla Luna per un esperimento, si sveglia per terminare e consegnare un lavoro, ma scopre di aver completamente rimosso i suoi ultimi tre giorni. In casa trova segnali inquietanti di quelle giornate dimenticate: una cartolina fatta a pezzi che ritrae un vecchio hotel, un vestito giallo nell’armadio che non le appartiene… Decide perciò di andare a visitare l’hotel della cartolina, nella misteriosa località di Garma, adagiata sul mare in un paese arabo non meglio definito (in realtà le locations furono trovate in Turchia). Là molti mostrano già di conoscerla, mentre altri la scambiano per un’altra persona, una certa Nicole, che in particolare sembra aver passato del tempo con una bambina curiosa e bugiarda. Ci sarà una soluzione perfettamente razionale per l’enigma, ma posticcia e insoddisfacente. Perché il mistero resta anche dopo i titoli di coda, disperso in un’atmosfera rarefatta e sempre più imprendibile. È il mistero della mente umana e dei suoi spietati meccanismi di autodifesa.
Delle pratiche più note del mystery all’italiana anni Settanta Bazzoni adotta soprattutto l’andamento narrativo, il dispiegarsi di tracce e indizi uno dopo l’altro per accumulazione non necessariamente rigorosa. Ogni sequenza un nuovo mistero, ogni brano un nuovo segnale inquietante da quel passato recente (e assai meno recente) che Alice ha rimosso. Ma stavolta il mistero non è fuori da noi, non si giustifica tramite un pazzo assassino e una sequela di efferati delitti. Stavolta il mistero è racchiuso in Alice, nella sua mente sconvolta e nelle difese messe in campo da una donna che ha scelto di rifiutare la memoria e il dolore.
A conti fatti Le orme appare un racconto totalmente intrapsichico, in cui passo dopo passo risulta sempre più difficile distinguere la realtà dalla fantasia o dal ricordo confuso, gli esseri umani in carne e ossa dai fantasmi mentali.

Spesso si è parlato dell’importanza del cinema di Antonioni per l’opera di Dario Argento, che ha tradotto le frammentate alienazioni dell’uomo moderno nel cinema degli orrori. Un horror vacui che non permette più di leggere il reale, offusca la vista e si riconverte nella mostrazione della violenza. Il film di Bazzoni sembra cogliere le medesime suggestioni, ma andando in tutt’altra direzione. Niente violenza, niente esibizione dell’orrido, bensì il racconto di una donna progressivamente alienata, frutto compiuto di quel nuovo mondo in cui l’uomo convive a disagio con la macchina, per poi farsi sostituire da essa (i paesaggi meccanizzati di Deserto rosso…). Non a caso l’esperimento compiuto sulla Luna nel misterioso film in bianco e nero che Alice sogna e ricorda è mirato all’annullamento dell’emotività umana, ciò che Alice compie su se stessa nella propria vita, annientandosi nel lavoro e nel rifiuto di una vita affettiva. Da un lato la mente di Alice è sconvolta dalla colonizzazione di nuovi media (il film in bianco e nero), dall’altra il suo precario equilibrio è frutto di nuovi contesti omologanti e spersonalizzanti: una sorta di contaminazione tra macchina e uomo che stavolta avviene segnatamente nei territori della psiche e dell’immaginario. Una fusione tra animato e inanimato come piace tanto a David Cronenberg, ma al di là del mondo fisico, tutta giocata nella mente e nei suoi fallaci strumenti di conservazione e lettura della realtà.

A contribuire a tali reminiscenze antonioniane interviene anche tutta l’ambientazione metropolitana della prima parte. Alice vive in un appartamento moderno e asettico, e si muove in quartieri e palazzi spietatamente geometrici e impersonali. Per lo più si tratta di Roma e dell’Eur, ben inquadrati nel loro alienante aspetto dechirichiano (uno per tutti, il dialogo tra Alice e la collega, tenute nella semioscurità dal contrasto della luce accecante che proviene dalla vetrata dietro a loro di fronte a enormi edifici in fuga prospettica). È altrettanto indefinita la collocazione geografica: siamo a Roma e successivamente in Turchia, ma i luoghi non sono mai menzionati in modo riconoscibile, e i personaggi portano nomi delle più svariate nazionalità.
Su tali ascendenze dal cinema di Antonioni, più evocate come orizzonte culturale che come reale eredità espressiva, Bazzoni costruisce un oggetto del tutto a sé stante, in cui il giallo-thriller italiano si traduce in thriller della mente e dell’anima, trovando salde e decisive radici nel melodramma.
Perché, sfrondando Le orme dell’elemento mystery, rimane la storia di una donna sola e repressa che, mediante un percorso di paura, inquietudine e perdita di se stessa, si ritrova a compiere uno spietato bilancio emotivo tra passato e presente. Nell’amore idealizzato per Henry, flirt adolescenziale recuperato in una dimensione onirica e sospesa, Alice assomma tutta l’affettività che si è negata successivamente. Un tentativo di restare ancorata a quell’umanità che strane influenze (il lavoro, o complotti internazionali finalizzati a esperimenti su cavie umane… non sono forse la stessa cosa?) vogliono strapparle di dosso.
Così, alienazioni antonioniane vengono rilette secondo uno stile viscontiano (o meglio bologniniano) di atmosfere calde e crepuscolari, collocate in un semi-deserto luogo di mare a fine stagione e in residenze liberty, ben valorizzate dalla preziosa fotografia di Vittorio Storaro. Così, Alice si muove in quell’anonimo paese arabo incontrando proiezioni di se stessa una dopo l’altra, spinte in avanti e all’indietro nella catena del tempo: bambine solitarie e vecchie eleganti che cercano compagnia in modo sottilmente autoritario.
Un mystery che in realtà è un melodramma, ben sostenuto dagli accenti tragici dell’efficace commento musicale di un giovane Nicola Piovani, già riconoscibilissimo. Un mystery che riflette sulla dispersione identitaria dell’homo novus ma che intanto, senza il minimo spargimento di sangue, ci consegna uno dei finali più agghiaccianti del nostro cinema, magnificamente realizzato in un bianco e nero virato al blu con l’ausilio di funzionali effetti sonori.

Autore decisamente poco prolifico, Luigi Bazzoni si colloca dunque su un originalissimo crinale, raccogliendo suggestioni della sua epoca in ambito espressivo e figurativo, ma piegandoli a una riflessione del tutto personale, in cui il melodramma si sposa al giallo con sconfinamenti nella fantascienza o nella (fanta)politica. Una sorta di “fantascienza interiore”, in cui il viaggio interstellare è condotto da Alice nella propria Luna, nel proprio lato oscuro, nei buchi neri della sua mente e delle sue memorie, chissà poi quanto vere. Basta scoprire di aver chiesto un trucco diverso, seduti davanti allo specchio di un parrucchiere (una delle sequenze più avvincenti), per capire che siamo sulla soglia dello specchio interiore, di fronte all’ignoto come davanti a una lingua straniera che non si è più in grado di tradurre (e significativo è, in tal senso, il lavoro di Alice). E forse ci siamo già andati, siamo già oltre, sulle orme di un’Alice che non trova un paese delle meraviglie, ma l’orrore di tutta la violenza perpetrata a se stessa nell’arco di una vita.
A rendere ancora più intrigante la vicenda produttiva di Le orme interviene anche un dato extrafilmico probabilmente costruito ad arte. Il film si dichiara ispirato al romanzo “Las Huellas” di Mario Fenelli, autore argentino che più volte collaborò con Luigi Bazzoni. Sembra che tale romanzo sia totalmente irreperibile, tanto che si sospetta non sia mai stato veramente scritto. Che sia un complotto internazionale? Chissà. Intanto mi guardo intorno e spero che non arrivino due astronauti per catturarmi e abbandonarmi sulla Luna. Ché la verità non esiste, e la memoria con tutti i suoi derivati, scrittura compresa, è solo un’illusione.

Extra
“Nicoletta Child Star”, una lunga e interessante intervista a Nicoletta Elmi.
Info
Il trailer de Le orme per il mercato nordamericano.
Le orme sul sito della CG Entertainment.
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