Beasts of No Nation

Beasts of No Nation

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La storia di un bambino soldato trasfigurata in un blockbuster pop-impegnato: scivola pericolosamente verso il kitsch Beasts of No Nation di Cary Fukunaga, in concorso a Venezia 2015.

Gioco di bimbi

Basato sull’omonimo romanzo di Uzodinma Iweala, Beasts of No Nation racconta la storia del giovane Agu, reclutato come soldato per combattere una guerra civile in un paese africano… [sinossi]

Quella di unire impegno e intrattenimento è da sempre una delle mission hollywoodiane per eccellenza, la trappola perfetta per catturare un pubblico che va dall’età scolare a quella più matura, avida di pellicole il cui portato storico-civile possa mondare una coscienza comune pigra e imborghesita, sempre in cerca di occasioni redentorie. Senza contare poi, che prodotti di tal fatta sono dei marchingegni impeccabili, utili a mettere d’accordo anche le giurie dalle più eclettiche composizioni, non ultimo il vetusto consesso dell’Academy.

Ma sembrano oramai lontani i tempi del dramma sociale dei Lumet e dei Kazan, così come del cinema storico-civile di un Costa-Gavras o di un Oliver Stone. È tempo di sperimentare con il blockbuster d’autore creativo, battagliero e “importante” e tocca a Cary Fukunaga con Beasts of No Nation testarlo sul pubblico festivaliero, presentando la pellicola in concorso a Venezia 2015. Il giovane autore statunitense si lancia dunque nell’agone dello spettacolo impegnato con lo spirito entusiasta di chi si è già cimentato, con risultati nient’affatto disprezzabili, con qualcosa di completamente diverso ma altrettanto coraggioso: ovvero l’ennesimo adattamento cinematografico di Jane Eyre (2011). Con Beasts of No Nation, Fukunaga deve però aver preso un po’ troppo sul serio il versante “spettacolo” dell’operazione e la causa di ciò risiede probabilmente nel fatto che in vesti di produttore c’è qui anche il colosso dell’intrattenimento on demand Netflix.

La storia scottante in oggetto è quella del piccolo Agu che, separato dalla famiglia, si ritrova a divenire un bambino soldato in una nazione africana non ben definita. Imparerà cosa significa perdere tutto da un giorno all’altro, sarà iniziato alla violenza e alla droga, cercherà di sopravvivere mantenendo qualche barlume di umanità. Un classico e impegnatissimo racconto di formazione dunque, inasprito dalle condizioni socio-politiche di un continente spesso dilaniato da colpi di stato e conflitti civili che mietono vittime senza far troppo rumore sui media nostrani.
Inoltre, la storia di Beasts of No Nation, ha un portato universale reso esplicito fin dal titolo, attraverso quel “No”, che non lascia molti dubbi né speranze. Suscitano, di contro, più di una alzata di sopracciglia le scelte che sono alla base di questo prodotto, incerto tra l’edificante e l’avventuroso, tra il sostenere la forza della sua storia o immergersi in una serie di divagazioni, ora comiche, ora surreali, ora metaforiche. La sommatoria del tutto dovrebbe restituirci il portato autoriale della “cosa”, ma non è propriamente così.

Fukunaga ci trascina nell’universo quotidiano pre-guerra del nostro Agu, con un incipit assai ruffiano e vagamente teorico. Ecco infatti i bambini africani giocare con lo scheletro di un vecchio televisore per inscenare nella sua cornice un musical, una soap opera, poi un action di kung-fu e persino un film in 3D, quasi a voler simboleggiare, attraverso quella che loro chiamano “Tv dell’immaginazione” il potere montante e pervasivo del produttore stesso del film, quel Netflix presto in arrivo anche da noi. Il regista fa di tutto dunque in questi primi minuti di Beasts of No Nation per strapparci un sorriso, lasciandoci travolgere dalle marachelle di Agu e compagni, dalla verve danzereccia del fratello maggiore, da una tonante gara di rutti domestica con una scorreggia a fare da corollario. Insomma nell’abile mistura tra impegno e intrattenimento, tra racconto civile e popolare, tra alto e basso, la seconda categoria (il basso) è già servita. È tempo di passare al versante tragico della storia, ma senza calcare troppo la mano, perché il climax deve arrivare a pochi minuti dalla fine. È congegnato perfettamente infatti lo script di Beasts of No Nation, con un prologo di venti minuti circa, una lunga formazione di Agu a costituire il corpus centrale del film, un colpo di scena dopo circa un’ora e mezza, infine un epilogo risolutivo. La pellicola è poi complessivamente ben diretta e ottimamente fotografata (la fotografia è firmata dallo stesso Fukunaga) ma, sopra ogni cosa, è eticamente problematica. Non è detto, certo, che per fare un film su temi seri sia necessario per essere anche seriosi o rigorosi, si può e si deve fare dell’intrattenimento pensante, basta saper dosare i propri ingredienti. Cosa che non riesce a Fukunaga, pronto a prodigarsi nel corso della sua tragica storia in avvolgenti dolly, sinuosi rallenty, in incubi guerreschi sotto acido. Tutto finisce per sembrare fuori tono e fuori luogo, a partire dal Condottiero – mentore (incarnato da un gigionissimo Idris Elba) del nostro Agu, che però pare un poco convincente incrocio tra Mr. T e il Subcomandante Marcos, per proseguire con la composizione del plotone di giovani combattenti, tutti vestiti con variopinti copricapi e strani ornamenti di lana e conchiglie, al punto da sembrare un mix tra I guerrieri della notte e una squadra di chiassosi boy scout.
Eppure a tratti nel corso del film sembra di intravedere quali fossero le intenzioni di Fukunaga, ovvero costruire una metafora della guerra vista come un crudele gioco di bimbi, e magari rielaborata, trasfigurata dal piccolo Agu in un per lui più accettabile “circo degli orrori”. Ma se erano queste le intenzioni di Fukunaga, in Beasts of No Nation se ne respira solo un vago sentore, il resto è un carnevale un po’ kitsch e fuori luogo che fa rimpiangere quel “musical sulla guerra del Vietnam” di Gigio Cimino, di cui ci parlava, con sapido sarcasmo Nanni Moretti in Sogni d’Oro.

Info
Beasts of No Nation sul sito della Mostra del Cinema di Venezia.
Il trailer originale di Beasts of No Nation.
  • Beasts-of-No-Nation-2015-Cary-Fukunaga-01.jpg

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