Francofonia

Francofonia

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In concorso alla Mostra del Cinema di Venezia 2015, Francofonia di Sokurov è un viaggio nel tempo, un’immersione nell’orrore della Seconda guerra mondiale e nello splendore dell’Arte, del Louvre. Della dimensione spazio-temporale del Louvre. Cinema che si reinventa, che sperimenta e rielabora per raccontarci la Storia, il potere con le sue miserie e grandezze, l’arte e lo spazio.

Il Secolo breve

Usando una spettacolare messa in scena che mescola opere d’arte, ricostruzioni storiche, archivi e testimonianze, Francofonia di Sokurov si occupa della relazione tra arte e potere e di cosa l’arte riesce a raccontare di noi stessi anche durante uno dei più sanguinari conflitti che il mondo abbia mai visto. Con Francofonia l’autore torna all’universo dell’arte e della pittura e, anni dopo Arca russa, torna a girare in un museo: si tratta questa volta del Louvre di Parigi… [sinossi]
L’arte è per me figlio bastardo del tempo, la storia è figlia del tempo e il cinema è tempo.
Aleksandr Sokurov – Arca Russa, cinema senza montaggio.

La Storia. Il tempo. La dittatura. La dittatura del tempo.
Aleksandr Sokurov torna con Francofonia in un museo, torna sui suoi passi, riavvolge il tempo e le idee, rinuncia al piano sequenza, al piano sequenza unico e (forse) irripetibile di Arca russa [1]. Non rinuncia alla sperimentazione e alla complessità, ma cerca per un’altra Storia (la stessa Storia) una chiave di lettura diversa, diversi mezzi espressivi, artistici e narrativi. Francofonia è un film di montaggio, è la deframmentazione della Storia, delle immagini. Lo sguardo che abbraccia la monumentalità del Louvre per arrivare fino ai pixel, scrutando volti celebri e sconosciuti, ripercorrendo la Storia e i frammenti di una quotidianità alterata.

Nel Louvre di Francofonia il tempo scorre in maniera diversa. Convivono passato, presente e futuro: rintracciamo nelle opere segnali di quello che è stato e che sarà. Le cesure del montaggio diventano essenziali, strumento indispensabile per focalizzarsi su una Storia, quella francese, che per un attimo si è fermata: la convivenza forzata con la Germania nazista, la Repubblica di Vichy. L’État Français. La negazione di liberté, égalité, fraternité. Vichy è un tragico stacco di montaggio, è una parentesi da (non) dimenticare nello scorrere del tempo.
Francofonia ci racconta del cuore pulsante e grondante sangue del Secolo breve, individuando nell’Arte una chiave di lettura privilegiata. Sokurov si traveste da Hobsbawm e diventa narratore, anfitrione della nostra Storia. Il Louvre è il mezzo, il rifugio, il baluardo. Sokurov ci racconta la Storia e ci ricorda che abbiamo una sola arma di difesa: la memoria. E la memoria è figlia prediletta dell’Arte.

È impresa improba e probabilmente inutile cercare di riassumere a parole la complessità del lavoro di Sokurov. Francofonia è un mosaico, è un’operazione metalinguistica che riesce a coniugare semplicità e stratificazione. È falso movimento. È un matrioska di metafore. È la messa in scena di una serie di sconfitte e di rivincite: la Francia in ginocchio, Parigi e il Louvre deserti, Vichy, Philippe Pétain, ma anche e soprattutto Jacques Jaujard e Franz Wolf-Metternich, eroi silenziosi e (im)mortali. Sokurov ricostruisce a modo suo il salvataggio delle opere d’arte, l’impresa nella tempesta, regalando a Jaujard e Metternich due ritratti. Due ritratti, due quadri in (falso) movimento. L’impossibile immortalità.

Francofonia è sperimentazione, documentario, finzione, ricostruzione storica e personale. Il montaggio e la certosina deframmentazione della Storia e delle immagini ne fanno un contraltare estetico e produttivo di Arca russa. Sokurov utilizza statue, dipinti, filmati di repertorio, fotografie, grande schermo e computer, bianco & nero e colore, mettendo in scena la coralità delle arti, creando cinema anche dal nulla, anche con pixel che sgranano.
Tra i titoli più attesi del concorso della Mostra del Cinema di Venezia 2015, Francofonia è un’immersione nell’orrore della Seconda guerra mondiale e nello splendore dell’Arte, del Louvre. Della dimensione spazio-temporale del Louvre. Cinema che si reinventa, che sperimenta e rielabora.

Note
1. «Dopo Arca russa ho ricevuto molte offerte di musei di tutto il mondo per farne un secondo da loro, ma ho rifiutato, perché nessuno si rendeva conto delle difficoltà che bisognava affrontare». Aleksandr Sokurov, Arca Russa, cinema senza montaggio – Seconda parte.
Info
Francofonia sul sito della Mostra del Cinema di Venezia.
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1 Commento

  1. Donato 27/12/2015
    Rispondi

    Come interpretare gli ultimi fotogrammi buo accompagnati dall’inno sovietico in dodecafonia?

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